I giapponesi smontano un'auto cinese e scoprono il segreto dei prezzi bassi

Gli ingegneri giapponesi smontano una BYD Atto 3 per capire come il costruttore cinese riesca a contenere i prezzi: ecco cosa hanno scoperto

I giapponesi smontano un'auto cinese e scoprono il segreto dei prezzi bassi
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Giorgio Colari
Pubblicato il 15 ott 2026

Come riesce BYD a vendere automobili elettriche a prezzi competitivi, mantenendo una dotazione tecnologica ricca e investendo continuamente in nuovi modelli? Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ingegneri giapponesi ha deciso di esaminare direttamente una vettura del marchio cinese, smontandola per analizzarne componenti, architettura e soluzioni produttive.

L’indagine, presentata durante un incontro organizzato dal Bureau economico e commerciale del Giappone, ha coinvolto oltre 70 fornitori dell’industria automobilistica. Al centro dell’analisi una BYD Atto 3, SUV elettrico arrivato sul mercato giapponese nel gennaio 2023.

Il risultato ha evidenziato una strategia industriale profondamente diversa da quella adottata da numerosi costruttori tradizionali: BYD controlla direttamente gran parte della produzione dei componenti, limitando il ricorso ad aziende esterne.

BYD produce internamente il 75% dei componenti

La scoperta più significativa riguarda il livello di integrazione verticale raggiunto dal costruttore cinese. Durante lo smontaggio della Atto 3, gli ingegneri hanno riscontrato una presenza estremamente ridotta di componenti acquistati da fornitori indipendenti.

Tra gli elementi provenienti dall’esterno figurano principalmente pneumatici e superfici vetrate, mentre numerosi sistemi meccanici, elettronici ed elettrici vengono realizzati direttamente dall’azienda. Secondo un’analisi di UBS, BYD produce internamente circa il 75% dei componenti utilizzati nei propri veicoli. Per confronto, una Tesla Model 3 costruita in Cina raggiungerebbe una quota del 46%.

Questa organizzazione consente di ridurre i passaggi intermedi, controllare più direttamente la qualità e contenere i costi legati all’approvvigionamento. Il vantaggio riguarda anche i tempi industriali: progettazione e produzione possono essere coordinate all’interno dello stesso gruppo, evitando parte delle complessità tipiche delle filiere articolate su numerosi fornitori.

Non significa necessariamente che ogni singolo elemento venga fabbricato da BYD, ma che l’azienda mantiene un controllo particolarmente esteso sulle attività produttive strategiche.

Batterie ed e-Axle: dove nasce il vantaggio economico

Un ruolo determinante è svolto dalle batterie, che rappresentano una delle voci più costose nella realizzazione di un’automobile elettrica. BYD è anche uno dei maggiori produttori mondiali di accumulatori, con una quota di mercato indicata al 16,4%, alle spalle di CATL, accreditata del 37,1%.

Disporre di una produzione interna permette di gestire direttamente una componente che può incidere per circa un terzo sul costo complessivo del veicolo. Un’altra soluzione importante è il sistema e-Axle, che integra motore elettrico, inverter, trasmissione e altri elementi dell’unità di propulsione in un insieme compatto.

L’integrazione riduce il numero di componenti separati e semplifica le operazioni di assemblaggio, contribuendo all’efficienza produttiva. La scelta permette inoltre di ottimizzare gli ingombri e di sviluppare piattaforme progettate specificamente per la mobilità elettrica.

Anche le navi sono di proprietà BYD

La strategia del costruttore non si ferma agli stabilimenti. BYD ha investito anche nella logistica internazionale, creando una propria flotta di navi destinate al trasporto delle automobili. Tra queste figura la BYD Explorer No.1, progettata per movimentare migliaia di veicoli verso i mercati esteri, compresa l’Europa.

Controllare direttamente parte delle spedizioni consente di programmare le consegne e ridurre la dipendenza dagli operatori marittimi esterni. L’analisi giapponese mostra dunque come la competitività del marchio non dipenda esclusivamente dal costo della manodopera o dalle economie di scala.

Alla base c’è un modello industriale costruito sull’integrazione di produzione, tecnologia e distribuzione, che rappresenta una sfida per i costruttori europei e giapponesi ancora fortemente legati alle reti tradizionali di fornitura.

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