L’Automobile Club d’Italia ha presentato ieri a Roma il secondo rapporto della Commissione per la Sicurezza Stradale globale creata dalla FIA, che ha lanciato un messaggio molto forte: “C’è bisogno di dieci anni di lavori per avere strade sicure nel mondo”.
Lo studio riporta numeri preoccupanti: con la motorizzazione di massa dei paesi emergenti, le vittime di incidenti stradali nel mondo aumenteranno del 46% nei prossimi 10 anni, da 1,3 milioni di morti del 2008 fino a 1,9 milioni nel 2020.
Contro questa prospettiva, l’impegno della Commissione è di dimezzare le vittime sulle strade, salvare 5 milioni di vite e risparmiare oltre 2300 miliardi di euro in costi sociali. Il target è stato fatto presente all’Onu, al G8 e all’Organizzazione Mondiale della Sanità, allo scopo di coinvolgere queste istituzioni internazionali nella sfida.
Dal momento della sua introduzione a fine 2005 su alcuni tratti delle autostrade italiane, il tutor non ha mancato di suscitare polemiche e dibattiti tra favorevoli e contrari. L’ultima mail di un nostro lettore dimostra come ancora oggi questa contrapposizione sia viva. Nel seguito, il testo.
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L’Unione Europea aveva fissato tempo fa un obiettivo molto ambizioso in fatto di sicurezza stradale, quello di ridurre entro il 2010 del 50% il numero delle vittime da incidenti, e oggi quel traguardo potrebbe essere davvero raggiunto dall’Italia. Il che sarebbe un fatto abbastanza stupefacente, dato che le previsioni finora non davano il nostro paese in grado di farcela.
E invece analizzando i dati più recenti si scopre che oggi è possibile arrivare ad avere poco più di 3500 morti nel 2010, proprio la metà rispetto ai 7061 del 2000. Il calcolo è stato curato dall’Asaps, l’Associazione Amici della Polizia Stradale: considerando che nel 2007 la diminuzione è stata di 538 morti e che la possibilità di ripetere il calo anche nel 2008, 2009 e 2010 non è remota, il risultato sarebbe a portata di mano.
L’associazione per la verità, si aspettava ancora di più per quanto riguarda il totale degli incidenti (230.871) e il computo dei feriti (350.850), scesi rispettivamente solo del 3 e del 2,1% dall’anno scorso. Un risultato decisamente peggiore rispetto al -9,5% delle vittime della strada.
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In Gran Bretagna, l’Advisory Council on the Misuse of Drugs sta pressando il Governo di Gordon Brown per trasformare in legge una proposta davvero drastica volta a ridurre l’incidenza dell’abuso di alcol sulla sicurezza stradale. L’associazione chiede al Governo di applicare un limite di zero grammi di alcol nel sangue di chi guida e ha meno di 21 anni.
L’ACMD osserva che “gli automobilisti con meno di 21 anni hanno poca esperienza e poca resistenza agli effetti dannosi da assunzione di alcolici, concludendo che “la combinazione dei due fattori è decisamente pericolosa”. Il prossimo febbraio la proposta verrà sottoposta nella sua forma definitiva all’attenzione del Governo di Londra.
Siete d’accordo con questa idea o pensate che non possa avere efficacia?
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Secondo l’ultimo studio pubblicato dall’ACI sui punti più pericolosi della viabilità italiana, sarebbero le tangenziali metropolitane i nodi critici del nostro sistema stradale. I punti più caldi d’Italia si trovano infatti sulle tangenziali di Milano, Napoli, Torino, e sul GRA di Roma. Tra le autostrade spiccano A4 e A1, mentre per quanto concerne le statali, i punti critici sono situati sulla Tiburtina, sull’Aurelia, sulla Jonica e sulla Padana Superiore.
Questo il quadro emerso dai test effettuati dall’Automobile Club d’Italia nell’ambito di EuroRAP, il programma europeo che verifica gli standard di sicurezza della rete stradale. I risultati dell’indagine sono stati diffusi a conclusione del SISS, il Salone Internazionale della Sicurezza Stradale svoltosi a Verona, e sono pubblicati sul sito ufficiale dell’ACI.
“Lo studio della qualità delle infrastrutture -dichiara il presidente dell’ACI, Enrico Gelpi- è un elemento imprescindibile per la sicurezza. Occorre destinare più risorse per l’analisi statistica, per la realizzazione del catasto stradale e per il rilievo dei flussi di traffico. Su quest’ultimo aspetto registriamo finalmente la partecipazione delle maggiori concessionarie autostradali. Stiamo inoltre collaborando con EuroRAP per realizzare il primo Atlante Europeo della Sicurezza Stradale, una mappa che l’ACI realizzerà con la collaborazione dei gestori per indicare i livelli di sicurezza dei principali itinerari nazionali”.
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