Ferrari Purosangue al centro di una causa negli USA: contestata la rivendita anticipata
Un dealer Ferrari ha citato in giudizio un cliente che avrebbe rivenduto una Purosangue subito dopo la consegna, violando un accordo che vieta la rivendita per 18 mesi
Sta facendo discutere negli Stati Uniti una vicenda che coinvolge Ferrari Purosangue e un suo cliente, finito al centro di una causa legale dopo aver rivenduto l’auto poco dopo la consegna. Il caso arriva dal Texas e ha come protagonista un acquirente che aveva ricevuto il suo esemplare nel 2024.
Secondo quanto emerso, il concessionario Ferrari di Houston avrebbe avviato un’azione legale contro il cliente, ritenendo violato un accordo contrattuale firmato al momento dell’acquisto. La vicenda ha immediatamente attirato l’attenzione perché mette in luce una pratica sempre più diffusa nel mondo delle auto ad alta richiesta: la rivendita rapida a scopo di profitto.
Il contratto anti-rivendita di Ferrari
Al centro della disputa c’è un documento chiamato “Opportunity Agreement”, firmato dal cliente al momento del versamento della caparra. Questo contratto prevedeva una clausola molto chiara: per un periodo di 18 mesi l’auto non poteva essere rivenduta liberamente sul mercato.
In caso di cessione anticipata, il proprietario avrebbe dovuto prima offrire il veicolo al concessionario, che avrebbe avuto la possibilità di riacquistarlo allo stesso prezzo d’acquisto originale. In alternativa, la vendita a terzi senza passare da questa procedura avrebbe potuto comportare conseguenze economiche importanti, tra cui la restituzione degli eventuali profitti ottenuti e il pagamento delle spese legali.
Secondo l’accusa, il cliente avrebbe ignorato queste condizioni rivendendo la vettura poco dopo la consegna, approfittando della forte domanda sul mercato secondario. La differenza tra prezzo di listino e valore dell’usato avrebbe reso l’operazione potenzialmente molto redditizia, ma anche contrattualmente rischiosa.
Perché la Purosangue è così richiesta
Il caso si inserisce in un contesto molto particolare per Ferrari. La Purosangue non è un modello qualsiasi, ma rappresenta una svolta storica per il marchio di Maranello: è infatti il primo modello a quattro porte e quattro posti della casa, con un’impostazione più versatile rispetto alle tradizionali sportive del Cavallino.
Sotto il cofano monta un V12 aspirato da 6,5 litri con una potenza di circa 725 cavalli, capace di prestazioni da supercar nonostante la carrozzeria più “familiare”. L’accelerazione da 0 a 100 km/h avviene in poco più di 3 secondi, un dato che la colloca ai vertici della categoria.
Il prezzo di listino negli Stati Uniti parte da circa 429.000 dollari, ma la forte domanda e la disponibilità limitata hanno fatto salire le quotazioni dell’usato anche oltre i 700.000 dollari in alcuni casi. È proprio questa differenza a rendere il modello estremamente appetibile anche per operazioni speculative.
Il tema del “flipping” nel mercato delle supercar
La vicenda della Purosangue non è isolata, ma rientra in un fenomeno sempre più diffuso nel mercato delle auto di lusso: il cosiddetto “flipping”, ovvero l’acquisto di un’auto con l’unico obiettivo di rivenderla rapidamente a un prezzo superiore.
Negli ultimi anni diversi costruttori hanno adottato strategie sempre più rigide per contrastare questa pratica. Alcuni marchi prevedono clausole contrattuali simili a quella contestata nel caso Ferrari, altri arrivano addirittura a limitare la possibilità di acquisto per i clienti considerati “speculatori”.
Il motivo è chiaro: preservare l’esclusività dei modelli e proteggere il rapporto con gli acquirenti reali, quelli interessati all’uso dell’auto e non al profitto immediato. Tuttavia, la forte domanda e la produzione limitata continuano ad alimentare un mercato parallelo molto attivo.