Ferrari: quando l’uomo col gessato incontra quello col maglione…

Ciò che è accaduto ieri era nell’aria da tempo e la pesante sconfitta a Monza ha fatto da causa occasionale

Quando l’uomo col gessato incontra l’uomo col maglione, l’uomo col gessato è un uomo morto (simbolicamente s’intende). Il copione alla Sergio Leone riveduto e corretto alla Sergio Marchionne, è stato riscritto rapidamente e si è consumato con la velocità delle revolverate verbali riecheggiate fra Cernobbio e Monza domenica scorsa. Con poche battute fulminanti che hanno fatto il giro del mondo in una manciata di secondi, prima fra tutte quel “nessuno è indispensabile” riferita a Luca di Montezemolo, l’uomo col maglione ha scritto la parola fine di un lungo e appassionante film d’azione durato 23 anni con protagonisti assoluti la Ferrari e il suo ri-fondatore. Ma se nel cinema l’autore può scegliere fra un lieto fine e un epilogo amaro, nella realtà le cose sono spesso più grigie di quanto si vorrebbe e non ci sono alternative. La rivalità e le gelosie fra uomini di diverse estrazioni e culture, la necessità di molti di ostentare un potere “schiacciante”, gli interessi economici al di sopra di ogni cosa, insomma tutti gli umani difetti portano spesso ad alterare quello che si crede essere il corso più logico e naturale degli eventi.

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Così, quella pesante sconfitta a Monza ha fatto da causa occasionale accelerando i tempi di ciò che era nell’aria da tempo e dopo solo tre giorni, ieri pomeriggio si è consumato l’ultimo atto con l’annuncio ufficiale delle dimissioni di Montezemolo e la conferenza stampa a Maranello al fianco di Marchionne che ha deciso di sostituirlo nel ruolo anche di presidente della Ferrari. Posizione che, a quanto ha detto lui stesso, intende mantenere in modo stabile. “E’ finita un’epoca” è stato ripetuto più volte in questi giorni e da domani, o meglio dal 13 ottobre prossimo quando il sogno di Marchionne sarà definitiva realtà con la quotazione alla Borsa di New York, alla guida della Ferrari ci sarà il terzo pilota dalla sua fondazione 67 anni fa, coincidenza fatale la stessa età di Montezemolo che ha compiuto gli anni giusto dieci giorni fa, il 31 agosto. In realtà c’era stato un breve interregno di uomini Fiat fra la scomparsa di Enzo Ferrari e l’arrivo di Luca nel 1991 ma rischiarono di mandare nel fosso un Cavallino già zoppo e affaticato pensando di dover produrre Ferrari come delle utilitarie. Il resto è storia nota che il Consiglio di amministrazione di oggi sintetizzerà registrando un nuovo record di utili in bilancio. Sia pure offuscati dagli ultimi sei anni poco felici in F1 contro le 118 vittorie cumulate in precedenza (più le 19 ottenute ancor prima quando era direttore sportivo). Non capita tutti i giorni di veder “dimissionato” (questa è la verità malgrado tutto) un presidente che lascia una simile eredità.

Dell’ora e un quarto di conferenza stampa Autoblog ha già dato conto ieri in diretta e non vale dunque la pena di ricordare i dettagli delle domande e risposte, peraltro non di grande spessore e prive di ulteriori sorprese. Solo gli stessi concetti già espressi nelle ultime 48 ore, molti accenni sfumati e generici e il solito “lasciateci lavorare”. In sostanza un atto dovuto, come accade sempre in simili circostanze ma basato soprattutto su uno scopo apparso subito più che evidente. Dai toni aspri di tre giorni prima i due “grandi amici”, secondo Marchionne, hanno recitato magistralmente le reciproche parti gareggiando nello spiegare alla platea come il cambio della guardia sia la cosa più giusta e utile per la Ferrari nel nuovo contesto industriale. FCA è opera di Marchionne cui corre ora “l’obbligo” di affiancare e governare direttamente anche le nuove strategie di una Ferrari italiana più che mai perché le Ferrari si faranno sempre a Modena e il marchio manterrà la sua specifica autonomia. Proprio quella indipendenza che Marchionne non sopporta nei manager come nelle aziende. A meno che non le governi lui stesso. Non c’era dubbio che sarebbe finita così e ora alle incognite sul futuro di Fiat e Alfa Romeo si aggiunge anche quello della “nuova” Ferrari cui resta (fino a quando?), a garanzia della continuità del prodotto l’ad Amedeo Felisa, grande e storico partner di Montezemolo. Al quale rimarrà da compiere, prima del 13 ottobre, la trionfale celebrazione dei 60 anni della Ferrari Usa. L’onore delle armi e una adeguata liquidazione.

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