Attraverso una nota diffusa nella tarda serata di ieri, Toyota comunica di voler richiamare 200 Land Cruiser in versione 150 con carrozzeria 5 porte per aggiornare il software della centralina che gestisce il controllo di stabilità (VSC). Il tempo dell’intervento - destinato a tutte le vetture commercializzate da ottobre 2009 ad oggi - è quantificato in circa 40 minuti. Gli automobilisti interessati verranno contattati tramite lettera raccomandata. Viene comunque attivato il numero verde 800.869.682 con orari, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 19, mentre il sabato è a disposizione dalle 9.00 alle 18.00.
Il costruttore giapponese tiene comunque a precisare che “nessun altro modello Toyota e Lexus commercializzato in Italia è coinvolto da questa azione, né Rav4 né Lexus RX”. Il totale dei veicoli richiamati nel mondo ammonta a 34.000, distribuiti fra 13.000 Lexus GX460 (di cui 9.400 negli Stati Uniti, 1.000 in Russia e 1.000 in Oman) e 21.000 Toyota Land Cruiser Prado (4.000 in Oman e 4.000 in Russia) con la sola guida a sinistra. Così, dopo il j’accuse espresso dal magazine Consumer Reports, i tecnici Toyota hanno trovato rimedio all’evidente problema di stabilità specificandone la natura.
I trasferimenti di carico sono infatti provocati da una mal calcolata distribuzione dei pesi, con il lato sinistro appesantito da numerosi accessori e componenti tecnici (primo fra tutti il serbatoio) sommati ai chili del conducente. Si apprende così come i problemi siano riscontrabili per le sole vetture con volante sul lato mancino. Inoltre, in presenza di cerchi in lega da 18 pollici e sospensioni Kinetic Dynamic Suspension System (KDSS), il VSC potrebbe rivelarsi non sufficiente per gestire la perdita d’aderenza.

Toyota Motor Company ha accettato di pagare la multa di 16,4 milioni di dollari -la più alta mai inflitta in ambito civile negli USA-. La casa nipponica si è così accordata con il governo di Washington: nell’ambito dell’intesa rientra anche una importante clausola, in base alla quale il costruttore potrà affermare in via definitiva di non aver deliberatamente insabbiato i difetti di alcuni suoi modelli alle autorità americane.
Si tratta di un aspetto dalle conseguenze importanti, soprattutto in termini di capacità di difesa in eventuali dibattimenti legali nei confronti della casa. Toyota ha 30 giorni di tempo per effettuare il pagamento, relativo -lo ricordiamo- ai problemi di sicurezza all’acceleratore e ai freni che hanno condotto ai mega-richiami di quasi 9 milioni di auto in tutto il mondo.

Una fotografia recentemente pubblicata da Lexus sul sito ufficiale americano, è andata incontro al sarcasmo del pubblico USA, che non ha mancato di notare una vistosa gaffe: l’immagine, che pubblicizza la gamma IS, ritrae tre vetture in controsterzo a ruote fumanti. No, bello, peccato che manchino i tizi al volante…
Il risultato? Gli appassionati americani, come dicevamo, hanno colto l’occasione al volo per ironizzare pesantemente sui recenti problemi al pedale dell’acceleratore che hanno coinvolto milioni di Toyota e Lexus conducendo ai mega-richiami di milioni di auto in tutto il mondo: “È una Toyota, è chiaro che accelera da sola”, “Su una Toyota il guidatore conta poco. Anzi nulla” e così via…
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Via | Quattroruote

In questo periodo di “recall madness”, follia da richiami, come la chiamano gli americani, il New York Times ha deciso di condurre un’indagine sulle lamentele e le segnalazioni che gli automobilisti USA notificano all’NHTSA, l’ente preposto alla sicurezza stradale. “Qual è l’oggetto delle critiche più frequenti nelle auto degli americani?” è stata la domanda della testata. La risposta è: “l’airbag”.
Il quotidiano, studiando le segnalazioni dal 2003 ad oggi, ha scoperto che quasi la metà delle lamentele rivolte verso le sei maggiori case sul mercato americano, hanno riguardato difetti degli airbag. L’impossibilità di controllare la velocità del veicolo, categoria cui appartengono i recenti mega-richiami per l’acceleratore Toyota, riguarda solo il 3% delle segnalazioni.
Il New York Times ha comunque tenuto a precisare che una buona parte degli automobilisti non conosce il reale funzionamento degli airbag, e per questo motivo ha in taluni casi ritenuto di individuare un malfunzionamento laddove non c’era, come ad esempio nei piccoli tamponamenti a bassa velocità, quando il cuscino non si gonfia.
Via | KickingTires
L’ente nazionale statunitense per la sicurezza stradale (NHTSA) ha comminato a Toyota una multa da 16.3 milioni di dollari per aver taciuto i problemi legati al malfunzionamento dei pedali nonostante i guasti fossero noti da ben quattro mesi. Ray LaHood, ministro dei trasporti, ha sottolineato con amarezza come Toyota abbia “mancato i suoi obblighi legali”, per di più nascondendo con dolo “un malfunzionamento alle autorità statunitensi avviando con colpevole ed ingiustificato ritardo le campagne di richiamo per proteggere milioni di automobilisti”.
L’NHTSA impone infatti ai costruttori di segnalare il minimo problema che possa compromettere la sicurezza dei veicoli entro cinque giorni lavorativi, mentre il gruppo giapponese ha atteso quasi centoventi giorni dal primo campanello d’allarme - in data 29 settembre 2009 - al richiamo del gennaio 2010. La sanzione inflitta a Toyota è di gran lunga la più salata mai irrogata ad un costruttore di auto: General Motors occupa - suo malgrado - la seconda posizione dopo aver pagato 1 milione di dollari nel biennio 2002-2003 per aver equipaggiato 600.000 vetture con tergicristalli difettosi.

Dopo Mazda che ha annunciato un sistema per annullare l’effetto dell’acceleratore, anche General Motors adotterà dal 2012 una tecnologia di sicurezza simile. Lo rende noto un comunicato della casa dove si specifica che il sistema interverrà sui sistemi elettronici per ridurre la potenza del motore nel caso in cui acceleratore e freno vengano premuti contemporaneamente.
Interessate da questa misura saranno le auto dotate di cambio automatico e ride by wire, cioè la gestione elettronica della farfalla. L’introduzione di questo sistema sarà completata entro il 2012. Peraltro, potrebbe servire anche per anticipare le norme di legge che pare saranno introdotte negli USA. Un altra conseguenza del ciclone richiami Toyota.
Secondo Bob Lutz, uomo-simbolo di General Motors per lunghi anni che lascerà il suo posto il prossimo 1° maggio, “Toyota non riotterrà mai lo status “divino” di cui godeva prima della vicenda dei richiami“. La dichiarazione -l’ennesima senza peli sulla lingua da parte del manager-, è stata rilasciata alla testata americana BusinessWeek.
Le parole, pronunciate al Salone di New York, sono arrivate in seguito ad una domanda sullo stato di salute di GM dopo la bancarotta controllata dell’anno scorso. E testimoniano quanto le grandi case americane si augurino di riguadagnare terreno a scapito del colosso giapponese nel prossimo futuro. Ma Toyota non starà certo a guardare, anzi, ha già iniziato a lavorare per risalire la china…
Via | Autoblog.com
L’NHTSA, l’agenzia per la sicurezza stradale degli USA, ha incluso la NASA tra gli enti che collaboreranno alle indagini sui problemi all’acceleratore di molti modelli Toyota, difetti alla base di alcuni incidenti mortali e di uno dei recenti mega-richiami globali che hanno riportato in assistenza milioni di auto.
Secondo il Dipartimento dei Trasporti di Washington “l’esperienza della NASA nel campo dell’elettronica, dell’analisi dei fattori di rischio e della soluzione di problemi complessi” aiuteranno a chiarire uno scenario che ha ancora molti punti oscuri. Lo studio della NASA dovrebbe essere completato entro la fine dell’estate.
Oltre all’agenzia spaziale, è stata coinvolta nelle indagini anche la National Academy of Sciences, il cui compito si estenderà più in generale all’analisi dell’elettronica di bordo dei veicoli coinvolti nel richiamo. Lo studio durerà 15 mesi, ed il costo complessivo delle due indagini sarà di circa 3 milioni di dollari.

La task force che Toyota ha formato per lavorare sulla qualità e ascoltare le lamentele dei clienti non è attiva solo negli Stati Uniti ma in tutti i mercati dove è presente il costruttore giapponese. E si è già riunita per la prima volta, con in testa il presidente Akio Toyoda. L’obiettivo finale è riconquistare la fiducia del cliente.
I mercati interessati sono Europa, Cina, Asia, Oceania, Medio Oriente, Africa e America Latina, oltre ai già citati Stati Uniti. La task force analizzerà i problemi riscontrati, compresi quelli che possono determinare eventuali richiami - e studierà i momenti a rischio per la qualità, dalla progettazione, alla produzione, fino al marketing e all’assistenza.
Nel dettaglio, i responsabili delle varie task force sparse per il pianeta contribuiranno alle decisioni dell’azienda in merito alla sicurezza su base globale, inoltre porteranno ai piani alti dell’azienda le lamentele e le preoccupazioni dei clienti Toyota. Informazioni, quelle su difetti e reclami, che verranno prontamente condivise con le altre strutture omologhe negli altri continenti.
Continua a leggere: Toyota: è già operativa la task force per la qualità presieduta da Akio Toyoda

Altro capitolo dello scandalo richiami Toyota: negli Stati Uniti, migliaia di consumatori hanno intentato una class action nei confronti del costruttore giapponese che dovrà ora comparire davanti ad un tribunale, dove si deciderà se dare seguito all’azione legale. Avvocati di 20 stati americani si sono riuniti sotto il nome di Toyota Action Consortium e reclamano danni ed interessi che potrebbero costare a Toyota 40 miliardi di dollari.
Gli ultimi dati parlano di oltre 100 morti causati da questi problemi ma va precisato che nulla è stato ancora definito: non mancano, infatti, le speculazioni giornalistiche, probabilmente anche sollecitate da costruttori concorrenti. Ma non va sottovalutato il problema che c’è stato - e questo non è in discussione - e ha portato al richiamo di 8 milioni di vetture nel mondo e fatto guadagnare a Toyota oltre 2.600 denunce.
Peraltro, vi abbiamo anche informato qualche giorno fa che per rimediare al calo delle vendite di questo periodo Toyota ha chiuso due stabilimenti per alcuni giorni, in Francia e Gran Bretagna. Questa vicenda - esclusi eventuali rimborsi stabiliti dalla class action - costerà al costruttore circa 5 miliardi di euro, una cifra importante anche per un colosso che fino a ieri era il primo per la fiducia che i clienti vi riponevano. Anni di lavoro tutti da rifare.

Per rimediare al danno di immagine e vendite causato dallo scandalo pedali, Toyota ha deciso di arrestare la produzione per quattro giorni nello stabilimento francese di Onnaing (6-9 aprile) e addirittura per nove giorni (29 marzo-1 aprile, 6-9 aprile) in Gran Bretagna. Lo riporta l’agenzia giapponese Kyodo senza che la dirigenza Toyota abbia ancora rilasciato commenti a riguardo.
Nel prossimo mese di agosto, inoltre, in Gran Bretagna verrà nuovamente sospesa una linea di produzione e verranno mandati in pre-pensionamento 750 dipendenti.
Via | Corriere
L’uragano dei richiami Toyota sembra non volersi placare: il Los Angeles Times ha perlustrato archivi pubblici e ha annunciato che il numero delle morti causate dal difetto all’acceleratore potrebbe superare i 100, cioè il doppio di quanto inizialmente calcolato.
Quindi, mentre la campagna di richiamo coinvolge un numero record di veicoli con costi esorbitanti per l’azienda, si rifanno i tristi conteggi delle morti e i numeri sono pesanti. Un cerchio che si autoalimenta: infatti, più si parlava dei richiami più aumentavano le denunce alla National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) di incidenti causati da accelerazioni improvvise. L’aumento dei decessi potenzialmente legati a questa problematica ha portato negli Stati Uniti ad una valutazione approfondita di ogni singolo caso in cui si siano verificate situazioni anomale.
Via | Los Angeles Times