Carburanti alle stelle, gasolio oltre 2,6 euro in autostrada
Prezzi dei carburanti in crescita, gasolio sopra i 2,6 euro. Proteste, accuse di speculazione e pressioni sul governo per tagliare le accise mobili
Il settore dei carburanti in Italia vive un momento di forte tensione e paradosso: mentre sui mercati internazionali le quotazioni del petrolio registrano crolli significativi, con il WTI in calo dell’8,6% e il Brent che perde il 9% a seguito delle dichiarazioni ottimistiche di Trump su una possibile fine della crisi mediorientale, alle pompe italiane i prezzi carburanti continuano a salire. Un dato che non passa inosservato, soprattutto per chi viaggia sulle autostrade dove il gasolio sfiora la soglia record di 2,6 euro al litro, innescando una spirale inflazionistica che investe l’intero comparto dei trasporti e della logistica.
Le accise mobili ancora ritardano
Le conseguenze di questo squilibrio sono immediate e tangibili. Da un lato, si assiste a una vera e propria impennata dei costi per le aziende di trasporto merci, con effetti a catena su tutta la filiera alimentare e industriale. Dall’altro, i consumatori finali si ritrovano a dover sostenere una spesa sempre più elevata per i rifornimenti, in un contesto già segnato da un’inflazione crescente. Non stupisce, quindi, che le associazioni di categoria siano sul piede di guerra. In particolare, gli autotrasportatori e i pescatori hanno manifestato con forza il proprio disagio, sottolineando come l’attuale situazione rischi di mettere in ginocchio interi settori produttivi.
Al centro del dibattito politico e sociale emergono le tanto discusse accise mobili, uno strumento fiscale pensato per alleggerire il peso delle tasse sui carburanti in presenza di oscillazioni delle quotazioni internazionali. Tuttavia, nonostante le promesse e le aspettative, queste misure non sono mai state attivate dal 2023, lasciando famiglie e imprese senza una reale tutela contro i rincari. Il Codacons, tra le voci più critiche, parla apertamente di “gravissimo ritardo” da parte del governo nell’intervenire sulle accise, stimando che ogni giorno di inattività costi centinaia di milioni di euro all’intero sistema economico.
Accuse di speculazione
L’Unione nazionale consumatori rincara la dose, definendo un vero e proprio “autogol” la scelta di non intervenire con decisione: solo nell’ultima settimana il gasolio ha registrato un aumento di quasi 15 centesimi al litro (+8,63%), rendendo irrilevanti le proposte di taglio di pochi centesimi circolate finora. Gli esperti del settore chiedono a gran voce una riduzione delle accise compresa tra i 15 e i 20 centesimi, considerata l’unica via percorribile per evitare una “catastrofe economica” paragonabile agli effetti della pandemia da Covid-19.
Di fronte a una situazione così complessa, il governo cerca di rassicurare cittadini e imprese. Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha dichiarato che sono in corso tavoli di lavoro con i colleghi dell’Economia e delle Imprese, sottolineando come le compagnie petrolifere siano spesso colpevoli di una “velocità asimmetrica”: rapidissime nell’aumentare i prezzi in caso di crisi, ma estremamente lente nel riportarli a livelli più bassi quando le quotazioni internazionali si normalizzano. Anche il ministro Antonio Tajani ha assicurato una linea dura contro ogni forma di speculazione in un contesto internazionale sempre più instabile.
Le ripercussioni economiche
Le ripercussioni economiche si fanno sentire su più fronti. Coldiretti lancia l’allarme: senza interventi rapidi, il comparto agroalimentare italiano rischia perdite fino a 2 miliardi di euro nelle esportazioni. Pescatori e acquacoltori, a loro volta, chiedono il ripristino del credito d’imposta sul carburante, fondamentale per la sopravvivenza del settore. Secondo Assoutenti, una riduzione delle accise potrebbe scongiurare una “stangata” da 830 milioni di euro l’anno sulle famiglie, frenando la crescita dei prezzi alimentari. In alternativa, Greenpeace propone di tassare i sovraprofitti delle aziende del settore fossile, stimando un gettito potenziale fino a 4,5 miliardi di euro.
Nel frattempo, la realtà quotidiana degli automobilisti italiani resta invariata: nonostante i ribassi internazionali, il diesel self si mantiene stabilmente sopra i 2 euro al litro, mentre la benzina si attesta su una media di 1,783 euro. Tra le grandi compagnie, Eni si distingue per offrire i prezzi più competitivi del mercato, ma il quadro generale resta segnato da profonde incertezze e tensioni, con il tema dei prezzi carburanti destinato a rimanere al centro dell’agenda politica ed economica nei prossimi mesi.