Il carroattrezzi soccorre l'auto della Polizia in ZTL, ma viene multato
A Torino i carri attrezzi in servizio per la polizia vengono multati in ZTL. Analisi delle normative, reazioni e possibili soluzioni al paradosso delle sanzioni
A Torino, chi si occupa ogni giorno di far rispettare le regole della circolazione rischia di diventare vittima delle stesse norme che dovrebbe tutelare. È il caso degli operatori dei carriattrezzi, spesso chiamati a intervenire per conto della polizia municipale per rimuovere veicoli che bloccano la viabilità cittadina. Eppure, proprio questi professionisti, mentre svolgono un servizio essenziale per la mobilità urbana, si ritrovano puntualmente a dover fare i conti con sanzioni amministrative derivanti dal passaggio in ZTL, la zona a traffico limitato del capoluogo piemontese.
Un autentico paradosso
Il paradosso che si sta consumando sotto la Mole Antonelliana ha assunto ormai dimensioni tali da non poter più essere ignorato. «Siamo chiamati dalla polizia municipale per liberare le strade da auto in sosta vietata o mezzi che intralciano la circolazione, ma ogni volta rischiamo una multa», raccontano amareggiati gli operatori dei carriattrezzi torinesi. Il loro intervento, fondamentale per garantire il flusso regolare del traffico e prevenire situazioni di pericolo, viene spesso “punito” da un sistema di controllo automatico che non distingue tra chi viola le regole e chi le fa rispettare.
Il nodo centrale della questione risiede nella rigidità della normativa che regola l’accesso alla ZTL. Attualmente, il regolamento non prevede alcuna esenzione automatica per i veicoli impiegati in servizi pubblici o di emergenza, nemmeno quando l’operazione è richiesta ufficialmente dalle forze dell’ordine. Questo significa che, nonostante la comunicazione preventiva degli interventi e la documentazione fornita, i sistemi di videosorveglianza installati agli ingressi della ZTL rilevano il passaggio dei carri attrezzi e generano automaticamente le relative multe.
Preoccupazione evidente
La situazione sta generando una crescente preoccupazione tra gli addetti ai lavori, che si sentono penalizzati per svolgere un servizio nell’interesse della collettività. «Non è possibile – lamentano – che il sistema non faccia alcuna distinzione tra un veicolo che entra in ZTL senza motivo e uno che vi accede su precisa richiesta della polizia municipale per un intervento urgente». In molti casi, il verbale arriva comunque, senza che vengano prese in considerazione le motivazioni e le urgenze che hanno determinato il transito in area protetta.
Dallo stesso comando della polizia municipale emerge una consapevolezza del problema. «Le regole sono chiare, ma forse sarebbe opportuno introdurre una maggiore flessibilità per i veicoli in servizio pubblico, specialmente quando si tratta di interventi urgenti», ammettono fonti interne. Le associazioni di categoria, dal canto loro, chiedono a gran voce una modifica della normativa che consenta di creare una lista bianca di mezzi autorizzati al transito in ZTL in caso di servizi emergenziali o su chiamata ufficiale.
Il dibattito resta aperto
Il dibattito sulla questione è tutt’altro che chiuso. Da un lato, c’è chi difende la necessità di mantenere un controllo rigoroso sugli accessi in ZTL, temendo che eventuali deroghe possano aprire la strada ad abusi e comportamenti opportunistici. Dall’altro, cresce la consapevolezza che non sia ragionevole penalizzare chi lavora per garantire la sicurezza e la fluidità della mobilità urbana. Il rischio, infatti, è che gli operatori dei carriattrezzi si trovino costretti a scegliere tra il rispetto formale delle regole e l’efficienza del servizio, con evidenti ricadute negative per l’intera collettività.
La richiesta di una lista bianca per i veicoli in servizio pubblico appare sempre più come una soluzione di buon senso, capace di tutelare sia la legalità sia l’efficacia degli interventi. In attesa di una risposta dalle istituzioni, il cortocircuito amministrativo che penalizza chi opera nell’interesse generale resta una delle tante contraddizioni della vita urbana. Resta ora da vedere se la città di Torino saprà cogliere la sfida e trovare un equilibrio tra rigore normativo e necessità operative, evitando che chi lavora per la collettività venga ingiustamente sanzionato.