Dopo quarantaquattro anni di collaborazione, innumerevoli modelli svezzati ed un mezzobusto ormai legittimato nell’ipotetica Lotus “Hall of Fame”, Roger Becker può concedersi una meritata pensione. Lo storico responsabile della progettazione, 64enne, in azienda dal 1966, ha infatti svuotato il suo ufficio presso la fabbrica di Hethel , ricevuto i ringraziamenti dell’amministratore delegato Dany Bahar che ha tuttavia prospettato un impegno di consulenza. “So che non andrà lontano”, gli ha strizzato l’occhiolino Bahar.
Becker ha iniziato la propria carriera Lotus a Cheshunt, dove nel 1966 veniva assemblata la Elan. Le sue spiccate qualità di tecnico e pilota emersero fino a stuzzicare Colin Chapman, che promosse il giovane Becker nel settore sviluppo, dove nel corso degli anni ricoprì un ruolo da protagonista nella nascita delle Esprit, Excel, Elan, Elise, Exige ed Evora.
Come scrivevamo qualche giorno fa, il futuro della Tesla Roadster è a un bivio: il costruttore californiano dovrebbe fermarne la produzione l’anno prossimo, e le notizie di oggi ci aiutano a far luce su quello che sarà il futuro della due posti elettrica.
Gli ultimi aggiornamenti confermano che il “responsabile” ultimo di questo stop è proprio Lotus, nella cui fabbrica britannica di Hethel avviene parte dell’assemblaggio della Tesla: l’anno prossimo il costruttore britannico lancerà la sua nuova Elise e non potrà più occuparsi della produzione della Roadster americana.
Non solo: un altro impegno contribuirà ad allontanare i destini delle due case. Lotus è intenzionata a lanciare nei prossimi anni l’erede della Esprit, e questo modello assorbirà tutte le energie migliori del costruttore britannico. Insomma, pare proprio che la spider elettrica avrà vita breve. Vero, ma non finisce qui per il primo modello Tesla.
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Dopo Jacques Villeneuve e Martin Brundle, anche Heikki Kovalainen è stato invitato da Lotus a visitare la fabbrica di Hethel. Il pilota finlandese, che correrà in Formula 1 proprio con i colori del Team Lotus, ha colto l’occasione per scegliere colori e personalizzazioni della sua prossima Evora.
Kovalainen ha visitato gli impianti, incontrato i dipendenti e testato l’ultima nata di Hethel sulla pista di collaudo adiacente alla fabbrica, portando con sé alcuni degli operai, che hanno fatto da speciali passeggeri per un giorno.
Heikki ha poi avuto l’opportunità di incontrare di persona i migliori gioielli del motorsport heritage di Lotus, a partire dalla indimenticabile 72, vincitrice di due mondiali piloti e tre costruttori nei primi anni ‘70. Sembra che ne sia rimasto talmente colpito da esprimere il desiderio di tornare a Hethel per farsi qualche giretto di pista…
E cinque. Andreas Prillmann è il nuovo Chief Commercial Officier di Lotus. Indovinate un po’? Bravi, la casa di Hethel lo ha portato via dalla Ferrari.
Prillmann, nominato dunque con l’annuncio odierno timoniere di vendite, marketing e post-vendita di Lotus, viene da Maranello proprio come Dany Bahar, Claudio Berro, Gino Rosato e Donato Coco, i suoi predecessori in questo sempre più bizzarro esodo dall’Italia alla Gran Bretagna.
Andreas Prillmann in Ferrari era il Direttore del Business Development e prima di arrivare al Cavallino era passato per Aston Martin e Porsche, sempre nei settori vendite, post-vendita, marketing e pr. Accogliendolo, Bahar ha evidenziato la loro comune visione sul futuro di Lotus.
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Per accompagnare lo sviluppo del propulsore Omnivore, Lotus ha realizzato una pagina internet (qui il link) in cui è possibile testarne il funzionamento nell’assenza di pedali e leva del cambio. Questo motore a due tempi ed altrettanti cilindri – conosciuto con l’acronimo LOE (Lotus Omnivore Engine) – può essere alimentato da benzina o alcool, pur avendo nel rapporto di compressione variabile la sua vera peculiarità.
Secondo i dati dichiarati, il LOE già a 2.000 giri/minuto rende evidente il vantaggio di coppia rispetto ad un motore tradizionale, vantando consumi minori del 10%.
“Performance attraverso la leggerezza”. Fedele al proprio dogma, Lotus ha presentato la Evora Cup, berlinetta da pista realizzata per partecipare all’omonimo monomarca. Ammiccando e strizzando l’occhio, compiacendosi per una nobiliare eleganza rara nel mondo delle competizioni: il corpo vettura accetta di buon gusto la splendida colorazione Epsom Green con motivo longitudinale in Solar Yellow, rimarcando uno charme difficilmente eguagliabile. Bisogna altresì riconoscere la perizia di Dallara nel realizzare il pacchetto aerodinamico, composto da inserti in fibra di carbonio, spoiler posteriore e bandelle per aumentare la deportanza.
Lotus Motorsport ha poi installato un nuovo V6 4 litri a carter secco da oltre 405 cavalli e modificato l’intera struttura della Evora per limitare il peso a 1.200 chili, 200 in meno rispetto alla versione borghese. La dotazione tecnica prevede gli ammortizzatori pluri-regolabili e l’impianto frenante con pinze a sei pistoncini, mentre in tema di sicurezza vengono resi disponibili il cut-off elettrico, il controllo di trazione e l’estintore.
La Evora Cup parteciperà come detto ad un campionato a lei dedicato, con montepremi finale di 100.000 euro e appuntamenti culminanti a Donington (16/17 ottobre) e Vallelunga (21/22 novembre). Non è stato comunicato il calendario dei vari eventi, anche se l’omologazione GT4 invita a tener caldo il piede in altri lidi. Ciascuna Evora Cup verrà proposta a quasi 135.000 euro tasse escluse.
Lotus ha depositato il brevetto per un inedito cambio a doppia frizione, inattesa novità tecnica che andrebbe ad arricchire significativamente la gamma del piccolo costruttore britannico. Stando al breve ma inequivocabile testo in lingua inglese e alle immagini che lo corredano, sembra proprio che la casa di Hethel abbia serie intenzioni e progetti più che teorici in questo senso.
Per ora la notizia è questa: niente è ancora trapelato sui modelli che adotteranno eventualmente questo tipo di trasmissione. Unici particolari che si possono aggiungere al momento riguardano le caratteristiche stesse del gruppo, che si dice sarà molto compatto, semplice e leggero. Proprio quello che ci vuole per una Lotus autentica, insomma…
Via | Jalopnik
I giappo di Best Motoring sanno come divertirsi e farci divertire: l’ultima loro sfida in pista ha visto protagoniste BMW M3, Lotus Exige 260 Cup, Nissan 370Z Nismo, Porsche Cayman S e Subaru Impreza WRX STi Spec C in un confronto come sempre spassoso.
Volete sapere chi ha vinto? Beh, basterà dirvi che quel tale che suggeriva di “aggiungere leggerezza” dimostra sempre e comunque di avere ragione da vendere, quando si tratta di darsele in pista…
Lotus ha diffuso nuove immagini ufficiali della Exige S Type 72. Questa serie speciale, che sarà realizzata in pochissimi esemplari, 20 dei quali destinati all’Europa, derivata dalla Exige S 240 e propone un look ispirato alla omonima monoposto di Formula 1 degli anni ‘70.
Il 1.8 volumetrico della Type 72 sprigiona 240 Cv, pesa 935 kg e dichiara 4,7 secondi sullo 0-100, 233 km/h di velocità massima, 6,5 l/100 km il consumo sul ciclo combinato e 199 g/km le emissioni di CO2. I fortunati che potranno aggiudicarsi un esemplare dovranno mettere in conto un investimento di 40.332 Euro, tasse escluse.
Arriva la Lotus Exige S Type 72, versione speciale del celebre modello che nasce per omaggiare l’omonima monoposto di Formula 1. Giusto così per fare un paio di cenni storici, al volante della 72 c’è passata gente tipo Jochen Rindt, Emerson Fittipaldi, Ronnie Peterson e Jacky Ickx. La vettura, progettata a quattro mani da Colin Chapman e Maurice Philippe, vinse due mondiali piloti (1970-1972) e tre costruttori (1970-1972-1973).
La Exige S Type 72 ripropone l’inconfondibile livrea nero-oro John Player Special introdotta nel 1972 in sostituzione della precedente (e altrettanto nota) Gold Leaf. Questi i suoi numeri: 240 CV, 935 kg di peso, 4,7 s sullo 0-100, 233 km/h di velocità massima, 6,5 l/100 km il consumo sul ciclo combinato, 199 g/km le emissioni di CO2.
Ancora qualche dettaglio: le cuciture dei sedili sono in filo dorato e compare l’immancabile targhetta commemorativa a ricordare i 20 Gran Premi vinti dalla monoposto tra il 1970 ed il 1975. Sulla carrozzeria si trovano invece badge dorati con le diciture “Type 72″ e “Exige S”. L’abbinamento cromatico viene poi ripreso anche dai cerchi in lega.
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Dopo Jacques Villeneuve, anche Martin Brundle: Lotus continua ad invitare presso la sua sede nomi famosi della storia recente del motorsport per promuovere la nuova Evora, modello eletto -un po’ a sorpresa- Evo Car of the Year 2009.
Brundle, che ha visitato Hethel in compagnia del figlio Alex (una promessa della Formula 2), ha ricordato la prima volta in cui, negli anni ‘60 si recò nella sede. All’epoca suo padre guidava una Lotus Cortina, e proprio come rimase impressionato all’epoca, anche oggi la visita lo ha compiaciuto, soprattutto dopo le rivelazioni fattegli da Dany Bahar sui programmi futuri della casa.
E per quanto riguarda la Evora? Beh, il giudizio in queste occasioni non può che essere positivo: Brundle, che ha guidato sotto la pioggia, si è detto favorevolmente impressionato dal grip dell’auto e dalla sua capacità frenante.
Esodo. Non si potrebbe definire altrimenti, ormai. Donato Coco è il nuovo direttore del design Lotus: si tratta del quarto uomo di provenienza Ferrari a varcare la Manica e a fare il suo ingresso nella casa di Hethel. Dopo Dany Bahar, Claudio Berro e Gino Rosato, un altro pezzetto di Maranello si trasferisce nel Norfolk.
Coco sarà operativo nel suo nuovo incarico a partire dal 4 gennaio prossimo. Questa la dichiarazione ufficiale di Dany Bahar, numero uno della casa nonché primo “fuggitivo” dal Cavallino: “La nomina di Coco mette un accento ancor più forte sul design Lotus e rafforza il già talentuoso team al comando. Abbiamo anni molto impegnativi davanti a noi in cui vareremo il nuovo business plan: presto vedrete una gamma tutta nuova ed un impegno ancor maggiore di Lotus Engineering nella consulenza ad aziende terze”.
Donato Coco annovera tra i suoi trascorsi come direttore del design Ferrari tutti i modelli più recenti: sono sue le varie 430 Scuderia, Scuderia Spider 16M, California, 599XX e 458 Italia. Prima ancora dell’impegno in Ferrari, Coco aveva diretto il design Citroën, realizzando tra le altre Xsara Picasso, C1, C2, vecchia C3 e C3 Pluriel.