Stop ai motori termici, uno studio stima fino a 726.000 posti di lavoro a rischio in Europa

Uno studio del Fraunhofer IAO analizza l'impatto delle future norme europee sui motori termici, stimando possibili effetti su occupazione e valore industriale

Stop ai motori termici, uno studio stima fino a 726.000 posti di lavoro a rischio in Europa
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Renato Terlisi
Pubblicato il 17 lug 2026

La transizione verso la mobilità elettrica continua ad alimentare il dibattito sul futuro dell’industria automobilistica europea. Un nuovo studio realizzato dal Fraunhofer Institute for Industrial Engineering (IAO) ha analizzato i possibili effetti delle future politiche europee in materia di motorizzazioni, valutando l’impatto che i diversi scenari normativi potrebbero avere sulla produzione, sull’occupazione e sul valore industriale entro il 2040.

La ricerca, commissionata da diverse associazioni industriali tedesche con il contributo di aziende del settore automotive, prende in esame esclusivamente il comparto dei sistemi di propulsione, confrontando quattro differenti ipotesi di evoluzione del mercato europeo.

Quattro scenari per il mercato dell’auto

Lo studio confronta quattro possibili sviluppi delle politiche europee relative ai motori. Il primo scenario si basa sull’attuale normativa dell’Unione Europea, che prevede dal 2035 l’immatricolazione esclusiva di nuove auto prive di emissioni allo scarico.

Il secondo considera le modifiche proposte dalla Commissione Europea, che introducono alcuni correttivi senza cambiare in modo sostanziale il percorso verso la decarbonizzazione. Il terzo scenario ipotizza invece un approccio maggiormente orientato alla neutralità tecnologica, con una permanenza più lunga sul mercato di motori termici e modelli ibridi plug-in.

Infine, il quarto prende come riferimento un’evoluzione del mercato più vicina a quella osservata in alcune aree del mondo, dove diverse tecnologie di propulsione continuerebbero a convivere ancora per molti anni. Secondo gli autori, tutti gli scenari analizzati prevedono comunque una riduzione del valore industriale legato alla produzione dei sistemi di propulsione tradizionali, anche se con intensità differenti.

La Germania tra i Paesi più esposti

La ricerca evidenzia come la Germania possa essere uno dei Paesi maggiormente interessati dagli effetti della trasformazione. Il motivo è legato alla forte specializzazione dell’industria tedesca nella progettazione e produzione di motori, trasmissioni e componenti destinati ai propulsori tradizionali.

Secondo le stime riportate nello studio, il valore generato da questo comparto potrebbe ridursi in modo significativo entro il 2040. Particolarmente esposti risultano i fornitori specializzati nella produzione di motori a combustione, cambi, sistemi di iniezione e componenti per il controllo delle emissioni, segmenti destinati a perdere progressivamente peso con la diffusione della mobilità elettrica.

Occupazione: fino a 726.000 posti coinvolti secondo lo studio

Uno degli aspetti più discussi riguarda le possibili conseguenze sul mercato del lavoro. Lo studio prende come riferimento circa 1,6 milioni di addetti impiegati in Europa nella produzione dei sistemi di propulsione nel 2025.

Nello scenario analizzato, il numero degli occupati potrebbe diminuire progressivamente nel corso dei prossimi quindici anni, arrivando a una riduzione stimata fino a 726.000 posti di lavoro entro il 2040. Gli autori sottolineano inoltre che, secondo le simulazioni effettuate, le differenze tra l’attuale normativa europea e alcune delle modifiche proposte dalla Commissione Europea avrebbero effetti limitati sull’andamento complessivo dell’occupazione nel comparto analizzato.

L’elettrificazione non compenserebbe completamente le perdite

La ricerca evidenzia anche un altro elemento. Secondo le simulazioni, la crescita della produzione di componenti destinati ai veicoli elettrici non sarebbe sufficiente a compensare integralmente la riduzione delle attività collegate ai motori tradizionali.

Tra le motivazioni indicate figurano la maggiore semplicità costruttiva dei propulsori elettrici rispetto ai motori a combustione e la forte concorrenza internazionale nella produzione di alcune componenti strategiche, come batterie e sistemi elettronici.

Va però precisato che lo studio prende in considerazione esclusivamente il comparto della propulsione e non valuta l’evoluzione di altri settori dell’automobile, come software, elettronica di bordo, guida assistita, servizi digitali, carrozzeria o nuovi modelli di business che potrebbero generare ulteriore occupazione.

Le conclusioni dello studio

Secondo gli autori, un approccio più aperto dal punto di vista tecnologico potrebbe rallentare, almeno nella fase iniziale, il calo del valore industriale legato alla produzione dei sistemi di propulsione. Tuttavia, nel lungo periodo le differenze tra i vari scenari tenderebbero progressivamente a ridursi, poiché la trasformazione del mercato automobilistico appare ormai avviata.

Gli stessi ricercatori evidenziano inoltre che il futuro dell’industria europea non dipenderà esclusivamente dalle normative sulle emissioni. Tra i fattori ritenuti determinanti vengono citati anche il costo dell’energia, la competitività delle imprese, la burocrazia, i tempi autorizzativi, gli investimenti in innovazione e la capacità dell’Europa di mantenere un ruolo centrale nella produzione delle tecnologie del futuro.

Il dibattito sullo stop ai motori termici resta quindi aperto. Mentre le istituzioni europee proseguono il percorso verso la decarbonizzazione del settore dei trasporti, il confronto tra esigenze ambientali, competitività industriale e tutela dell’occupazione continua a rappresentare uno dei temi più delicati per il futuro dell’automotive europeo.

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