Riaccende il motore dopo un anno nell'acqua salata: l'esito

Esperimento estremo: un'auto rimasta un anno in acqua salata viene recuperata. Elettronica distrutta, ma il motore a combustione si avvia dopo interventi rudimentali

Riaccende il motore dopo un anno nell'acqua salata: l'esito
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Giorgio Colari
Pubblicato il 13 gen 2026

Un esperimento estremo ha messo a dura prova la resistenza delle auto moderne, offrendo risultati che ribaltano molte convinzioni comuni. L’iniziativa, condotta dal team di Garage 54, ha visto una vettura completamente immersa in una vasca di acqua salata per quasi un anno, esponendola sia all’azione corrosiva del sale sia alle rigide temperature invernali. Il risultato? Un quadro sorprendente in cui la meccanica tradizionale ha dimostrato una resilienza inaspettata, mentre la sofisticata elettronica ha ceduto senza appello.

Sin dall’inizio dell’esperimento, avviato nell’agosto 2023, l’auto è stata lasciata senza alcuna protezione, subendo gli effetti combinati di ossidazione, ruggine e degrado generale. Dopo dodici mesi, compresi i periodi di congelamento che hanno aggravato ulteriormente lo stress sui materiali, la scena che si è presentata al momento del recupero era eloquente: carrozzeria annerita e corrosa, vernice a scaglie, impianti elettrici completamente ossidati e centraline elettroniche irrimediabilmente compromesse.

Minima capacità di rotazione

Nonostante questo scenario di devastazione, sotto il cofano si è registrato un fatto a dir poco sorprendente. Il blocco motore, pur colpito da infiltrazioni e corrosione, conservava ancora una minima capacità di rotazione. La distribuzione non era completamente distrutta e, con interventi di fortuna e lubrificazioni d’emergenza, il team è riuscito a riavviare il propulsore. Un successo tecnico che, pur non restituendo l’auto a una condizione di marcia quotidiana, dimostra come i motori semplici e privi di eccessiva elettronica siano capaci di resistere anche a condizioni estreme di immersione.

Il fenomeno ha una spiegazione scientifica precisa: in presenza di acqua salata, il sale agisce come potente elettrolita, accelerando i processi di corrosione elettrochimica e favorendo l’ossidazione dei metalli. L’acqua penetra ovunque, superando guarnizioni, tubazioni e pompe, danneggiando irrimediabilmente componenti non progettate per resistere a simili aggressioni. Il successivo congelamento peggiora la situazione, poiché il ghiaccio espande il volume dell’acqua intrappolata, esercitando ulteriori sollecitazioni meccaniche su materiali già indeboliti.

Le implicazioni pratiche di questa esperienza sono rilevanti per l’intero settore automobilistico. Per le officine e gli operatori del recupero, il test suggerisce che, in alcuni casi, il blocco motore potrebbe essere recuperato, ma la complessità e i costi necessari per ripristinare l’impianto elettrico e la carrozzeria superano quasi sempre il valore residuo del veicolo. Non a caso, le compagnie assicurative confermano la prassi di dichiarare irreparabili le vetture sommerse in acqua salmastra, soprattutto quelle con elevata presenza di elettronica.

Le elettriche sono più sensibili

Particolarmente significativa è la lezione per le vetture di nuova generazione. Le auto elettriche, dotate di batterie, moduli di potenza e centraline sofisticate, risultano estremamente vulnerabili all’infiltrazione di liquidi e ai fenomeni di corrosione. I danni che ne derivano sono spesso irreversibili e rendono il recupero quasi sempre antieconomico. L’esperimento di Garage 54 sottolinea come le architetture meccaniche semplici, tipiche dei motori a combustione interna, abbiano una capacità di sopravvivenza superiore in condizioni critiche rispetto alle tecnologie più moderne e integrate.

Non tutti gli esperti, tuttavia, concordano nel trarre conclusioni definitive da questo singolo caso. Alcuni tecnici avvertono che la resilienza di un motore dipende fortemente dal tipo costruttivo, dai materiali impiegati e dallo stato iniziale del veicolo. Inoltre, il recupero documentato da Garage 54 resta un intervento di fortuna, non assimilabile a una riparazione certificata dal punto di vista legale e della sicurezza. Rimane inoltre aperta la questione ambientale: l’immersione prolungata di un’auto in acqua comporta rischi di contaminazione da oli minerali e carburanti, che non possono essere sottovalutati.

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