Fiat 124 Spider 2016: un’Alfa diventata Fiat

Fiat 124 Spider Los Angeles

Fiat 124 Spider, il giorno dopo. Un’altra tappa dell’avventurosa e un po’ rocambolesca seconda vita della Fiat, oggi “FCA Automobiles”, si è consumata ieri mattina a Los Angeles quando per noi era quasi ora di cena. Assente il Boss Sergio Marchionne è stato ancora una volta il funambolico capo del marchio Fiat Olivier Francois a trasmettere alla affollatissima platea tutto il suo travolgente e contagioso entusiasmo per questa ultima nata che raccoglie l’eredità di un antico successo Fiat datato 1966 e successivi. Ma che gli americani hanno già battezzato “Fiata”, da Fiat e Miata come loro chiamano la Mazda MX-5.

Olivier Francois: grande show, poche notizie


Olivier Francois Fiat 124 Spider

Primo evento stampa del salone californiano, è stata una classica presentazione-show com’è uso da tempo fra i costruttori, più celebrativa e meno “rischiosa” di una vera “conferenza stampa”. Un fuggevole, doveroso accenno alla Pininfarina che firmò il design ispirato nella coda alla Corvette Rondine del 1963 e produsse direttamente 200.000 esemplari del modello originale, nessun riferimento (naturalmente) alla Mazda che oggi produce a Hiroshima la nuova 124 Spider sulla base e sulla linea di montaggio della MX 5. E ancora, nessun dato “sensibile” sul programma industriale e commerciale o su prezzi e consumi, a parte la data di presunto arrivo sul mercato previsto per l’estate 2016. Olivier ha ribadito da par suo l’autenticità dell’auto simbolo del “italian art of driving” e la realizzazione da parte del centro stile Fiat di Torino. Del suggestivo evento e dei contenuti della neonata Fiat ha dato conto per Autoblog ieri sera Gianluca Pezzi, in tempo reale da Los Angeles. Ma visto l’appassionato interesse dimostrato dai lettori da oltre un anno a questa parte, credo valga la pena di fare un passo indietro per ricordare come si è arrivati alla serata di ieri.

Doveva essere la nuova Alfa Duetto


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“Non è necessario che Fiat produca la spider annunciata all’inizio di quest’anno in collaborazione con la Mazda con il “badge” Alfa Romeo, il brand che useremo sarà scelto a tempo debito. Non credo che fosse un obbligo irrevocabile l’uso di una architettura Alfa, l’importante è che il progetto industriale vada avanti”

. Era il 4 marzo 2014 quando Sergio Marchionne rispose per la prima volta e un po’ di malavoglia a quella domanda ricorrente dei giornalisti nel corso della sua conferenza stampa al salone di Ginevra. Di fatto il progetto originale era stato annunciato più di un anno prima, nel gennaio 2013, e prevedeva il grande ritorno dell’Alfa Spider Duetto da produrre sulle linee di montaggio dell’allora futura nuova MX-5 della Mazda a Hiroshima. La notizia era stata accolta dal pubblico fra grande entusiasmo e altrettanto forti polemiche: un’Alfa fatta in Giappone non sarà mai una vera Alfa, sosteneva il fronte più rigoroso, meglio con la Mazda (che è anche una garanzia) che niente, sosteneva il fronte più nostalgico della mitica Duetto.

Marchionne cambia idea: le Alfa solo in Italia


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La risposta, però, l’aveva già data nel settembre 2013 lo stesso Marchionne nel corso di una intervista rilasciata al Financial Times affermando categoricamente che “non ci sarà mai un’Alfa prodotta fuori dall’Italia finché io sarò il capo dell’azienda”.

L’AD di FCA, in sostanza, nel corso dell’anno aveva cambiato radicalmente idea: dalla convinzione che le macchine si possono fare ovunque e con chiunque se costa meno, alla fine aveva scoperto che invece poteva convenire puntare sul marchio Alfa Romeo con tutti i suoi valori storici per cercare spazio nella più remunerativa area delle auto sportive e di lusso insieme a Maserati e Ferrari. A questo punto il made in Italy anche per l’Alfa diventava essenziale ma restava il problema del contratto con Mazda che andava comunque rispettato, salvo pagare una pesante penale. Si doveva quindi cercare un’alternativa equivalente che consentisse comunque gli stessi vantaggi industriali offerti dalla piattaforma e dalla linea di montaggio della Mazda MX-5.

Si fa strada l’ipotesi della 124 Spider



Non c’erano in effetti molte alternative ma in quel periodo e anche dopo il salone di Ginevra 2014 ogni tentativo per sapere dai manager di FCA quale sarebbe stata la soluzione appariva troppo indiscreta, quasi offensiva e neppure accettata. Tanto è vero che non è mai stato dato un annuncio formale circa la nuova scelta salvo “consentire” un ottimo scoop al Corriere della Sera che anticipò l’ipotesi della 124 Spider. Tecnicamente il cambio di rotta stava in piedi. Ormai cinquantenni entrambe, Duetto e 124 Spider erano sostanzialmente coetanee: presentata al salone di Ginevra nel marzo del 1966 l’Alfa, al salone di Torino nel novembre dello stesso anno la Fiat. In più portavano sulla carrozzeria il marchio della stessa prestigiosa firma: Pininfarina. E si vedeva bene. Infine, per vie diverse, la spider Fiat aveva avuto un forte e duraturo successo commerciale negli Usa seppure la Duetto fosse diventata anche una celebrità di Hollywood grazie al famoso film “Il laureato” con Dustin Hoffman.

Marchionne ha vinto ancora. Ma la Duetto?



Tutto è bene quel che finisce bene, si potrebbe dire a questo punto. Diciamo che Marchionne è riuscito ancora una volta a chiudere il cerchio fra un ripensamento e l’altro. A me, a noi, resta solo una riflessione finale ora che tutto è (quasi) chiaro. Anzitutto, Alfa o Fiat che fosse il progetto della nuova spider non poteva che ricalcare per molti versi la Mazda MX-5 e non sono certo i tessuti, la pelle, i colori o qualche finitura a fare la differenza. Le misure, leggermente più lunga la Fiat, un filo più larga e un’inezia più bassa derivano dal design che il centro stile Fiat si è sforzato di realizzare citando alcuni particolari nel frontale e nella coda che caratterizzavano la spider del ’66. Particolari che, tuttavia, appaiono perfino un po’ forzati. La nuova Fiat 124 Spider insomma, pur piacevole o bella se preferite, non riesce e non potrebbe essere diversamente, a nascondere la sua parentela stretta con la “cugina” giapponese peraltro assolutamente impeccabile proprio nel design che per Mazda è diventata un’eccellenza dei nostri tempi. Come avviene in particolare nella agilissima manovrabilità manuale della capote esaltata dallo stesso Olivier durante la presentazione. Per il resto il vero definitivo confronto si potrà fare solo su strada quando sarà possibile. Un’ultima cosa: la Duetto resterà solo un bel ricordo? E’ molto probabile, ma forse è meglio così.

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