Perché la guerra in Iran sta facendo aumenta il costo dell'asfalto

L'aumento del prezzo del bitume e del gas metano spinge SITEB a chiedere interventi urgenti: rischio stop ai cantieri e impianti fermi se non vengono aggiornati gli elenchi prezzi e potenziati i meccanismi di compensazione per il caro materiali

Perché la guerra in Iran sta facendo aumenta il costo dell'asfalto
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Giorgio Colari
Pubblicato il 20 mar 2026

L’attuale scenario energetico internazionale, fortemente influenzato dalle tensioni mediorientali, sta mettendo in ginocchio il settore stradale italiano. In meno di un mese, il prezzo del bitume ha registrato un aumento vertiginoso, arrivando a toccare i 200 euro al quintale e segnando un balzo del 47% rispetto ai valori di febbraio. Parallelamente, il costo del gas metano ha subito un vero e proprio raddoppio, impattando in modo diretto sulle spese di produzione e facendo lievitare i costi tra i 12 e i 14 euro per ogni metro cubo di conglomerato bituminoso. Questa situazione di emergenza rischia di paralizzare i cantieri stradali in tutta Italia, come denunciato da SITEB, l’associazione che rappresenta le aziende del comparto delle strade e dei bitumi.

L’allarme lanciato

SITEB ha prontamente lanciato un allarme rivolto al Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sottolineando l’urgenza di misure concrete per evitare il blocco delle attività e la chiusura degli impianti di asfalto. L’associazione propone tre interventi chiave: l’introduzione di un contributo straordinario a tempo, limitato all’attuale emergenza energetica; la revisione delle soglie di alea, ovvero quei parametri che consentono alle imprese di accedere ai rimborsi in caso di oscillazioni anomale dei prezzi; e, infine, il riconoscimento strutturale dei costi relativi al conferimento e al trasporto dei rifiuti derivanti dalla produzione stradale.

I rincari pesano

Non si tratta di proposte inedite: già nel 2022, di fronte alla crisi ucraina, misure simili erano state adottate con effetti positivi, anche se la produzione di asfalto aveva comunque subito una contrazione del 17% e numerosi impianti erano stati costretti a fermarsi. Oggi, però, la rapidità e l’intensità dei rincari energetici impongono una risposta ancora più tempestiva, per non aggravare una situazione già precaria.

Le conseguenze di questa crisi si fanno sentire in modo tangibile sulla manutenzione ordinaria delle strade e sugli appalti delle grandi opere pubbliche. I ritardi e le sospensioni dei lavori causati dai costi fuori controllo si traducono in una rete viaria meno sicura, con rischi crescenti per automobilisti e trasportatori. Inoltre, l’aumento dei prezzi delle materie prime comporta una crescita dei costi logistici e un allungamento dei tempi di percorrenza, incidendo negativamente sulla competitività delle imprese italiane, molte delle quali operano già con margini estremamente ridotti.

Le imprese chiedono garanzie

In questo contesto, le imprese chiedono garanzie contrattuali e maggiore certezza nella gestione degli appalti, per evitare di dover interrompere i cantieri già avviati. Dal punto di vista istituzionale, la responsabilità di aggiornare gli elenchi prezzi e di attivare meccanismi compensativi temporanei ricade sulle stazioni appaltanti e sul Ministero delle Infrastrutture. Secondo gli esperti del settore, questi interventi sono tecnicamente fattibili in tempi rapidi, ma richiedono una precisa volontà politica. Alcune amministrazioni locali, tuttavia, mostrano resistenze per timore di ulteriori pressioni sui bilanci, già messi a dura prova dalle normative europee.

Le ripercussioni di questa crisi non si limitano al solo settore delle costruzioni stradali. Una rete viaria trascurata e soggetta a degrado accelera l’usura dei veicoli, incide negativamente sui consumi di carburante e rende più onerosa la manutenzione delle flotte di trasporto. In prospettiva, il blocco degli investimenti rischia di rallentare progetti strategici come l’ammodernamento delle infrastrutture viarie e lo sviluppo delle reti per la mobilità elettrica, compromettendo la transizione verso una mobilità più sostenibile.

In attesa di risposte dalle istituzioni, SITEB ribadisce la necessità di agire rapidamente: il tempo è un fattore decisivo per evitare fermi produttivi e perdite occupazionali in un comparto fondamentale per la sicurezza stradale e la competitività dell’intero Paese. L’auspicio è che le proposte avanzate possano trovare ascolto e tradursi in interventi concreti, scongiurando il rischio di una paralisi che avrebbe ripercussioni su tutta la filiera della mobilità e sulle prospettive di crescita del settore automotive italiano.

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