Nurburgring: ecco perchè lo chiamano “l’inferno verde”

Nurburgring. Un circuito fatto di storia e di storie; di uomini, donne ed auto. Un tragitto di 21km alla fine dei quali ogni veicolo ed ogni pilota può, dopo aver provato emozioni infinite, sapere quanto realmente vale e quanto è valido il suo mezzo. In questi anni il Ring è divenuto anche il “reparto prenatale”


Nurburgring. Un circuito fatto di storia e di storie; di uomini, donne ed auto. Un tragitto di 21km alla fine dei quali ogni veicolo ed ogni pilota può, dopo aver provato emozioni infinite, sapere quanto realmente vale e quanto è valido il suo mezzo. In questi anni il Ring è divenuto anche il “reparto prenatale” di gran parte delle industrie automobilistiche grazie alle sue specifiche: una sintesi perfetta di tutte le curve e di tutte le condizioni stradali che si possono trovare su un nastro asfaltato e che permette ai costruttori di confrontarsi con le loro ambizioni di sportività e dinamismo.


Un circuito che porta l’uomo e i limiti della fisica ad essere vicini come non mai in una sfida che difficilmente lascia illese le auto (o più gravemente chi le guida) in caso di errore. Si corre a velocità lunari a pochi metri dai guard-rail e su un asfalto che nasconde 1000 insidie a volte troppo ben nascoste per essere viste; specie in velocità.


Ed ecco quindi che nel bel mezzo di una curva, magari fatta a “gomme urlanti” ci si ritrova a passare su un tratto bagnato invisibile, a gestire una scodata improvvisa o una perdita di aderenza all’anteriore, con la consapevolezza che è troppo tardi e magari si è troppo veloci per poter fare qualcosa… a volte finisce bene e, dove non arriva il talento, ci pensa la dea bendata.


A volte invece tutta la perizia del più esperto dei piloti non basta ad evitare il peggio. Ma il Ring è bello anche per questo costante senso si sfida e di raccapricciante timore che trasmette ogni volta che si pensa alle sue belle e fatali curve. Per l’adrenalina che donano certe sensazioni che fanno esplodere il cuore nel petto e gelano la testa: ciò è lo splendore di questo tracciato, travisato nella filosofia da tanti costruttori e usato troppo “a scopo commerciale“. Emozioni che tutti, almeno una volta, vorremmo provare a bordo di un’auto sportiva fra i cordoli di una pista epica come questa senza necessariamente portare un cronometro…

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