Touchscreen in auto, uno studio rivela: distraggono più di quattro anni fa
Uno studio svedese rivela che i touchscreen delle auto moderne richiedono più tempo per essere utilizzati rispetto a quattro anni fa. Ecco i risultati
Negli ultimi anni gli abitacoli delle automobili sono cambiati radicalmente. I tradizionali pulsanti fisici hanno lasciato spazio a touchscreen sempre più grandi, spesso affiancati da strumentazioni digitali e, nei modelli più sofisticati, da display dedicati anche al passeggero anteriore e a quelli posteriori. Una trasformazione che ha reso gli interni più moderni e minimalisti, ma che continua a dividere automobilisti ed esperti di sicurezza stradale.
A riaccendere il dibattito è una nuova ricerca condotta dalla rivista svedese Vi Bilägare, che ha confrontato i risultati di un test realizzato nel 2026 con uno analogo svolto nel 2022. L’obiettivo era verificare se le interfacce dei moderni sistemi di infotainment fossero diventate più intuitive. Il risultato, però, va nella direzione opposta: secondo lo studio, i conducenti impiegano oggi più tempo per completare le stesse operazioni, aumentando il periodo durante il quale distolgono lo sguardo dalla strada.
Non significa che tutti i sistemi siano peggiorati allo stesso modo, ma emerge chiaramente come la corsa ai maxi schermi non abbia sempre portato benefici in termini di usabilità.
Lo studio mette alla prova i sistemi di infotainment
Per garantire un confronto il più possibile omogeneo, il test del 2026 è stato svolto seguendo la stessa metodologia utilizzata quattro anni prima. I partecipanti hanno guidato su un circuito chiuso a una velocità costante di 110 km/h, eseguendo alcune operazioni considerate di uso quotidiano, come modificare la temperatura del climatizzatore, cambiare stazione radio o regolare la luminosità del display.
Prima della prova, ogni conducente ha avuto il tempo necessario per familiarizzare con il sistema di infotainment del veicolo, così da ridurre l’effetto dovuto alla mancanza di esperienza. I ricercatori hanno misurato il tempo richiesto per completare ogni attività e la distanza percorsa mentre il conducente era impegnato a interagire con lo schermo.
Nel test del 2022 la distanza media percorsa durante l’esecuzione delle operazioni era stata di 756 metri. Nel 2026 questo valore è salito a 813 metri, pari a circa due secondi in più di distrazione. A velocità autostradale si tratta di un incremento significativo, perché in quei secondi l’auto continua a percorrere decine di metri con l’attenzione del conducente parzialmente rivolta ai comandi del veicolo.
Più schermi non significano maggiore facilità d’uso
Il risultato sorprende perché, nel frattempo, le case automobilistiche hanno investito molto nello sviluppo delle interfacce digitali. I display sono oggi più grandi, con risoluzioni elevate, processori più potenti e software più evoluti rispetto a pochi anni fa. Ci si sarebbe quindi aspettati una riduzione dei tempi necessari per gestire le funzioni principali dell’auto.
Secondo lo studio, invece, questo miglioramento non si è verificato. Uno dei motivi potrebbe essere la progressiva eliminazione dei pulsanti fisici, sostituiti da menu e sottomenu consultabili esclusivamente attraverso il touchscreen.
Negli ultimi mesi diversi costruttori hanno iniziato a riconsiderare questa scelta, reintroducendo tasti dedicati almeno per le funzioni più utilizzate, come il climatizzatore o la regolazione del volume. Una decisione che risponde sia alle richieste dei clienti sia alle nuove indicazioni in materia di ergonomia e sicurezza.
Lo studio mette inoltre in discussione l’idea secondo cui qualsiasi pulsante fisico sia automaticamente migliore di un comando touch. La differenza, infatti, sembra dipendere soprattutto dalla qualità del progetto e dalla facilità con cui il conducente riesce a individuare i comandi senza distogliere lo sguardo dalla strada.
Tesla, Volvo e Mercedes: chi convince di più
Tra le vetture analizzate, il risultato migliore è stato ottenuto dalla Volvo XC60, che ha consentito ai conducenti di completare tutte le operazioni percorrendo 485 metri. Pur trattandosi del dato più positivo del test 2026, rappresenta comunque un peggioramento rispetto ai risultati ottenuti nel 2022 dalla Volvo C40.
Interessante anche il caso di Tesla, marchio che ha contribuito a diffondere gli abitacoli completamente digitali. La Model Y 2026 ha mostrato un netto miglioramento rispetto alla Model 3 analizzata quattro anni prima, riducendo di oltre 100 metri la distanza necessaria per completare gli stessi compiti. Un segnale che un’interfaccia ben progettata può limitare le distrazioni anche in assenza di numerosi pulsanti fisici.
All’estremo opposto si colloca invece la Mercedes CLA, che nel test ha richiesto circa 35 secondi per completare le operazioni previste. Durante questo intervallo il veicolo ha percorso oltre 1.100 metri, facendo registrare uno dei risultati meno convincenti dell’intera prova.
Un confronto interessante riguarda anche due modelli Volvo di epoche diverse. Una Volvo V70 del 2005, dotata di pochi pulsanti grandi e facilmente riconoscibili al tatto, aveva completato il test del 2022 in appena 306 metri. Una Volvo del 2016, caratterizzata da un numero maggiore di comandi fisici ma più piccoli e ravvicinati, aveva invece ottenuto un risultato sensibilmente peggiore, dimostrando che non conta solo la presenza dei pulsanti, ma soprattutto la loro ergonomia.
La ricerca conferma che la digitalizzazione degli interni rappresenta una delle principali evoluzioni dell’automobile moderna, ma evidenzia anche come il design debba sempre tenere conto della sicurezza e della semplicità d’uso. Schermi più grandi e software più sofisticati non garantiscono automaticamente un’esperienza migliore: ciò che fa davvero la differenza è un’interfaccia intuitiva, che permetta al conducente di accedere rapidamente alle funzioni essenziali senza distogliere l’attenzione dalla guida per più tempo del necessario.