La politica USA sulle BEV ha generato una perdita di 50 miliardi di dollari

La cancellazione degli incentivi EV negli USA ha spinto le case automobilistiche a svalutazioni per circa 37 miliardi di sterline, creando incertezza sul futuro della mobilità elettrica

La politica USA sulle BEV ha generato una perdita di 50 miliardi di dollari
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 feb 2026

Il settore automobilistico statunitense sta vivendo una delle sue fasi più turbolente degli ultimi anni, segnato da un’improvvisa inversione di tendenza che ha generato 50 miliardi di dollari di svalutazioni. Un impatto finanziario che si riflette profondamente sulla fiducia degli investitori e sulle strategie industriali, evidenziando quanto le scelte politiche possano alterare in modo drastico il destino di interi comparti economici. La portata di queste perdite è tale da essere paragonata all’intero budget dell’ambizioso progetto infrastrutturale britannico HS2, sottolineando la dimensione della crisi che ha colpito le auto elettriche nel mercato USA.

Svalutazioni miliardarie e investimenti a rischio: la fragilità della pianificazione

Negli ultimi anni, le case automobilistiche avevano strutturato i propri piani industriali su presupposti che sembravano incrollabili: un quadro normativo orientato alla sostenibilità, incentivi EV consistenti e standard ambientali sempre più stringenti. Questi elementi avevano favorito massicci investimenti in ricerca e sviluppo, nella costruzione di nuovi impianti produttivi e nella stipula di contratti con fornitori specializzati in batterie e componentistica per veicoli elettrici. Tuttavia, l’arrivo dell’amministrazione Trump ha cambiato le carte in tavola, abrogando gli incentivi all’acquisto e abbandonando le regolamentazioni sulle emissioni che avevano guidato la transizione verso la mobilità elettrica.

Il risultato? In pochi mesi, i progetti a lungo termine sono diventati improvvisamente insostenibili. Senza una domanda sorretta da incentivi pubblici e senza l’obbligo di rispettare nuovi limiti ambientali, la redditività prevista è svanita, trasformando gli investimenti in passivi da iscrivere a bilancio. Questo scenario ha costretto le aziende a operare pesanti svalutazioni, erodendo valore e generando incertezza tra azionisti e partner industriali.

Strategie divergenti e reazioni a catena nell’industria automobilistica

Di fronte a questo shock normativo, la risposta del settore non è stata omogenea. Alcuni costruttori hanno deciso di sospendere o posticipare i programmi di espansione legati alle auto elettriche, altri hanno optato per una riconversione degli investimenti verso tecnologie ibride o addirittura motori a combustione interna, giudicati più sicuri in un contesto di regole instabili. La volatilità normativa ha colpito duramente anche le borse: il valore delle azioni delle principali case automobilistiche è crollato, riflettendo la perdita di fiducia e le incertezze sul futuro del settore.

Non mancano, però, le voci che sottolineano la necessità di una transizione energetica guidata da regole certe e durature. I produttori chiedono una maggiore stabilità, convinti che l’incertezza sia un costo insostenibile, superiore a quello di qualsiasi vincolo ambientale. Dall’altro lato, i sostenitori della revisione normativa rivendicano la libertà tecnologica e la riduzione dell’onere fiscale sui contribuenti, adottando una prospettiva meno accelerata sulla decarbonizzazione.

Conseguenze sul mercato globale e rischi di perdita di competitività

L’impatto di questa svolta normativa non si limita al mercato USA. Organizzazioni ambientaliste e analisti di settore avvertono che il rallentamento degli investimenti nelle auto elettriche potrebbe favorire la concorrenza internazionale, in particolare Europa e Cina, dove il supporto pubblico ai veicoli elettrici resta solido o addirittura si rafforza. Il rischio concreto è quello di creare un’asimmetria competitiva che penalizzi le aziende americane proprio mentre i mercati globali si orientano verso una mobilità più sostenibile.

Scenari futuri: tra paralisi e adattamento

Nei prossimi mesi, il settore si prepara ad affrontare una fase di stallo: progetti di ampliamento degli impianti produttivi sospesi, negoziazioni difficili con i fornitori di batterie e componenti, e possibili ripercussioni occupazionali nelle aree più colpite dagli investimenti annullati. A lungo termine, il destino delle case automobilistiche dipenderà dalle future scelte politiche e normative: un eventuale ripristino degli incentivi EV e degli standard ambientali potrebbe rilanciare la corsa all’elettrico, ma l’incertezza resterà elevata.

La lezione per l’industria è chiara: in un settore così profondamente influenzato dalle decisioni pubbliche, la capacità di pianificare in modo flessibile e di adattarsi rapidamente ai cambiamenti regolatori sarà sempre più determinante. In definitiva, la volatilità normativa si conferma come uno dei principali fattori di rischio per chi opera nella mobilità del futuro, forse addirittura più della rapidità di innovazione tecnologica.

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