Volvo, ripensa alle station wagon: "Non possono esserci solo SUV"

Secondo Hakan Samuelsson e Anders Bell, la piattaforma SPA3 e la ricerca di maggiore aerodinamica e autonomia nelle auto elettriche potrebbero riportare le station wagon in auge nei prossimi anni

Volvo, ripensa alle station wagon: "Non possono esserci solo SUV"
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 20 mag 2026

In un’epoca in cui il mercato dell’auto sembra ormai orientato quasi esclusivamente verso i veicoli a ruote alte, Volvo sceglie di andare controcorrente proponendo una svolta che profuma di ritorno alle origini. Da oltre venticinque anni, i SUV dominano la scena globale, alzando costantemente l’asticella delle prestazioni e del comfort, portando molti costruttori storici a rivedere drasticamente i propri programmi produttivi. Tuttavia, il marchio svedese è convinto che il futuro non possa appartenere a un unico formato di carrozzeria e sta valutando seriamente il rilancio delle station wagon, un segmento che per decenni ha rappresentato la spina dorsale e la garanzia di successo del brand.

L’aerodinamica come motore del cambiamento

La riflessione di Volvo parte da una necessità tecnica concreta legata alla nuova mobilità elettrica: l’efficienza. L’amministratore delegato di Volvo, Hakan Samuelsson, ha espresso chiaramente la convinzione che il mercato possa essersi spinto troppo oltre verso un panorama dominato unicamente dai SUV. La ragione principale di questa inversione di tendenza risiede nella resistenza aerodinamica. In un mondo dove l’autonomia delle batterie è diventata il parametro di riferimento, disporre di vetture con una sezione frontale più bassa rende tutto più semplice, favorendo una penetrazione dell’aria ottimale e, di conseguenza, una maggiore percorrenza con una singola ricarica.

Oltre ai vantaggi tecnici, esiste una questione di compatibilità urbana. Le strade di moltissime città, specialmente quelle europee, non sono state progettate per accogliere mezzi mastodontici, pesanti e ingombranti. La visione di Samuelsson suggerisce che tra dieci anni la gamma Volvo non sarà composta esclusivamente da SUV, ma vedrà il ritorno di auto più basse e affilate. Questo percorso è supportato anche dalle nuove basi tecniche del gruppo: Anders Bell, chief technology officer di Volvo, ha confermato che la piattaforma SPA3 — inaugurata con la nuova EX60 — offre la flessibilità necessaria per produrre veicoli estremamente bassi, aprendo la strada a una nuova generazione di station wagon elettriche.

Praticità e mutamenti sociali: una sfida contro i trend di mercato

Le station wagon hanno rappresentato per anni la scelta d’elezione per le famiglie numerose, grazie al volume interno generoso e al comodo portellone posteriore incernierato al tetto, che facilitava ogni operazione di carico. Eppure, Volvo si trova ad affrontare un rischio non banale nel tentare di rianimare questo segmento in crisi. Il contesto sociale è profondamente cambiato: il tasso di fecondità in Italia è crollato a circa 1,18 figli per donna, un valore ben al di sotto della soglia necessaria per il ricambio generazionale. Con la denatalità che colpisce l’intero Vecchio Continente, l’esigenza di abitacoli con cinque, sei o sette posti sta venendo meno, rendendo più complessa la giustificazione commerciale di vetture pensate per i grandi carichi familiari.

Nonostante queste premesse, Volvo punta su valori che dovrebbero essere indipendenti dalle mode generazionali, come l’assetto ribassato, la precisione di guida e la praticità di bordo. La scommessa svedese appare ancora più audace se si osserva l’attuale difficoltà delle berline tradizionali nel mercato contemporaneo. Tuttavia, il marchio mantiene una posizione solida e diversificata: nel listino 2026 compaiono già numerosi modelli che spaziano dalla piccola EX30 alla lussuosa ES90, includendo le versioni aggiornate delle storiche V60 e V90.

Questa strategia di rilancio si inserisce in un momento di transizione particolare per l’azienda. Sebbene Volvo continui a vendere auto a benzina per soddisfare la domanda globale, il marchio ha ufficialmente cessato di avere fabbriche dedicate alla produzione di motori termici, concentrando ogni sforzo sullo sviluppo di piattaforme elettrificate e digitalizzate. L’integrazione di tecnologie avanzate come Google Gemini su milioni di veicoli testimonia la volontà di unire la tradizione delle forme classiche a un’intelligenza di bordo all’avanguardia. La sfida è aperta: capire se il mercato è davvero pronto a riscoprire il fascino e l’efficienza delle auto basse o se il lungo regno dei SUV rimarrà incontrastato.

Ti potrebbe interessare: