JP Morgan Securities, secondo quanto riportato ieri da Reuters, ha rivisto al ribasso le proiezioni riguardo GM e Ford Motor Company per l’ultimo quarto del 2008, aggravando il quadro delle già previste perdite e citando tra le cause l’attuale, critica situazione del credito.
“GM e Ford sopravviveranno, ma bruceranno molti miliardi in borsa nel corso dell’anno prossimo” scrive JPM, che ritocca anche le previsioni sull’andamento azionario delle due multinazionali, per le quali ci si attende un deprezzamento molto significativo nel corso dei prossimi 12 mesi.
In quello che si annuncia come un anno di sangue per l’intero comparto, anche gli automotive suppliers sono coinvolti: JPM prevede che dai ribassi a due cifre che vedranno molte aziende (sia in fatto di risultati commerciali che di entrate), non si scapperà facilmente, e che c’è da aspettarsi conseguenti difficoltà borsistiche su ambedue le sponde dell’Atlantico.
Continua a leggere: JP Morgan: peggiori del previsto le proiezioni per l'industria automobilistica
Un aspetto è pressoché sicuro: nel prossimo avvenire, l’etichetta “Big Three” rappresenterà un felice “archeologismo” del passato. Come in un fiaba, i tre principali costruttori statunitensi dovranno utilizzare il “c’era una volta” per rimembrare l’inseparabile terzetto. A breve, infatti, Chrysler potrebbe piantare in asso la compagnia: Renault bussa alla porta con insistenza.
Dopo l’interesse mostrato da General Motors, la società d’investimenti Cerberus starebbe trattando la vendita – non è ancora dato sapere se totale o parziale – del proprio pacchetto di maggioranza, quantificato nell’80,1% delle azioni, anche con il gruppo francese. Il quale smentisce.
Tuttavia, negli ultimi giorni, è anche maturata l’ipotesi di “smembrare” l’ex gigante di Auburn Hills fra Gm e la Régie: il gruppo americano, forte dell’appoggio finanziario di JPMorgan, uno dei maggiori creditori dei due gruppi, si orienterebbe su alcuni asset, mentre la losanga sul marchio Jeep.
Via | Il Sole 24 Ore (Grazie a bebo per la segnalazione)
Secondo una notizia riportata dai colleghi inglesi di Autocar che citano voci provenienti dall’America, Tesla avrebbe appena tagliato 100 posti di lavoro nello staff aziendale. Potrebbe sembrare poca roba giudicando con il metro delle grandi multinazionali dell’auto, ma per quanto riguarda la piccola azienda californiana si tratta di circa il 50% della forza lavoro.
A quanto pare, alla base di questa drastica decisione ci sarebbe un forte contraccolpo subito nel corso dell’attuale crisi finanziaria, ma se aggiungiamo le voci su uno Ze’ev Drori (attuale amministratore della casa) in partenza, ecco che il quadro si fa ancor più complesso.
Sarebbero infatti in gioco anche problemi di reperimento di credito, che combinati con la costosissima produzione delle Roadster avrebbero scatenato questa fase di difficoltà. Al momento si attendono aggiornamenti riguardo questa vicenda, anche perchè dalla California non sono arrivate dichiarazioni ufficiali.
Delle primissime voci sul clamoroso matrimonio tra General Motors e Chrysler vi avevamo già dato conto sul finire di settimana scorsa. Oggi, praticamente in concomitanza con l’avvio della settimana di contrattazioni a Wall Street, siamo in grado di aggiungere nuovi dettagli e qualche conferma. E ad abbozzare i contorni di uno scenario inedito per gli assetti futuri dell’automotive americano.
Cerberus Capital Management, il fondo di private equity che detiene il controllo di Chrysler dopo la cessione da parte di Mercedes-Benz, sarebbe intenzionato ad assumere il controllo dell’intero pacchetto azionario di GMAC (General Motors Acceptance Corporation), la società che si occupa dei servizi finanziari del colosso di Detroit. GMAC è attualmente nelle mani di Cerberus per il 51%, con il restante 49 controllato da General Motors stessa.
Alcuni analisti sostengono che nel caso in cui la manovra dovesse prendere forma, Cerberus potrebbe decidere una riduzione della propria quota in Chrysler LLC. Questo passo sarebbe il preludio alla cessione tout court di Chrysler -a GM stessa o a contraenti terzi-, che segnerebbe di fatto l’uscita di Cerberus dalla malandata industria automobilistica americana. Una mossa sorprendente sì, ma non per gli analisti, che la vanno pronosticando ormai da mesi.
Via | LeftLane

Le sventure, è ben noto, non vengono mai da sole: BMW diffonde i risultati del primo semestre 2008 e, come per un cinico incanto, i valori dei suoi titoli azionari precipitano. L’imprevisto tracollo degli utili, infatti, provoca uno scivolone alla Borsa di Francoforte pari al 10%.
Il risultato negativo è imputabile all’aumento del prezzo delle materie prime e alla crisi dei mercati maggiori, come gli Stati Uniti, dove parte della responsabilità va anche addebitata alla debolezza del dollaro. A dispetto delle fin troppo rosee previsioni, gli utili scendono dai 753 milioni di euro del secondo trimestre 2007 ai 507 (-26%) dell’anno attuale.
Alla luce di questi numeri – gli analisti avevano previsto utili per 703 milioni –, BMW comunica l’impossibilità di rispettare i risultati finanziari previsti forse con troppo ottimismo.
Via | Il Sole 24 Ore (Grazie a Gnovis per la segnalazione)
Ricavi per 16.987 milioni di Euro (+12%), risultato della gestione ordinaria superiore al miliardo (+19,6%): i valori più alti mai registrati nella storia del gruppo. Immancabile, quindi, il balzo in Borsa (+5,83%) ad oltre 11 Euro. I numeri relativi al primo semestre di Fiat Group sembrano dimenticarsi della crisi, dei suoi effetti e di tutte le implicazioni.
Fiat Auto ha registrato vendite per 1.208.300 unità nel primo semestre del 2008, dato in crescita del 7,9%. Di queste, 718.400 unità sono state vendute in Europa, con un aumento molto contenuto rispetto al 2007 (+0.3%). In termini di crescita sul mercato globale, il dato Fiat è migliore di quello del gruppo VAG (+5,7%), ma in termini di unità vendute il distacco rimane elevato (3,27 milioni contro 1,208).
Continua a leggere: Fiat: i ricavi crescono del 12 per cento
Come parte di un vasto programma di taglio radicale dei costi, Volvo ha deliberato e comunicato ieri il licenziamento di ben 2000 dipendenti, impiegati in tutto il mondo: la manovra riguarderà precisamente 1400 “colletti bianchi” e 600 “colletti blu”.
La distribuzione geografica dei licenziamenti è però piuttosto localizzata, dato che l’85% di questi (1700 unità) interesserà i dipendenti svedesi, divisi tra impiegati dell’azienda (1200) e consulenti esterni (500).
Come si legge nel comunicato proveniente da Göteborg, la responsabilità del balzo dei costi è fondamentalmente imputabile all’ormai strutturale debolezza del dollaro, alla crescita dei prezzi delle materie prime e non ultimo al calo del mercato americano e a quello che si palesa all’orizzonte del mercato europeo. Il concorrere di questi fattori è risultato nei 151 milioni di dollari in rosso nel primo trimestre 2008.
Continua a leggere: Volvo: 2000 licenziamenti in tutto il mondo

Wendelin Wiedeking, amministratore delegato di Porsche, ha mostrato nel corso di un’intervista rilasciata ai tedeschi di Handelsblatt un atteggiamento positivo nei confronti di Volkswagen. Il manager si è detto aperto a discutere sul funzionamento della partnership con il più grande costruttore europeo, una volta acquisita la maggioranza del pacchetto azionario.
Al momento attuale la casa di Zuffenhausen possiede il 31% delle quote e ha condotto negli ultimi mesi un’aspra battaglia, con tanto di ricorsi alla Corte Suprema de L’Aia, per ottenere la maggioranza assoluta della proprietà, una manovra osteggiata da più parti, non ultimo il Land della Bassa Sassonia.
“Siamo interessati al successo di Volkswagen e di tutti gli altri brand del gruppo. Una volta completata l’acquisizione, affronteremo tutte le discussioni del caso” ha rassicurato Wiedeking. Manterrà la parola data?
Dal momento della storica cessione da parte di Ford, avvenuta nel marzo 2007, il marchio Aston Martin è stato spesso al centro di indiscrezioni che lo volevano vicino ad un nuovo passaggio di proprietà. Più volte è stato fatto il nome di Mercedes-Benz, ma finora tutte le notizie susseguitesi nei mesi sono state smentite dalle due parti.
Ora -ed è David Richards in persona a parlarne-, si delinea all’orizzonte una nuova possibilità, del tutto diversa e piuttosto inattesa: il marchio Aston Martin potrebbe andare incontro ad un’IPO (offerta pubblica iniziale) ed essere pubblicamente quotata sul London Stock Exchange -la borsa valori inglese- nel giro dei prossimi tre anni.
Il prezzo complessivo del pacchetto azionario si aggirerà secondo fonti vicine al management, intorno ai 500 milioni di sterline. Attendiamo eventuali sviluppi.

Porsche accelera sulla strada verso il controllo della maggioranza assoluta di Volkswagen. Il costruttore di Stoccarda ha comunicato in via definitiva alla Commissione Europea le sue intenzioni di salire nel pacchetto azionario, come da prassi in questi casi.
La UE si pronuncerà il prossimo 18 giugno sulla manovra, ed in caso di disco verde da parte dell’authority che sorveglia sulla concorrenza, Porsche potrà passare alla fase successiva, che prevede la presentazione dei propri piani a 15 agenzie antitrust. Nel caso di secondo parere positivo, l’acquisizione si trasformerà in una semplice formalità entro l’autunno, ovvero nei tempi che avevano previsto a Zuffenhausen.
Il significato della buona riuscita non sarebbe solo simbolico: Porsche potrebbe “scampare” all’inasprimento delle sanzioni comunitarie in fatto di emissioni nocive potendo calcolare nella media del “suo” gruppo automobilistico tanti piccoli modelli che abbasserebbero drasticamente i valori di CO2 prodotta dalle sue sportive e dai suoi SUV.
Continua a leggere: Porsche bussa alla Commissione Europea per il controllo di Volkswagen
Gianluigi Gabetti non vede motivo di rinviare: il passaggio di testimone ci sarà. “Annuncerò che mi ritiro da presidente “. Non si tratta tuttavia di un addio: Gabetti rimarrà nel board dell’Ifil, finanziaria cui fa capo la Fiat, che nel cda del prossimo 13 maggio passerà sotto la presidenza di John Elkann, nipote dell’Avvocato.
La mossa del resto, era stata preannunciata da Gabetti stesso quasi un anno e mezzo fa e rappresenta un passaggio altamente significativo: il ritorno diretto degli Agnelli ai vertici delle finanziarie di famiglia. John Elkann è infatti già al timone dell’Ifi.
Secondo aspetto “simbolicamente” importante. Con la fine dell’era-Gabetti si può dire che un cerchio si chiude: quello contrassegnato dalla lunga fase di emergenza del settore auto ora definitivamente alle spalle. Si compie così inoltre un preciso volere di Gianni Agnelli, che aveva indicato proprio in John il suo erede designato: “Quando io non ci sarò più, la gestione e il controllo della Dicembre (la società cassaforte che custodisce la quota di riferimento del gruppo, ndr) dovranno passare a John”.
Continua a leggere: Ifil, cambio al vertice: Gabetti lascia per John Elkann
Per chi non avesse mai sentito il nome di Jerry York, o della Tracinda Corporation, diciamo brevemente che il primo è un ex-top manager dell’automotive americano, passato ad essere un autorevole rappresentante della società di investimenti. Questa, a sua volta fa capo al magnate Kirk Kerkorian, che ha recentemente annunciato la sua intenzione di salire al 5,6% di Ford Motor Co. Ecco dunque che la dichiarazione riportata nel nostro titolo assume un significato più esplicito.
York ha dichiarato ieri ad Automotive News che nel caso immaginario in cui fosse presidente di Ford Motor Co., venderebbe Volvo e Mercury, tenendo solo Lincoln come ultimo rappresentante dell’ormai estinto “PAG”, Premier Automotive Group.
York si dice fiducioso nelle capacità dell’amico Mulally, che sta affrontando il difficile compito di riportare il colosso americano agli antichi splendori ed aggiunge: “Vedrete che Alan si libererà di Volvo entro i prossimi diciotto mesi: non esiste una buona ragione per fare diversamente”.