Anche Volkswagen vara il suo robotaxi senza guidatore umano

Volkswagen avvia i test con il prototipo Gen.Urban a Wolfsburg per valutare l'esperienza passeggeri nei veicoli senza volante; concorrenza da Tesla e partnership con Uber per ID Buzz

Anche Volkswagen vara il suo robotaxi senza guidatore umano
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Giorgio Colari
Pubblicato il 16 dic 2025

La corsa verso la guida autonoma si fa sempre più serrata e, in questo scenario in rapida evoluzione, i grandi costruttori mondiali si sfidano su tecnologie, sicurezza e modelli di business. Un esempio emblematico arriva da Volkswagen, che ha scelto Wolfsburg come palcoscenico per mettere alla prova il prototipo Gen.Urban: un veicolo che punta a rivoluzionare la mobilità urbana e a ridefinire il concetto stesso di trasporto pubblico e privato.

Il progetto si distingue per l’audacia della sperimentazione: dieci chilometri di percorso cittadino, venti minuti di test e, soprattutto, totale assenza di volante e pedali. A bordo del Gen.Urban, infatti, la presenza umana si limita agli occupanti e a un operatore di sicurezza, pronto a intervenire solo in caso di emergenza. Questa soluzione evidenzia la filosofia di Volkswagen: un approccio che unisce l’innovazione tecnica a una cautela normativa, in netta contrapposizione rispetto ad altri competitor come Tesla, che invece spinge l’acceleratore sull’autonomia totale, anche a costo di rinunciare a qualsiasi supervisione fisica a bordo.

La sperimentazione tedesca

Ciò che rende unica la sperimentazione di Volkswagen non è soltanto la tecnologia, ma anche l’attenzione riservata all’esperienza dei passeggeri. All’interno del Gen.Urban, gli occupanti possono personalizzare temperatura e illuminazione tramite app dedicate o comandi diretti, mentre sensori di ultima generazione e sofisticati algoritmi si occupano della navigazione in ambienti urbani complessi. Ogni test, quindi, non si limita a raccogliere dati sulla performance tecnica, ma analizza anche il comfort, le reazioni psicologiche e il livello di fiducia degli utenti verso la guida autonoma. Questi elementi risultano fondamentali per perfezionare hardware e software, in vista di un futuro impiego commerciale su larga scala.

Nel panorama competitivo, emergono strategie profondamente diverse. Tesla ha recentemente fatto scalpore annunciando lo sviluppo di robotaxi privi di qualsiasi operatore di sicurezza, una mossa che ha avuto un impatto immediato sulle quotazioni di borsa dell’azienda californiana. Volkswagen, invece, adotta un percorso più graduale e conforme alle normative, mantenendo a bordo un conducente di sicurezza pronto a intervenire tramite joystick. Questa scelta riflette una diversa interpretazione dei requisiti di sicurezza e delle regolamentazioni in vigore, sottolineando come la corsa alla guida autonoma sia anche una questione di dialogo con le istituzioni e di accettazione sociale.

Un altro tassello fondamentale

Un altro tassello strategico fondamentale per Volkswagen è la collaborazione con Uber. Nel 2025, i primi robotaxi basati su ID Buzz saranno testati sulle strade di Los Angeles, con un lancio commerciale previsto per il 2026. Questa partnership mira a coniugare la capacità produttiva e l’innovazione tecnologica di un costruttore tedesco con la capillarità e l’esperienza di una piattaforma di mobilità globale come Uber. L’obiettivo è accelerare la diffusione dei servizi di trasporto autonomo nei grandi centri urbani, rispondendo alle esigenze di una domanda in costante crescita.

Gli esperti del settore concordano su un punto: i test su strada in contesti reali, come quello di Wolfsburg, sono indispensabili non solo per affrontare le sfide tecnologiche, ma anche per risolvere questioni normative, assicurative e sociali. La presenza di un conducente di sicurezza permette di documentare scenari critici, sviluppare protocolli operativi dettagliati e avviare un dialogo costruttivo con le autorità locali, creando così le basi per una regolamentazione condivisa e trasparente.

I diversi progetti in competizione

Analizzando i diversi progetti in competizione, emergono scelte progettuali sostanziali: alcuni costruttori, come Tesla con il CyberCab, puntano su piattaforme dedicate esclusivamente ai robotaxi, mentre altri preferiscono riadattare modelli già esistenti. Queste strategie influenzano non solo il layout interno e l’architettura sensoristica dei veicoli, ma anche la sostenibilità economica del servizio e la percezione del pubblico. Le analisi di settore mettono a confronto le proposte di Waymo, Zoox e le soluzioni di Tesla, evidenziando punti di forza e criticità di ciascun modello.

Il vero successo della rivoluzione robotaxi dipenderà però da fattori che vanno ben oltre la semplice innovazione tecnologica: saranno determinanti l’accettazione sociale, la chiarezza normativa, l’integrazione nelle infrastrutture urbane e la creazione di business model realmente sostenibili. In questo scenario, Volkswagen si posiziona come uno degli attori più versatili, capace di muoversi su più fronti contemporaneamente grazie a Gen.Urban e alla partnership con Uber, cercando il giusto equilibrio tra innovazione, sicurezza e nuove forme di mobilità urbana che potrebbero ridefinire il modo di spostarsi nelle città del prossimo decennio.

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