Volkswagen fa pagare i sedili riscaldati in abbonamento: il paradosso

Le case propongono abbonamenti per attivare funzioni già installate. Esempi: sedili riscaldati sulla Golf e aumento potenza su ID3. Reazioni del mercato e dubbi normativi

Volkswagen fa pagare i sedili riscaldati in abbonamento: il paradosso
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 4 feb 2026

Negli ultimi anni, il settore automobilistico sta vivendo una rivoluzione silenziosa ma profonda, che mette in discussione il concetto stesso di proprietà dell’auto. Non si tratta più solo di acquistare un veicolo, ma di accedere a una serie di funzionalità che possono essere attivate o disattivate tramite abbonamenti auto. Un modello che sta generando un acceso dibattito tra consumatori, produttori e associazioni di categoria, soprattutto per quanto riguarda il diritto all’uso effettivo di componenti già fisicamente presenti sulle vetture.

Un esempio emblematico riguarda i sedili riscaldati, una dotazione sempre più diffusa, che oggi può essere sbloccata solo a fronte di un pagamento mensile di circa 10 euro. Il paradosso è evidente: il cliente si trova a bordo di un’auto dotata di tutte le tecnologie, ma molte di queste restano “bloccate” dal software fino a quando non si decide di sottoscrivere un servizio a pagamento. E non si parla solo di comfort, ma anche di prestazioni. Con un semplice aggiornamento, alcune vetture possono aumentare la potenza del motore, come nel caso dell’accelerazione che passa da 204 a 231 cavalli con un extra di 20 euro al mese.

Non solo le vetture di punta

Questa strategia non riguarda solo i brand di lusso, ma anche marchi più accessibili. La Volkswagen Golf è uno dei casi più discussi: i suoi sedili riscaldati sono installati di serie, ma l’accesso è vincolato al pagamento di un canone mensile. Allo stesso modo, la ID.3 della casa tedesca consente di migliorare le prestazioni tramite semplici aggiornamenti software, senza alcuna modifica meccanica. Anche marchi premium come BMW e Mercedes stanno adottando questo modello di business, trasformando elementi come il cruise control adattivo e i sistemi di illuminazione avanzata in servizi on demand.

Dal punto di vista delle aziende, i vantaggi sono molteplici: flussi di cassa più stabili e prevedibili, possibilità di gestire centralmente gli aggiornamenti e di introdurre nuove funzionalità senza che il cliente debba recarsi in officina. Gli aggiornamenti over the air permettono infatti di correggere bug, migliorare la sicurezza e ampliare le dotazioni del veicolo in modo rapido ed efficiente, riducendo costi e tempi di fermo macchina. Tuttavia, questa evoluzione tecnologica non sempre viene percepita positivamente dagli automobilisti, che si trovano a dover “completare” la propria auto con spese aggiuntive, quasi come se avessero acquistato una versione base da arricchire progressivamente.

Non tutti scelgono questo approccio

Non tutti i costruttori hanno però sposato questa filosofia. Un esempio controcorrente è rappresentato da Dacia, che ha scelto di opporsi in modo ironico e diretto: il marchio ha distribuito borse dell’acqua calda brandizzate, sottolineando così la propria fedeltà a trasparenza e semplicità, e l’intenzione di offrire ai clienti ciò che vedono, senza sorprese o costi nascosti.

Il quadro normativo, intanto, rimane sfumato e ancora privo di regole precise. Gli esperti legali sottolineano come il blocco tramite software di componenti già installati ponga interrogativi rilevanti su garanzia, valore residuo e diritto di modifica da parte del proprietario. Le associazioni dei consumatori, dal canto loro, chiedono maggiore chiarezza sui costi complessivi da sostenere nell’intero ciclo di vita dell’auto, per evitare spiacevoli sorprese e tutelare i diritti degli acquirenti.

Nel mercato dell’usato, la situazione si complica ulteriormente. L’acquirente potrebbe trovarsi nell’impossibilità di sapere con certezza quali servizi siano attivi e quali no, generando incertezza sulla reale dotazione del veicolo. In questo contesto, concessionari e produttori sono chiamati a garantire la massima trasparenza, fornendo documentazione dettagliata sulle funzionalità incluse e sui relativi costi ricorrenti.

Una realtà consolidata

Sul piano tecnologico, la capacità di attivare o disattivare componenti da remoto è ormai una realtà consolidata. Ma proprio questa possibilità alimenta un interrogativo etico di fondo: è giusto continuare a monetizzare ciò che è già stato pagato nella fase di produzione? Il confine tra hardware, software e proprietà effettiva dei servizi automobilistici diventa sempre più sottile e difficile da definire.

I consumatori, di fronte a questo scenario, possono comunque scegliere: orientarsi verso marchi che rifiutano il modello degli abbonamenti, acquistare auto usate con maggiore attenzione, oppure valutare pacchetti pluriennali che spesso risultano più convenienti rispetto ai pagamenti mensili. In ogni caso, l’industria dovrà necessariamente confrontarsi con una domanda crescente di trasparenza e con probabili interventi normativi, destinati a ridefinire i confini e le regole del mercato automobilistico del futuro.

Ti potrebbe interessare: