Auto ibride plug-in, uno studio rivela emissioni di CO₂ fino a 5 volte superiori ai dati ufficiali

Un nuovo rapporto evidenzia come alcune auto ibride plug-in possano emettere molta più CO₂ rispetto ai valori omologati quando non vengono ricaricate con regolarità

Auto ibride plug-in, uno studio rivela emissioni di CO₂ fino a 5 volte superiori ai dati ufficiali
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Giorgio Colari
Pubblicato il 10 lug 2026

Le auto ibride plug-in (PHEV) sono nate con un obiettivo preciso: offrire la possibilità di viaggiare in modalità completamente elettrica negli spostamenti quotidiani, mantenendo un motore termico per affrontare le percorrenze più lunghe senza l’ansia dell’autonomia.

Sulla carta questa tecnologia rappresenta un buon compromesso tra elettrico e motore a combustione. Tuttavia, un nuovo rapporto europeo riporta l’attenzione sul divario tra i valori di omologazione e le emissioni registrate nell’utilizzo reale, evidenziando come alcuni modelli possano produrre quantità di CO₂ sensibilmente superiori rispetto a quelle dichiarate dai costruttori.

Perché le emissioni reali possono aumentare

Secondo il rapporto, il principale motivo del divario è legato al modo in cui le vetture vengono utilizzate ogni giorno. Le auto plug-in hybrid possono percorrere decine di chilometri in modalità elettrica, ma solo se la batteria viene ricaricata con regolarità. Quando questo non avviene, il motore a benzina entra in funzione molto più spesso e deve inoltre trasportare il peso aggiuntivo del sistema elettrico e della batteria.

In queste condizioni, i consumi di carburante aumentano e, di conseguenza, crescono anche le emissioni di anidride carbonica rispetto ai valori ottenuti durante i test di omologazione. Il rapporto indica che, in alcuni scenari di utilizzo reale, le emissioni possono arrivare fino a cinque volte quelle riportate nei dati ufficiali. Si tratta però di una stima riferita ai casi analizzati e non di un valore valido per tutte le auto ibride ricaricabili presenti sul mercato.

Il ruolo delle ricariche nella riduzione della CO₂

Uno degli aspetti centrali emersi dall’analisi riguarda il comportamento degli automobilisti. Le plug-in hybrid esprimono il loro potenziale ambientale soprattutto quando vengono collegate frequentemente alla rete elettrica. In questo modo gli spostamenti quotidiani possono essere effettuati quasi interamente utilizzando il motore elettrico, con un impatto molto più contenuto sulle emissioni.

Al contrario, se la batteria non viene ricaricata con regolarità, il sistema ibrido perde gran parte dei vantaggi per cui è stato progettato. Proprio per questo motivo diversi studi degli ultimi anni hanno evidenziato differenze significative tra le prestazioni rilevate nei cicli di omologazione e quelle ottenute nell’utilizzo quotidiano, soprattutto nel caso delle vetture aziendali o impiegate per percorrenze elevate.

Cosa cambia per il futuro delle plug-in hybrid

Il dibattito sulle emissioni delle auto ibride plug-in è destinato a proseguire anche nei prossimi anni, mentre l’industria automobilistica accelera verso l’elettrificazione completa. Le istituzioni europee stanno già valutando sistemi di misurazione sempre più vicini alle reali condizioni di utilizzo, con l’obiettivo di rendere più rappresentativi i dati su consumi ed emissioni.

Per gli automobilisti, il messaggio resta chiaro: una plug-in hybrid può offrire consumi molto contenuti e ridurre sensibilmente la CO₂, ma solo se viene utilizzata secondo la filosofia per cui è stata progettata, cioè con ricariche frequenti e una prevalenza di tragitti percorsi in modalità elettrica. Chi invece percorre abitualmente lunghe distanze senza possibilità di ricarica potrebbe non ottenere gli stessi benefici ambientali e, in alcuni casi, nemmeno quelli economici.

Lo studio, quindi, non mette in discussione la tecnologia in sé, ma evidenzia quanto il risultato finale dipenda dall’utilizzo concreto del veicolo. È proprio questa differenza tra laboratorio e strada a spiegare perché le emissioni reali possano discostarsi in modo significativo dai valori dichiarati durante l’omologazione.

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