Sicurezza stradale: più incidenti rispetto al 2020, quali comportamenti sono più a rischio

In occasione della Giornata mondiale in memoria delle Vittime della strada, ecco le cifre dei rapporti Aci-Istat e Anas; il ministro Giovannini: “Svecchiare il parco auto e migliorare la qualità delle strade”.

Il traffico pressoché azzerato che caratterizzava le drammatiche settimane di lockdown è definitivamente un ricordo. Questo non sorprende nessuno, proprio perché l’intensità dei flussi di circolazione è andata rapidamente aumentando in occasione delle progressive riaperture che si erano verificate nella seconda metà del 2020. Purtroppo, e non è una buona notizia, ad essere aumentati sono anche gli incidenti con lesioni, feriti e vittime. È quanto si legge dal consuntivo preliminare da parte di Aci e Istat relativamente ai primi sei mesi 2021, in cui emerge una sostanziale impennata di incidenti gravi rispetto al primo semestre 2020.

Diamo un po’ di cifre

In particolare, l’aumento ha riguardato gli incidenti con lesioni a persone (65.116 nel primo semestre 2021, +31,3%), con feriti (85.647, +28,1%) e con vittime (1.239, +22,3%). Nessuna sorpresa dunque, tenuto conto che il periodo di riferimento cadeva nel pieno del lockdown di inizio marzo 2020 e che aveva condizionato la circolazione nei due mesi successivi, con una ripresa avvenuta in maniera graduale.

Va peraltro considerato che le cifre sono in diminuzione in rapporto al periodo 2017-2019: gli incidenti sono in effetti scesi del 22,5%, si sono registrati meno feriti (27,6%) e soprattutto meno vittime (19,8%).

Le indicazioni del ministro

Il ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini, intervenuto ad un convegno in occasione della Giornata nazionale in memoria delle Vittime della strada, ha ribadito che i tavoli tecnici del Ministero sono in fase di stesura definitiva del Piano per la Sicurezza Stradale, di prossima discussione con esperti ed associazioni.

Fra i punti-chiave del programma, evidenzia il ministro in una dichiarazione raccolta da RaiNews, due sono quelli principali:

  • Svecchiamento del parco auto in circolazione;
  • Miglioramento della qualità delle strade.

L’anzianità media degli autoveicoli circolanti in Italia continua ad essere troppo elevata (è una delle più “datate” d’Europa, come del resto più volte reso noto dalle analisi statistiche Aci). Osserva Giovannini:

Occorre un ricambio perché troppe vetture, autobus e mezzi pesanti non sono dotati di strumenti di sicurezza adeguati. Bisogna lavorare con le Case produttrici e favorire questo ricambio con degli incentivi”, un argomento, quest’ultimo, che da più parti si chiede di rendere strutturale, e che andrebbe a beneficio non soltanto dell’ambiente, quanto anche della sicurezza.

A tal proposito, il ministro delle Infrastrutture indica che l’attuale esecutivo ha, per la prima volta ed in considerazione alle necessità economiche delle famiglie, previsto anche incentivi per l’acquisto di auto usate di recente produzione:

Un modo per accelerare una doppia transizione: ecologica e di sicurezza stradale. Il fatto che questi incentivi siano andati esauriti in poco tempo ha obbligato nuove aperture dei termini ed ulteriori finanziamenti: significa che c’è il desiderio di avere auto più sicure, se ci sono le possibilità economiche per farlo.

Sulla necessità di migliorare la qualità delle strade, prosegue il ministro Giovannini nel proprio intervento raccolto dai taccuini di RaiNews, si riconosce che per lungo tempo non c’è stato un sostanziale adeguamento a livello di sicurezza, soprattutto sulle strade regionali, provinciali e comunali:

Abbiamo previsto un finanziamento da più di tre miliardi di euro per il miglioramento delle strade regionali e provinciali.

Si prevede inoltre una serie di interventi a beneficio delle infrastrutture (“Molto invecchiate”) delle autostrade.

Siamo dell’avviso che gli investimenti previsti siano in grado di fare la differenza: riscontriamo una grande disponibilità da parte dei concessionari.

C’è molto da fare a livello di utenza

Tutto quanto analizzato qui sopra si riferisce ad una serie di problematiche da risolvere a livello istituzionale. Molto, tuttavia, deve essere appreso dagli stessi automobilisti, che si dimostrano ancora poco propensi ad accogliere del tutto le prescrizioni di legge in materia di sicurezza. Quasi il 30% di un campione di 6.000 utenti, rivela un’indagine commissionata da Anas – e presentata in occasione del convegno “Sicurezza Stradale: obiettivo zero vittime” – che ha monitorato tre differenti tipologie di strade e autostrade in gestione allo stesso ente, non tiene le cinture allacciate (addirittura l’80% nel caso dei passeggeri seduti dietro); un automobilista su due non impiega alcun dispositivo di ritenuta per bambini; più di un automobilista su dieci usa in modo scorretto il cellulare mentre guida. Analoghe mancanze sono emerse riguardo al corretto azionamento degli indicatori di direzione nelle fasi di sorpasso.

Lo studio ha analizzato i comportamenti di guida, lungo tre differenti tipologie di strade e autostrade in gestione ad Anas (autostrada A90 Grande Raccordo Anulare di Roma, come strada extra – urbana principale la S.S.336 della Malpensa, e come strada extra-urbana secondaria la S.S. 700 della Reggia di Caserta), di un campione di 6.000 utenti.

Cinture, sistemi di ritenuta, indicatori di direzione, cellulare

Cifre alla mano, indica la Ricerca Osservatorio Stili di Guida Utenti condotta da Studio Righetti e Monte Ingegneri e Architetti Associati con il contributo dell’Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ecco la fotografia di una preoccupante situazione di potenziale rischio che nasce da un evidentemente basso rispetto nei confronti delle norme del Codice della Strada.

  • Mancato allaccio delle cinture: il 28,38% dei conducenti, il 31,87% del passeggero anteriore, l’80,12% degli occupanti la fila posteriore di sedili;
  • Mancato utilizzo dei sistemi di ritenuta per bambini: il 49,7% degli automobilisti;
  • Mancato utilizzo degli indicatori di direzione: il 55,63% non li aziona per l’inizio della manovra di sorpasso, il 76,46% non li usa per il rientro dopo un sorpasso, il 59,20% ne fa a meno nelle fasi di ingresso nelle rampe delle autostrade e delle strade extraurbane principali, ed il 43,71% non li usa nelle fasi di uscita dalle rampe;
  • Utilizzo improprio del cellulare mentre si è alla guida di un veicolo: il 12,41% degli utenti.

Molto al di sotto della media europea

Si tratta di dati che, in effetti, evidenziano una scarsa propensione a seguire gli obblighi del Codice della Strada, e peraltro – prosegue il report – ben lontani dalla media registrata in altri Paesi europei, in cui il 90% degli automobilisti, ed il 71% dei passeggeri posteriori, indossa le cinture di sicurezza.

Perché queste mancanze: psicologia dei trasgressori

Fra i comportamenti all’origine degli incidenti stradali le violazioni deliberate al Codice della Strada vengono distinte dagli errori del conducente (come ad esempio sviste, manovre o valutazioni errate). Esse, infatti, più che dipendere da un problema nel raccogliere o elaborare le informazioni necessarie per attuare il comportamento corretto, originano da una scelta influenzata da fattori psicologici, psicosociali e motivazionali.

Nel caso del mancato utilizzo della cintura, la Ricerca Osservatorio Stili di Guida Utenti cita, sulla base di alcune ricerche sulla psicologia della guida, la possibile percezione di un minore rischio d’incidente se si percorrono brevi tragitti; un “disagio” (spiacevolezza) generato dalla sensazione psicofisica della cintura allacciata; motivazioni di influenza sociale (ovvero: il passeggero sul sedile anteriore ha più probabilità di avere la cintura allacciata se anche il conducente la usa, tuttavia ciò non avviene per il sedile posteriore poiché si ritiene che viaggiare sui sedili posteriori sia meno pericoloso);

In materia di sistemi di ritenuta per bambini, lo studio rivela che oltre a ragioni analoghe a quelle del mancato allacciamento delle cinture, vi siano ulteriori motivazioni come “spiacevolezza” (causata dalle proteste dei bambini), necessità di acquistare e installare il dispositivo che non è già presente sulla vettura, informazioni non sufficienti, minore utilizzo in funzione del crescere dell’età dei conducenti ( nei più anziani meno abitudine alla norma e percezione di rischio più bassa in relazione a maggiori esperienze positive di viaggi senza seggiolino);

L’utilizzo del cellulare mentre si guida è stato rilevato, in termini assoluti, inferiore (meno diffuso) rispetto al non utilizzo delle cinture di sicurezza. Ciò è dovuto, probabilmente, alla consapevolezza dei guidatori dei rischi legati alla distrazione e all’interferenza di tale condotta con il compito di guida. A livello europeo, rileva una ricerca della Commissione Europea che risale al 2018, le percentuali di utilizzo improprio del telefonino mentre si guida variano fra l’1% e l’11%, con valori più elevati nel caso dei conducenti più giovani.

Chi utilizza il cellulare alla guida ha generalmente la percezione di poter controllare in ogni caso la situazione, l’ambiente e la vettura; e tale comportamento si traduce in una più bassa percezione del rischio. Inoltre, emerge che nella decisione di attuare un comportamento di cui si conoscono i rischi come l’uso dello smartphone alla guida, può accadere che tali rischi, solo potenziali, assumano un peso minore rispetto benefici percepiti e immediati del comportamento;

Riguardo all’uso improprio degli indicatori di direzione, la Ricerca Osservatorio Stili di Guida Utenti suggerisce che esso dipende, più di altri comportamenti, dalla valutazione dell’utilità del comando di guida su particolari tipologie di strada e con condizioni di traffico (le persone tendono a segnalare la manovra quando circolano molti veicoli e a non farlo con poco traffico).

L’influenza della valutazione dell’utilità di segnalare o meno la propria intenzione di compiere una manovra e della percezione di rischio associata alla mancata segnalazione supporta anche il dato di un maggiore utilizzo degli indicatori di direzione da parte dei guidatori mezzi pesanti, le cui manovre comportano maggiori spazi e tempi di esecuzione con maggiori rischi se esse non vengono colte in tempo degli altri veicoli. La tendenza ad utilizzare gli indicatori di direzione diventa parte delle abitudini e dello stile di guida, l’attuazione da parte di meno del 50% degli utenti suggerisce una percezione del rischio limitata rispetto all’infrazione.

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