La garanzia sulle riparazioni per danni da buche stradali: la proposta
La Pothole Partnership propone in Gran Bretagna una garanzia quinquennale per le riparazioni delle buche, obbligando appaltatori e enti a interventi più efficaci; in Italia norme e prassi divergono ma la sfida è comune
Nel panorama italiano della manutenzione stradale, si fa sempre più strada una proposta che promette di rivoluzionare la gestione delle buche stradali e la qualità delle riparazioni: l’introduzione di una garanzia quinquennale per tutti gli interventi. Un modello che trae ispirazione dalla Pothole Partnership britannica e che sta suscitando un vivace dibattito tra amministratori, tecnici e cittadini, desiderosi di vedere finalmente una svolta concreta nella sicurezza e nella durabilità delle nostre infrastrutture viarie.
Il concetto è semplice ma dirompente: ogni intervento di riparazione sulle strade dovrebbe essere coperto da una garanzia quinquennale, assicurando così una maggiore attenzione alla qualità dei materiali e delle tecniche utilizzate. Attualmente, la normativa italiana, attraverso il Codice dei contratti pubblici, prevede già garanzie che variano da uno a cinque anni a seconda della tipologia di lavori. Tuttavia, ciò che manca è una reale applicazione di questi standard, troppo spesso sacrificati sull’altare dei vincoli di bilancio e della ricerca del risparmio immediato.
Privilegia interventi rapidi
Questa logica del risparmio a breve termine porta gli enti locali a privilegiare interventi rapidi e poco duraturi, con il risultato di dover intervenire ripetutamente sulle stesse buche stradali. Il ciclo vizioso che ne deriva non solo genera costi cumulativi, ma peggiora anche la sicurezza di chi ogni giorno percorre le nostre strade, soprattutto motociclisti e ciclisti, per i quali una superficie irregolare può trasformarsi in un pericolo reale.
A sostegno di questa visione si schiera con decisione il National Motorcyclists Council (NMC), una delle voci più autorevoli in tema di sicurezza stradale per le due ruote. L’organizzazione, guidata da Craig Carey-Clinch, ha più volte sottolineato come la scarsa qualità delle riparazioni rappresenti una minaccia concreta: asfalto sollevato, detriti e superfici non uniformi sono insidie che vanno ben oltre la semplice presenza di buche. Secondo il NMC, imporre agli appaltatori una responsabilità quinquennale sulle opere eseguite costringerebbe ad adottare materiali più performanti e tecniche di posa avanzate, innalzando così lo standard complessivo delle infrastrutture.
Adeguare il sistema
Nonostante i benefici prospettati, la resistenza al cambiamento non manca. Adeguare il sistema degli appalti pubblici all’introduzione di una garanzia quinquennale significherebbe ripensare completamente le gare, innalzare i requisiti di selezione degli appaltatori e, inevitabilmente, affrontare costi iniziali più elevati. Una prospettiva che preoccupa non poco gli amministratori locali, timorosi che, senza adeguati finanziamenti, l’onere economico possa tradursi in maggiori tasse o in una riduzione dei servizi essenziali per i cittadini.
Eppure, secondo molti esperti di policy infrastrutturale, i dati sono chiari: investire oggi in qualità permette di risparmiare domani. Un’infrastruttura realizzata secondo criteri di eccellenza comporta minori chiamate di emergenza, una drastica riduzione delle spese operative nel tempo e, soprattutto, meno contenziosi legali dovuti a incidenti o danni causati da lavori mal eseguiti. In quest’ottica, la manutenzione stradale non deve più essere vista come un costo da contenere, ma come un investimento strategico per la collettività.
Il monitoraggio
Un altro nodo cruciale è quello del monitoraggio: garantire che gli standard vengano effettivamente rispettati nel tempo richiede sistemi di ispezione più sofisticati, penali severe per le inadempienze e, possibilmente, l’introduzione di nuove soluzioni assicurative che tutelino sia le amministrazioni che gli utenti della strada. Solo così sarà possibile rompere il circolo vizioso dei rattoppi continui e assicurare ai cittadini infrastrutture realmente affidabili.
Per automobilisti e motociclisti, i vantaggi di una simile riforma sarebbero evidenti: meno disagi, maggiore sicurezza e strade più durevoli. La sfida che si profila all’orizzonte è quella di trasformare il dibattito in politiche concrete, capaci di conciliare qualità, responsabilità e sostenibilità economica. Solo attraverso una visione lungimirante e una reale volontà di cambiamento sarà possibile restituire dignità e funzionalità alle nostre strade, mettendo al centro la sicurezza e il benessere di tutti gli utenti.