Porsche compra il centro prove di Nardò: un'altra struttura d'eccellenza italiana passa in mani estere


Nardò, Puglia. Nuova provincia di Weissach: come stanno battendo le principali testate italiane, il Gruppo Porsche Engineering, ha acquisito il Nardò Technical Center dalla società Prototipo Spa, che a sua volta ne era entrata in possesso nel 1999 dopo la cessione da parte di Fiat che la deteneva dal 1975. Una mossa strategica importante per il gruppo tedesco, che guadagna di un polo sperimentale fruibile tutto l’anno grazie al clima particolarmente favorevole e la bassissima piovosità: sarà possibile utilizzarlo su tre turni, tutti i giorni.

La casa tedesca, oltre che per lo sviluppo dei propri modelli, offrirà una variegata gamma di servizi, come la fornitura di tecnologia e servizi di ingegneria dalla fase di progettazione fino alla produzione in serie di componenti, sistemi, moduli e veicoli completi. "Con la sua ricca gamma di servizi i nostri clienti automotive potranno continuare a fare largo uso di Nardò per le loro prove di veicoli” aggiunge Malte Radmann, CEO di Porsche Engineering.

L’impianto si estende per un'area di oltre 700 ettari e vanta un circuito di 6,2 km per le prove di handling (che riproduce le curve più famose dei tracciati nel mondo) ed il celebre anello di 12,5 km per i test di durata ad alta velocità, dotato di quattro corsie con 16 metri di carreggiata, con una inclinazione variabile dal 4 % al 22,5 %, tale da compensare la forza centrifuga fino a 240 km/h. Ma ci sono anche 40 km di percorsi off-road, centri prova per le omologazioni, 16.000 metri quadri di officine e percorsi per la verifica della rumorosità. Cento i dipendenti impiegati. “L'impianto di Nardò è il completamento ideale delle nostre strutture tecniche di Weissach – ha detto Matthias Müller, Presidente e amministratore delegato di Porsche AG – la struttura pugliese sarà parte di Strategy 2018”.

Il passaggio di proprietà avviene proprio in un momento “verde” per la struttura salentina: negli ultimi mesi infatti ci sono state nuove commesse e nuovi clienti come Toyota. Un colosso che si va ad affiancare ad altri marchi storici come Bmw, Iveco, Ford, Lamborghini. A ciò si aggiunge la volontà di Porsche di fondare un corposo piano industriale per il rilancio della pista e delle attività: già in estate potrebbero arrivare nuove officine. Il Centro Sperimentale di Nardò ha inoltre ricevuto nel 2008 ben 10 milioni di euro dalla Regione che si sono aggiunti ai 13 spesi dalla Prototipo Spa per la realizzazione della pista dinamica da oltre 6 km di lunghezza.

L’attrice principale di questa cessione è stata tuttavia Centrobanca, la corporate e investment bank del gruppo Ubi Banca che deteneva il 100% delle quote del Technical Center pugliese dal 2003, che appunto fa a capo alla Prototipo Test.Ing spa. “Centrobanca ha portato avanti con determinazione lo sviluppo di Nardò Technical Center assicurando solidità finanziaria all’azienda e, con il management, ne ha rafforzato l'offerta di servizi specializzati per l'industria automobilistica europea - afferma Massimo Capuano, amministratore delegato di Centrobanca che aggiunge - l’operazione con cui usciamo dal capitale è il compimento di un ciclo naturale, per la banca e per la Sgr, che dopo la valorizzazione anche a beneficio del territorio, si chiude con la cessione dell'impresa a un gruppo industriale di altissimo standing”.

“L’accordo – spiega l’amministratore delegato della Prototipo Test.Ing. Vincenzo Ruocco - rappresenta il riconoscimento del lavoro fatto negli ultimi otto anni insieme all’azionista per il miglioramento del Centro Prove di Nardò oltre che un fatto fondamentale per l’ulteriore sviluppo tecnologico e di mercato, con ricadute positive sulla stabilità occupazionale e sull’economia del territorio”.

Se da un lato l’acquisizione da parte di Porsche costituisce l’arrivo di un datore di lavoro estremamente solido e con le spalle coperte dal più grosso gruppo automobilistico europeo (VW), dall’altro fa riflettere sull’apparente incapacità del sistema Italia di mantenere la proprietà di strutture ed aziende di eccellenza. Queste ultime passano quotidianamente in mani estere, coerentemente con il rafforzato e pericoloso flusso di menti brillanti in partenza verso poli più propensi all’investimento ed allo sviluppo. I rischi principali di questo andamento sono una denaturazione dei marchi e delle risorse del nostro Paese ed una continua perdita del controllo sugli stessi. Sembra mancare la volontà di mantenere italiane alcune realtà da sempre legate all'immagine dello Stivale. E la vicenda Ducati è l'ultimo esempio in ordine di tempo.

Via | Corriere

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