Se non ti fermi paghi, la Svizzera valuta la tassa di transito

La Svizzera propone una tassa di transito per chi attraversa il Paese senza soste. Esenzioni per i turisti, problemi tecnici e dubbi di compatibilità internazionale prima del voto parlamentare

Se non ti fermi paghi, la Svizzera valuta la tassa di transito
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Giorgio Colari
Pubblicato il 22 gen 2026

Un’importante novità si profila all’orizzonte per chi è solito attraversare la Svizzera senza fermarsi: una proposta legislativa potrebbe introdurre una nuova tassa di transito per i veicoli che percorrono il territorio elvetico senza effettuare soste significative. La Commissione dei Trasporti, con 16 voti favorevoli, 2 contrari e 5 astensioni, ha dato il via libera a questo progetto che promette di modificare radicalmente le abitudini di viaggio lungo le frontiere svizzere, portando con sé sia aspettative positive che timori concreti. La misura, ora destinata al dibattito parlamentare della prossima primavera, mira a ridurre la congestione nei valichi e a incentivare la permanenza dei viaggiatori, alimentando così il turismo locale. Tuttavia, il percorso verso l’approvazione definitiva si annuncia ricco di ostacoli e interrogativi.

Il centro della questione

Il cuore della proposta è piuttosto sofisticato: tutti i veicoli provenienti da uno Stato confinante e diretti verso un altro, senza un pernottamento dimostrabile in Svizzera, sarebbero tenuti a pagare un importo variabile. L’ammontare della tassa di transito dipenderebbe dal giorno della settimana, dall’orario e dal livello di traffico. In particolare, durante i periodi di massimo afflusso – come i famigerati sabati da “bollino nero” – la cifra richiesta aumenterebbe sensibilmente, mentre nelle fasce di traffico regolare si ridurrebbe. Al contrario, chi può dimostrare di aver soggiornato tramite prenotazione o ricevuta alberghiera sarebbe completamente esentato dal pagamento.

L’applicazione pratica della misura, però, solleva numerose criticità. Sul piano internazionale, il Consiglio federale svizzero ha già espresso riserve circa la compatibilità della nuova tassa con gli accordi bilaterali in essere con l’Unione Europea e con i principi fondamentali della libera circolazione. Dal punto di vista operativo, la soluzione prospettata prevede un sistema avanzato di rilevamento automatico delle targhe tramite telecamere e la gestione centralizzata dei dati. Questa infrastruttura, pur essendo fondamentale per l’efficacia della proposta, genera dubbi significativi sia per i costi elevati sia per le delicate questioni legate alla protezione dei dati personali e alla sicurezza informatica.

La situazione dei trasporti

A complicare ulteriormente il quadro interviene la situazione già articolata del settore dei trasporti pesanti. In Svizzera, infatti, è già in vigore la TTPCP (tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni), che grava sui veicoli oltre le 3,5 tonnellate. L’introduzione di una nuova tassa rischia di rendere ancora più complesso il panorama fiscale, con possibili ripercussioni sugli operatori logistici e sulle catene di approvvigionamento internazionali. Le associazioni di categoria, infatti, temono che l’aggiunta di ulteriori oneri possa minare la competitività del settore e complicare la gestione dei flussi commerciali.

Non mancano però le voci favorevoli. I promotori della misura – tra cui spiccano sindaci di comuni di confine, associazioni ambientaliste e rappresentanti del turismo locale – sottolineano i potenziali benefici: la riduzione della congestione ai valichi, il calo dell’inquinamento atmosferico e un incentivo concreto a prolungare le soste sul territorio svizzero. Per gli albergatori e i viaggiatori, il sistema di esenzione fondato su prove documentate rappresenta una garanzia di equità e trasparenza.

Il nodo privacy resta aperto

Resta però aperto il delicato nodo della privacy. L’infrastruttura di sorveglianza basata su telecamere e banche dati centralizzate rischia di incontrare forti resistenze tra i cittadini, oltre a richiedere ingenti risorse pubbliche per la gestione e la tutela dei dati sensibili. A ciò si aggiunge la presenza della storica vignetta autostradale da 40 franchi, già obbligatoria per la circolazione sulle autostrade svizzere: la nuova tassa si posizionerebbe quindi come uno strumento complementare, finalizzato al controllo dei flussi e non alla manutenzione delle infrastrutture.

Il futuro della proposta dipenderà dall’esito del dibattito parlamentare nella prossima stagione legislativa. Sarà fondamentale ascoltare tutte le parti coinvolte: enti federali, autorità cantonali, associazioni di categoria europee e rappresentanti dell’Unione Europea. Il bilanciamento tra esigenze ambientali, qualità della vita locale, libertà di circolazione e sostenibilità economica sarà determinante per il destino della tassa di transito. In un contesto in cui la mobilità internazionale è sempre più al centro delle politiche pubbliche, la Svizzera si prepara a un confronto che potrebbe ridefinire le regole del passaggio ai suoi confini.

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