Vigili urbani con gli occhiali smart: in arrivo le cyber-multe

Vigili urbani con gli occhiali smart potranno analizzare targhe e documenti per effettuare eventuali multe ma è già polemica per la privacy.

Per combattere infrazioni e automobilisti e indisciplinati i vigili urbani indosseranno occhiali smart dotati di telecamere a raggi infrarossi che permetteranno di analizzare targhe e documenti, così da effettuare – quando necessario – eventuali multe immediate.

Vigili urbani con gli occhiali smart: le città per la sperimentazione

Stiamo parlando di una sperimentazione che coinvolgerà la polizia municipale delle città di Arezzo e Lecce. Ovviamente una notizia di questo tipo ha già scatenato un vespaio di polemiche per quanto riguarda la che tutela della privacy, per questo motivo sul caso è già intervenuto anche il Garante. In un primo momento, gli occhiali smart Lab Glasses in equipaggiamento alla polizia municipale di Arezzo e potranno essere utilizzati in luoghi e momento in cui dove sarà necessario un intervento rapido per eventuali contravvenzioni.

Vigili urbani con gli occhiali smart: ecco come funzionano

Secondo la descrizione fornita, l’oggetto in questione è descritto nel seguente modo:

Un occhiale dotato di visore e di telecamere ad alta risoluzione ideato per riconoscere e leggere automaticamente i dati dei veicoli e i documenti degli utenti. Grazie al software Urbano 2.0, integrato nel device abbinato al sistema, consentono l’accesso alle principali banche dati e l’acquisizione in tempo reale delle informazioni richieste che saranno impresse direttamente sul visore oculare.

Aldo Poponcini, comandante della polizia municipale di Arezzo, in merito a questi occhiali smart ha dichiarato:

I dati vengono proiettati sul visore dell’agente che controlla e può decidere se multare oppure no. La stampante di cui è dotato lo strumento permetterà di avere subito la sanzione pronta. Con la versione finale si arriverà alla notifica digitalizzata.

Preoccupazioni sulla privacy dei cittadini

Come anticipato in precedenza, il Garante della Privacy ha già espresso i propri dubbi in merito, aprendo un’istruttoria nei confronti dei Comuni di Arezzo e Lecce.

Il Garante ha inoltre ribadito che i comuni possono usare impianti di videosorveglianza, solo a patto che venga siglato quello che viene definito “patto per la sicurezza urbana tra Sindaco e Prefettura”. L’Autorità ha comunque sottolineato – in occasione di una intervista all’ADN Kronos che:

In base alla normativa europea e nazionale il trattamento di dati personali realizzato da soggetti pubblici, mediante dispositivi video è generalmente ammesso se necessario per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri.

La preoccupazione dell’Autorità per la privacy è che l’uso di questi dispositivi potrebbe ledere la privacy dei cittadini e in particolare potrebbero essere utilizzati – indirettamente – come strumento di controllo a distanza sulle attività praticate dai lavoratori.  Dal canto suo, il comandante della polizia municipale ha rassicurato il Garante una valutazione d’impatto, inoltre ha precisato che questo sistema non ha nulla a che vedere con il riconoscimento facciale.

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