Mansory trasforma la BMW M5 PHEV in una belva da 850 CV
Mansory porta la BMW M5 plug in hybrid a 850 CV e 1.150 Nm, con nuovo body kit in fibra di carbonio, tre terminali centrali e allestimento assemblato da Herceg Automotive
La nuova interpretazione della BMW M5 porta il concetto di berlina sportiva su un piano ancora più esclusivo e radicale. Il merito va a Herceg Automotive, che ha assemblato la vettura sulla base di una preparazione firmata Mansory, celebre tuner tedesco noto per le sue creazioni fuori dagli schemi. Il risultato? Una plug in hybrid da capogiro, capace di numeri che non lasciano spazio all’immaginazione: 850 CV di potenza e una coppia massima di 1150 Nm. Un vero manifesto di tecnologia e design, pensato per chi desidera distinguersi, anche a costo di sollevare qualche polemica.
Non sono semplici ritocchi
L’intervento di Mansory su questa BMW M5 plug-in non si limita a semplici ritocchi, ma rappresenta una vera e propria rivoluzione estetica e meccanica. La base tecnica resta quella della berlina bavarese, ma ogni dettaglio è stato rivisto con l’obiettivo di massimizzare le prestazioni e il carattere. Al centro dell’operazione troviamo il poderoso V8 TwinPower Turbo da 4.4 litri, sottoposto a una profonda ottimizzazione sia nei componenti interni sia nella gestione elettronica. L’unità elettrica rimane pressoché invariata, ma è proprio il motore termico a fare la differenza, sprigionando una potenza ben superiore rispetto alla versione di serie.
Tuttavia, va sottolineato che Mansory non ha fornito dati ufficiali relativi a prestazioni come accelerazione e velocità massima. Mancano, infatti, certificazioni indipendenti che possano avvalorare le dichiarazioni del preparatore. Un dettaglio non trascurabile, che lascia aperta la questione della trasparenza e dell’attendibilità dei numeri comunicati. In ogni caso, la filosofia del progetto appare chiara: stupire, sia sul piano tecnico sia su quello estetico.
Al banco fa paura
A colpire immediatamente è il nuovo body kit in fibra di carbonio a vista, un vero e proprio biglietto da visita per questa BMW M5 estrema. I paraurti sono stati completamente ridisegnati, con linee più aggressive e scolpite. Le minigonne laterali, le appendici aerodinamiche e lo spoiler posteriore marcato contribuiscono a un look ancora più muscoloso e imponente. La verniciatura nera satinata si abbina perfettamente ai pannelli in carbonio, mentre il diffusore posteriore, particolarmente pronunciato, ospita una configurazione di scarichi unica nel suo genere: tre terminali centrali, che rafforzano ulteriormente l’immagine anticonvenzionale dell’auto.
Questo tipo di elaborazione non è certo una novità tra i grandi preparatori. La tradizione di trasformare vetture ad alte prestazioni in esemplari unici e spesso divisivi si è consolidata negli ultimi anni. Oltre a Mansory, altri nomi noti come G-Power e Manhart hanno già sperimentato potenziamenti estremi sulla piattaforma della BMW M5, raggiungendo risultati persino superiori ai 1.000 CV. Un chiaro segnale di quanto questa base tecnica sia apprezzata dagli specialisti del tuning, che la considerano una tela ideale per esprimere creatività e competenza ingegneristica.
Un progetto che lascia il segno
Sul fronte pratico, simili elaborazioni rispondono a due esigenze fondamentali: da un lato, la ricerca di un’estetica unica e riconoscibile; dall’altro, il desiderio di prestazioni che vadano ben oltre gli standard di produzione. Tuttavia, non mancano le criticità. L’aumento di potenza e coppia comporta inevitabilmente complicazioni dal punto di vista assicurativo e normativo, soprattutto per quanto riguarda la conformità alle normative sulle emissioni e la gestibilità della vettura su strada. Un aspetto che spesso divide appassionati e detrattori, alimentando il dibattito sull’opportunità di spingersi così oltre i limiti originari del modello.
Rimane infine la questione della trasparenza. Se da un lato Mansory ha comunicato cifre impressionanti in termini di potenza e coppia, dall’altro l’assenza di dati verificati da enti terzi lascia qualche interrogativo sulla reale portata delle modifiche. La presentazione di questa plug in hybrid rappresenta comunque una dichiarazione d’intenti: trasformare la BMW M5 in una vera e propria icona, capace di polarizzare il pubblico e ridefinire i confini delle berline sportive personalizzate. Un progetto che, nel bene e nel male, conferma la vitalità e la creatività del settore tuning, pronto a riscrivere ancora una volta le regole del gioco.