Il bilancio di Bologna Città 30 dopo un anno: -43,6% di morti

Dopo un anno di Citta30 a Bologna, vittime quasi dimezzate, traffico e NO2 in calo; aumentano biciclette e bike sharing, ma cresce il rischio per i ciclisti

Il bilancio di Bologna Città 30 dopo un anno: -43,6% di morti
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Giulia Darante
Pubblicato il 28 gen 2026

Nel cuore dell’Emilia, Bologna si è posta come laboratorio d’avanguardia per la mobilità sostenibile, con risultati che stanno facendo discutere urbanisti, amministratori e cittadini. A un anno dall’introduzione del piano Città 30, che ha abbassato il limite di velocità a 30 km/h su circa il 70% delle strade urbane, il bilancio è a doppio taglio: se da un lato si celebrano traguardi storici nella sicurezza stradale e nella qualità dell’aria, dall’altro emergono criticità che impongono un ripensamento delle strategie, soprattutto per la tutela di chi si muove sulle due ruote.

Il bilancio dopo un anno

Lanciato ufficialmente il 16 gennaio 2025, il progetto Città 30 ha centrato l’obiettivo principale di dimezzare la mortalità sulle strade: i decessi sono scesi da 39 a 22, segnando un calo del 43,6%. Una riduzione così marcata non si vedeva da anni e testimonia l’efficacia delle politiche di moderazione della velocità nell’abbassare la gravità degli incidenti. Parallelamente, anche il numero totale dei feriti si è ridotto del 7,2%, mentre gli interventi di emergenza in codice rosso sono calati del 22,2%, alleggerendo la pressione su ospedali e servizi di soccorso.

Un ulteriore segnale positivo arriva dal fronte ambientale. I dati raccolti dalla centralina Arpae di Porta San Felice parlano chiaro: il livello medio annuo di NO2 (biossido di azoto), uno degli inquinanti più pericolosi per la salute, è sceso del 24,4%, attestandosi a 29 µg/m³, il valore più basso dell’ultimo decennio. Questo dato rafforza il legame tra politiche di mobilità sostenibile e miglioramento della qualità dell’aria, con benefici tangibili per la salute pubblica.

Non mancano le zone d’ombra

Nonostante questi successi, il quadro non è privo di ombre. Il traffico veicolare complessivo è diminuito solo del 9%, segno che la riduzione della velocità non ha inciso drasticamente sulla quantità di auto in circolazione. Tuttavia, si è registrato un significativo spostamento modale verso le biciclette: gli spostamenti in bici sono cresciuti del 19%, mentre il bike sharing ha visto un vero e proprio boom, con un +69% nel 2024 e un raddoppio fino al 119% nel primo semestre 2025. Questo cambiamento, se da un lato favorisce la transizione ecologica, dall’altro ha esposto una categoria di utenti particolarmente vulnerabile a nuovi rischi.

Infatti, mentre gli incidenti complessivi sono diminuiti, quelli che coinvolgono i ciclisti sono aumentati del 20%, con un inquietante +84% nei casi di prognosi riservata. La maggiore presenza di biciclette sulle strade, senza un adeguato potenziamento delle infrastrutture dedicate, ha generato una situazione paradossale: la città è più sicura in generale, ma più pericolosa per chi pedala.

Un risparmio di 66 milioni

Dal punto di vista economico, il Comune stima un risparmio di 66 milioni di euro nei costi sociali legati all’incidentalità, grazie a minori spese sanitarie e meno giornate di lavoro perse. Tuttavia, le associazioni di ciclisti e gli esperti di sicurezza stradale mettono in guardia: il solo abbassamento dei limiti di velocità non basta. Senza corsie ciclabili protette, segnaletica aggiornata e controlli rigorosi, il rischio per i ciclisti resta elevato e rischia di vanificare i benefici della mobilità sostenibile.

L’assessore alla mobilità ribadisce l’impegno a perseguire l’obiettivo di “zero morti”, ma la cittadinanza chiede azioni concrete e investimenti in infrastrutture. Il monitoraggio costante e gli interventi mirati sulle aree più critiche diventano fondamentali per consolidare i risultati ottenuti e correggere le distorsioni emerse.

Il primo anno di Città 30 offre una base solida su cui costruire una città più vivibile, ma la sfida resta aperta: trovare il giusto equilibrio tra la riduzione dell’impatto ambientale, la promozione di forme di trasporto sostenibili e la protezione dei soggetti più esposti, come i ciclisti. Solo così Bologna potrà diventare un modello virtuoso di mobilità sostenibile e sicurezza stradale per tutto il Paese.

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