Alcuni Velo Ok montati a Roma si trasformano in cestini

La decisione è maturata per fermare i continui danneggiamenti. Quarantatre Velo Ok sono stati riconvertiti in cestini ed in vasi per piante, nonostante risultassero piuttosto efficaci.

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I Velo Ok sono quei dissuasori di forma cilindrica e di colore arancione, vuoti ed all’apparenza inoffensivi, che avrete certamente visto ai bordi della strada. Vi sarete chiesti quale compito svolgano, dal momento che non sempre racchiudono quei dispositivi con cui misurare la velocità: la polizia municipale – come scrive Il Tempo – decide giornalmente o ad intervalli maggiori in quale Velo Ok mettere l’autovelox. Questi gusci vanno considerati a tutti gli effetti dei semplici dissuasori.

Perché allora non assegnar loro una funzione alternativa? Ciò è successo nella Capitale, dove quarantatre Velo Ok sono stati trasformati in cestini per rifiuti ed anche in un vaso per piante. La decisione è maturata dopo i continui danneggiamenti inferti – un dissuasore fu addirittura scardinato, gli altri imbrattati –, tanto da portare l’amministrazione ad installare telecamere con le quali cercare di metter fine ai vandalismi.

Oggi la fine ingloriosa, trasformati in contenitori per la spazzatura, ricolmi di foglie e sporcizia, totem inutili di una ricercata sicurezza stradale, anche se di multe con questi cilindri mai ne furono fatte, come ribadito all’epoca: di autovelox nel municipio ce n’era uno solo e con il cambio di modello si attendevano i nuovi «cappelli» contenitori dei Velo Ok

Il problema sta nel fatto che i Velo Ok sono costati una bella somma di denaro, pari a 30.000 euro. Vennero montati sotto la giunta Alemanno e la loro posizione fu stabilita dai Vigili Urbani, che selezionarono alcune fra le strade più pericolose del III Municipio. I risultati della sperimentazione furono incoraggianti. Su viale Jonio, prima che il Velo Ok fosse installato, il 75.8 per cento dei veicoli superava il limite di velocità consentito (25.915 infrazioni giornaliere). Con l’inizio della sperimentazione, ben il 62 per cento dei mezzi in transito rispettava i limiti imposti.

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