La Lotus ai cinesi di Geely, contro Tesla

Con un bagaglio di progetti nell'ibrido e nell'elettrico, il marchio inglese ora ha finalmente i capitali e la giusta occasione

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Il gruppo automobilistico cinese Geely ha annunciato oggi di aver completato l'acquisizione del 51% delle azioni della Lotus, che dunque diventa ufficialmente il primo brand sportivo occidentale della storia ad entrare in possesso di una azienda della Repubblica Popolare. Un passo non piccolo e non solo geografico. In effetti la proprietà si sposta già da oriente ad oriente, perché Geely prende il controllo dell'azienda fondata da Colin Chapman nel ’52 attualmente comunque gestita dal Gruppo Malese DRB-Hicom Berhad. Però quel che conta davvero è, finalmente, la possibilità di una rinascita vera per un marchio che ha pari dignità di Ferrari e Porsche, con un bagaglio di progetti ancora inespressi  che promette forse altrettanto.

Cominciamo allora con dire che Geely non è una azienda piccola, ma è colosso rampante: Nel 2016 ha aumentato le sue vendite del 50% arrivando a 766,000 auto commercializzate con un profitto di 741 milioni di dollari. Geely poi è inserita in un gruppo finanziario molto solido che nel 2010 gli ha permesso di acquistare da Ford il marchio Volvo  per 1,8 miliardi di dollari, rilanciandolo con una autonomia nel design e nelle scelte tecniche che forse è un modello anche per I gruppi europei. Neppure Lotus, dopo oltre quindici anni di sofferenze se la passa malissimo, con un bilancio che nel primo semestre 2017 è tornato finalmente in attivo, questo nonostante la miopia assoluta della gestione malese che si è dedicata esclusivamente a potenziare le vetture sportive già da molto nella gamma, come nel caso della Evora,stavolta in edizione GT430 da 436 Cv di potenza.

Davvero sarà solo questo il futuro di Lotus? No, e a dirlo è chiunque conosce la fama di Li Shinfu, 54enne ingegnere con doti forti da genio che non è altro che il patron dell'intera galassia produttiva e finanziaria Geely, Zhejiang Geely Holding Group, e con un patrimonio personale stimato vicino ai 10 miliardi di dollari. Li Shinfu non compra mai a scatola chiusa, e nel caso di Lotus deve aver studiato a fondo come trasformare il marchio britannico nell'unica rivale possibile per Tesla.Per esempio sa che la prima vettura nella storia del brand americano, la Tesla Roadster, è stata sviluppata proprio sulla base della sportiva ultraleggera Lotus Elise, ma Li Shinfu deve aver letto con molta attenzione anche il materiale destinato alla stampa che risale al Salone dell'Auto di Parigi del 2010. Sette anni fa Lotus presentò ben tre concept car, tra cui soprattutto la sportiva Elite da 620 Cv con motorizzazione ibrida e la berlina Eterna, anche lei a doppia motorizzazione e soprattutto con vantaggio concettuale su Porsche Panamera che allora si disse clamoroso. Non se ne fece nulla perché i padroni malesi erano a corto di fondi, come cadde nel vuoto il concept Lotus Zap X addirittura del 2007, una sport utility con motore elettrico da 640 cavalli di potenza e velocità di circa 250 Km/h. Elon Musk è avvisato, certe idee possono tornare a casa, anche se ora è dietro la Grande Muraglia.

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