Prezzi carburanti, ennesimo aumento: situazione drammatica, urgono provvedimenti immediati

Benzina e gasolio stabilmente oltre 2 euro al litro, Associazioni di categoria e consumatori chiedono un taglio alle accise e la sterilizzazione dell’IVA sui carburanti: ci associamo alla richiesta.

Proteste di intere categorie di lavoratori autonomi, consumatori stretti stretti fra il continuo rincaro dei prezzi dei beni di consumo e la necessità di dover provvedere alle esigenze familiari, gridi di allarme sollevati da tempo dalle Associazioni non sortiscono alcun effetto. E intanto il portafoglio si fa sempre più magro.

Benzina e gasolio volano ad oltre 2 auto

L’ennesima (ed è stata la settima consecutiva) forte crescita dei prodotti petroliferi nel Mediterraneo registrata ieri (martedì 8 marzo 2022) ha fatto sì che le Compagnie petrolifere abbiano nuovamente ritoccato (in su, è chiaro!) i prezzi raccomandati dei carburanti alla pompa. In particolare, segnala un “lancio” Ansa, Eni è salita di 8 centesimi su benzina e gasolio, Q8 e Tamoil hanno aumentato di 6 centesimi il prezzo della benzina e 8 centesimi quello del diesel, mentre IP è salita di, rispettivamente, 5 centesimi (benzina) e 8 centesimi (gasolio).

Carburanti ai messimi storici

Di conseguenza, prosegue Ansa, l’aumento dei prezzi dei due principali carburanti, e del metano per autotrazione, continua a salire senza sosta: la benzina è stabile sopra 2,1 euro al litro nel “servito”, e il diesel si attesta vicino a 2,1 euro/l (“servito”) e si avvicina a 2 euro in modalità “self service” (sebbene la soglia dei 2 euro sia stata già raggiunta in alcune stazioni di servizio).

Nel dettaglio, ecco di seguito la consueta elaborazione di Quotidiano Energia dei dati alle 8 di ieri (martedì 8 marzo) comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Ministero dello Sviluppo Economico e riportata da Ansa.

Benzina

Self service

Prezzo medio nazionale: 2,048 euro al litro (da 2,010 euro/l); prezzi medi applicati dalle Compagnie compresi fra 2,039 euro/l e 2,076 euro/l (no logo: 2,013).

Servito

Prezzo medio nazionale: 2,154 euro al litro (da 2,126 euro/l); prezzi medi applicati dalle Compagnie compresi fra 2,121 euro/l e 2,252 euro/l (no logo: 2,053 euro/l).

Gasolio

Self service

Prezzo medio nazionale: 1,966 euro al litro (da 1,910 euro/l); prezzi medi applicati dalle Compagnie compresi fra 1,932 euro/l e 2,040 euro/l (no logo: 1,955 euro/l).

Servito

Prezzo medio nazionale: 2,074 euro al litro (da 2,032 euro/l); prezzi medi applicati dalle Compagnie compresi fra 2,082 euro/l e 2,131 euro/l (no logo: 1,991 euro/l).

GPL

Prezzi medi nazionali: compresi fra 0,863 euro al litro e 0,883 euro/l (no logo: 0,861 euro/l).

Metano per autotrazione

Prezzi medi nazionali: compresi fra 1,901 euro al kg e 2,077 euro/kg (no logo: 2,062 euro/kg).

Il Governo intervenga!

Ormai non si sa più come chiederlo: un intervento dell’esecutivo, che possa contrastare la valanga di aumenti in atto da ormai troppo tempo, è più che importante: è essenziale! Proprio perché si darebbe più respiro alle centinaia di migliaia di piccoli imprenditori, ed alle decine di milioni di consumatori, che altrimenti rischiano di rimanere soffocati sotto il peso dei rincari, delle tasse, delle imposte e delle accise (e tutti sanno che l’Italia si bassa soprattutto sulle piccole e medie imprese).

Autotrasportatori: una manifestazione nazionale il 19 marzo

Il comparto dell’autotrasporto è già sul piede di guerra. Unatras, ovvero l’Unione delle Associazioni nazionali dell’Autotrasporto, ha annunciato una serie di manifestazioni “In tutta Italia, contro il caro carburante e per i mancati segnali dal Governo”. “La situazione è drammatica – affermano i rappresentanti Unatras – Il Governo, con questo continuo tergiversare, si assume il rischio che nascano nuovamente iniziative spontanee di protesta, nonché la responsabilità di lasciare committenze senza rifornimenti”. E poi l’avvertimento, raccolto dai taccuini di Ansa: “Le manifestazioni del 19 marzo rappresentano il primo passo di una vertenza che, se malauguratamente restasse senza risposte, potrebbe sfociare in ulteriori e più incisive iniziative”.

Dalle strade al mare: i pescherecci si fermano una settimana

E dopo gli autotrasportatori, sono stati i pescherecci ad avere annunciato, lo scorso 6 marzo, di fermarsi per una settimana. Uno sciopero generale, comunicato dall’Associazione produttori Pesca, cui hanno aderito l’80% delle marinerie secondo quanto riferito dagli operatori del settore ad Adnkronos. Ad essere maggiormente penalizzati sono i pescherecci che svolgono la pesca a strascico, a causa dei consumi maggiori, ma il problema interessa tutti i pescherecci italiani, da nord a sud.

Via libera ad una parte delle scorte: e i ribassi?

Mercoledì 2 marzo, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani aveva avviato l’adesione dell’Italia alla proposta volontaria di rilascio (coordinato) di una quota delle proprie scorte petrolifere promossa dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Il contributo, indicava una nota del Ministero, ammonta a 2,04 milioni di barili (che corrispondono a 68,7 barili al giorno per 30 giorni). Si tratta di circa 277.000 tonnellate di greggio che, oltre alla quota-standard stabilita, comprendono anche un ulteriore 25% a copertura della quota-parte dei Paesi che non hanno aderito.

L’obiettivo è chiaro, evidenzia il MITE:

“Ridurre il picco di prezzi a cui stiamo assistendo a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina”.

Abbassare le accise: accadrà prima o poi?

Può andare bene una “iniezione” in più di petrolio, attinto dalle scorte (staremo a vedere, nei prossimi giorni, se questa misura porterà ai primi ribassi dei prezzi dei carburanti alla pompa), tuttavia questo potrebbe essere un provvedimento-tampone di ben poca forza di fronte all’assoluta emergenza dei prezzi, che rischia di mettere in ginocchio interi settori, e fa sentire i suoi effetti sui consumatori stessi. Decine di milioni di persone, si badi bene, che arrivano stremate da due anni di emergenza sanitaria da Covid.

In tutto questo, possibile che nessuno, all’esecutivo, si sia posto in maniera concreta il problema delle spese contenute nel prezzo dei carburanti, che chiunque faccia rifornimento si trova a dovere sostenere? È così difficile tagliare le accise e sterilizzare l’IVA, come da lungo tempo anche le Associazioni dei consumatori – da Codacons ad Assoutenti all’Unione Nazionale dei Consumatori, e solamente per citare tre esempi – chiedono a gran voce? Confidiamo nel buon senso dei rappresentanti dell’esecutivo.

Accise: sono “strutturali” da quasi dieci anni

In effetti, in Italia i “costi obbligati” per chiunque sia in possesso di un veicolo a motore sono tre: assicurazione obbligatoria, tassa di proprietà e carburanti (con relative accise). Posto che la Rc Auto sia intoccabile, ai fini della certezza dei risarcimenti (per quanto ci sarebbe da discutere sull’indicazione europea dell’estate 2021 che impone di assicurare anche i veicoli ricoverati in aree private), abbiamo già il bollo auto che dal 1982 è stato trasformato da “tassa di circolazione” ad, appunto, “tassa di proprietà”. Ovvero: anche se non si circola bisogna pagare. In più, c’è il gettito, per le casse statali, che deriva dalle accise sui carburanti.

Intendiamoci: non è una “esclusiva” italiana. Le imposte sulla fabbricazione e la vendita dei beni di consumo vengono applicate, sebbene su vari livelli, in molti Paesi del mondo (soprattutto in quelli che non producono). In Italia, l’introduzione delle accise sui carburanti, iniziata già negli anni 30, è servita per molti anni a far fronte ad emergenze improvvise (la guerra di Etiopia, la crisi di Suez, il post-disastro del Vajont, il dopo-alluvione di Firenze, le ricostruzioni dopo i terremoti del Belice, del Friuli e dell’Irpinia, la missione ONU durante la guerra del Libano e così via, fino ad arrivare – in tempi più recenti – all’emergenza alluvione in Liguria e Toscana del 2011, al decreto “Salva Italia” dello stesso anno, all’emergenza terremoto in Emilia del 2012, al finanziamento del Bonus Gestori ed alla riduzione delle tasse per le popolazioni terremotate in Abruzzo ed, in ultimo, alle spese del “Decreto Fare” del 2014). Il fatto è che dal 1995 le accise sui carburanti non vanno più a beneficio di determinate emergenze o difficoltà: vengono incamerate nelle casse statali nel loro complesso. L’aliquota è unica, e non si riferisce alle singole parti. Per di più, dal 2013 le accise sui carburanti sono diventate strutturali.

Morale della favola: lo Stato incassa svariati miliardi di euro ogni anno dalle pompe di benzina. Tanto, “paga Pantalone” perché non può farne a meno.

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