Benzina a 1,84€ e gasolio 2,07€, ma il governo non taglia le accise
Aumenti dei prezzi carburanti al 15 marzo 2026: benzina 1,84€/l, gasolio 2,07€/l. Governo Meloni scarta il taglio delle accise e valuta un bonus carburante mirato alle fasce più deboli
L’impennata dei prezzi carburanti in Italia continua a mettere sotto pressione famiglie e imprese, con una situazione che, a metà marzo 2026, appare particolarmente critica. Un dato su tutti sintetizza la gravità del momento: chi utilizza il proprio veicolo diesel per due pieni al mese si trova a dover sostenere un costo aggiuntivo annuo di ben 415 euro rispetto al periodo antecedente le tensioni in Medio Oriente. Il rincaro, rispetto all’epoca pre-conflitto iraniano, è significativo: la benzina è aumentata di 15,3 centesimi al litro, mentre il gasolio segna un balzo di 32,3 centesimi.
Numeri impegnativi in autostrada
La situazione si aggrava ulteriormente sulle tratte in autostrada, dove i listini raggiungono livelli record: 1,93 euro al litro per la benzina e 2,13 euro per il gasolio. In questo contesto, il governo Meloni ha scelto una strada diversa rispetto al recente passato, evitando il ricorso al taglio delle accise sui carburanti che aveva caratterizzato la gestione Draghi nel 2022. L’esecutivo, infatti, ha preferito concentrare gli sforzi su un bonus carburante mirato, rivolto alle fasce di popolazione più fragili.
Questa decisione ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. Se da un lato il taglio delle accise del 2022 aveva permesso di contenere l’inflazione dello 0,5% e generato risparmi complessivi di circa 4 miliardi di euro per i consumatori, dall’altro il governo attuale ritiene che il costo fisso di circa un miliardo di euro al mese non sia più sostenibile, soprattutto in rapporto ai benefici anti-inflazionistici ottenuti.
Il bonus carburante
L’alternativa presentata dall’esecutivo si traduce in un bonus carburante dedicato alle famiglie con un ISEE inferiore a 15.000 euro, affiancato da interventi specifici per autotrasportatori e imprese colpite dall’aumento dei costi logistici. Il ministro Urso ha confermato che queste misure saranno discusse nel prossimo Consiglio dei ministri, lasciando intendere che la strategia adottata punta a un sostegno selettivo piuttosto che a un intervento generalizzato.
Le critiche non si sono fatte attendere. Il Codacons, una delle principali associazioni a tutela dei consumatori, ha definito la scelta del governo un «palliativo inefficace», sottolineando come la misura rischi di aiutare solo una parte limitata della popolazione. Secondo l’associazione, una riduzione generalizzata delle accise sarebbe l’unica soluzione in grado di offrire benefici immediati e tangibili a tutti i cittadini, non solo alle fasce più deboli.
Il prezzo è figlio di molti fattori
Dal punto di vista economico, il prezzo finale alla pompa è il risultato di una somma di fattori: costo della materia prima, raffinazione, margini distributivi, IVA e accise. Un taglio fiscale, come dimostrato in passato, produce effetti immediati sui prezzi, ma rappresenta anche un onere importante per il bilancio pubblico. L’attuale prudenza del governo riflette la necessità di tutelare la sostenibilità finanziaria, in un contesto in cui le risorse disponibili sono limitate e le priorità molteplici.
Per le imprese di trasporto merci, l’aumento del gasolio si traduce in un inevitabile rialzo dei listini, con effetti inflazionistici a catena che rischiano di coinvolgere numerosi settori dell’economia. Anche i pendolari e coloro che devono affrontare lunghi tragitti quotidiani risentono pesantemente di questi rincari, tanto che il calcolo dei 415 euro annui di maggior spesa non può essere considerato trascurabile, specie per le famiglie con risorse limitate.
Più prospettive
Le prospettive di policy sono molteplici: dal rafforzamento dei sussidi selettivi a un possibile ritorno temporaneo a sconti fiscali più ampi, fino a iniziative che mirano a intensificare la concorrenza nella distribuzione e a ridurre il gap di prezzo tra rete ordinaria e autostrada. Tuttavia, secondo gli esperti del settore, le vere soluzioni strutturali passano attraverso la transizione verso la mobilità elettrica e l’efficientamento della logistica, processi che richiedono investimenti consistenti e tempi medio-lunghi.
In questa fase di grande incertezza, l’attenzione di consumatori e imprese resta concentrata sui dettagli delle misure che verranno adottate e sui criteri di accesso ai nuovi strumenti di sostegno. Le prossime decisioni istituzionali saranno decisive per capire quale direzione prenderà la gestione dei prezzi carburanti, un tema destinato a restare al centro del confronto politico ed economico per tutto il 2026.