Il rincaro del gasolio schiaccia i veicoli commerciali: che stangata

L'aumento del gasolio e dei costi di ricarica mette in difficoltà furgoni e corrieri dell'ultimo miglio. Associazioni chiedono riduzione temporanea delle accise e incentivi mirati

Il rincaro del gasolio schiaccia i veicoli commerciali: che stangata
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Giorgio Colari
Pubblicato il 9 mar 2026

Nel cuore delle città italiane, una nuova crisi sta mettendo in ginocchio il settore della logistica urbana: quella del cosiddetto primo chilometro. A pesare come un macigno sui bilanci di centinaia di microimprese e piccoli corrieri urbani sono i costi in continua ascesa del gasolio, una voce che ormai assorbe tra il 25% e il 35% dei costi operativi delle aziende di consegna. La situazione si fa ancora più critica se si considera che questi operatori rappresentano la spina dorsale della consegna di prossimità, essenziale per la competitività dell’e-commerce italiano e per la vitalità dei servizi urbani.

Non beneficiano di agevolazioni sulle accise

Il settore dell’ultimo miglio si trova così stretto in una morsa senza precedenti, dove l’aumento dei prezzi dei carburanti si somma a una serie di criticità locali e a una disparità normativa che rischia di alterare definitivamente gli equilibri del mercato. A differenza dei veicoli pesanti oltre le 7,5 tonnellate, che possono contare su un parziale rimborso delle accise, i furgoni leggeri sotto le 3,5 tonnellate restano esclusi da qualsiasi tutela e sono esposti in pieno alle oscillazioni dei prezzi. Questa anomalia normativa è ormai al centro delle proteste di associazioni di categoria come Assotir e Assoespressi, che da mesi chiedono interventi urgenti al governo per evitare una vera e propria emorragia di imprese e posti di lavoro.

A complicare ulteriormente il quadro, ci sono le emergenze territoriali. In Sicilia, ad esempio, i problemi tecnici che hanno colpito la raffineria di Riolo hanno scatenato una spirale di rincari che si abbatte in modo esemplare sui piccoli operatori. Qui, anche una variazione di pochi centesimi al litro si traduce in decine di migliaia di euro di costi aggiuntivi su base annua, una cifra insostenibile per chi opera con margini già ridotti all’osso.

Avanzano gli elettrici

Nel tentativo di arginare l’impatto ambientale e di adeguarsi alle nuove normative, molte aziende stanno accelerando la transizione verso flotte di furgoni elettrici. Tuttavia, la scelta green si sta rivelando tutt’altro che conveniente dal punto di vista economico. Negli ultimi mesi, infatti, i costi di ricarica sono letteralmente esplosi, passando da una media di 70 euro a oltre 100 euro per sessione. Un incremento che ha di fatto azzerato i vantaggi economici dell’elettrificazione, rendendo ancora più difficile per le microimprese sostenere il peso della transizione energetica.

Il dibattito sulle soluzioni da adottare è acceso e si articola su due fronti principali. Da un lato, si invocano misure d’emergenza come il taglio temporaneo delle accise o l’introduzione di voucher per il rinnovo delle flotte, interventi che potrebbero dare respiro immediato alle aziende più in difficoltà. Dall’altro, si discute di interventi strutturali di lungo periodo: tariffe elettriche agevolate per la mobilità commerciale, potenziamento delle infrastrutture di ricarica veloce e forme di supporto dedicate alle aree svantaggiate, spesso più colpite dalle oscillazioni dei prezzi e dalla carenza di servizi.

Come affrontare il periodo

Nel frattempo, però, molte imprese non possono che affidarsi a strategie di ottimizzazione gestionale per sopravvivere alla tempesta. Razionalizzazione dei percorsi, consolidamento delle spedizioni, creazione di hub urbani e stipula di contratti energetici a lungo termine sono alcune delle soluzioni adottate per cercare di contenere i costi e difendere i margini di profitto. Ma il rischio di fondo rimane: quello di una progressiva concentrazione del mercato, in cui solo i grandi operatori dotati di maggiori risorse saranno in grado di assorbire i costi aggiuntivi e resistere alla pressione competitiva.

Per i clienti finali, tutto questo potrebbe tradursi in un inevitabile aumento delle tariffe di consegna, mentre per i territori meno redditizi — come le aree interne o le isole — il rischio è quello di una riduzione significativa dei servizi disponibili. In questo scenario, la crisi del primo chilometro si profila come una vera e propria emergenza nazionale, che richiede risposte rapide, mirate e coordinate per evitare che la logistica urbana diventi un privilegio per pochi, anziché un diritto garantito per tutti.

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