Emissioni non di scarico: freni, pneumatici e BEV nella qualità dell'aria

Studio EIT/TfL: le emissioni non di scarico (freni, pneumatici) sono ora la prima fonte di particolato urbano. Mobilità attiva, EV e materiali resistenti tra le soluzioni proposte

Emissioni non di scarico: freni, pneumatici e BEV nella qualità dell'aria
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Giorgio Colari
Pubblicato il 23 mar 2026

La sfida per la qualità dell’aria urbana si è profondamente trasformata negli ultimi anni: se un tempo il nemico principale era rappresentato dai gas provenienti dai tubi di scarico, oggi il panorama delle emissioni non di scarico è cambiato radicalmente. Le cifre parlano chiaro: il 40% delle polveri sottili nelle città deriva dall’usura freni, mentre tra l’1% e il 5% proviene dall’usura pneumatici. L’avvento dei veicoli elettrici ha permesso di ridurre fino all’80% le particelle prodotte dalla frenata, grazie ai sistemi di rigenerazione dell’energia. Tuttavia, il loro peso superiore rispetto ai veicoli tradizionali si traduce in una sollecitazione maggiore degli pneumatici, introducendo nuove criticità ambientali proprio dove si pensava di averle eliminate.

Cosa dice uno studio

Un recente studio condotto da EIT Urban Mobility, Transport for London e Greater London Authority mette in luce questo paradosso della transizione verde: mentre le emissioni dai motori diminuiscono, cresce il contributo delle componenti meccaniche all’inquinamento atmosferico. In particolare, l’usura freni è diventata il principale vettore di particolato sospeso, che si disperde nell’aria e viene inalato quotidianamente dai cittadini. Questo tipo di emissione rappresenta oggi il nodo più critico da affrontare, in quanto le particelle prodotte sono particolarmente fini e penetranti.

Non meno insidiosa, seppur più subdola, è la questione legata all’usura pneumatici. Solo una piccola parte delle particelle generate finisce nell’aria, ma la maggioranza si deposita sulla strada o viene trascinata nei sistemi idrici urbani, causando effetti ambientali prolungati e diffusi. Questi residui possono contaminare l’acqua, il suolo e la catena alimentare, con impatti che si manifestano anche a distanza di tempo e ben oltre i confini delle aree urbane.

L’elettrificazione del parco auto

La ricerca evidenzia che l’elettrificazione del parco auto, pur essendo un passo fondamentale, non è sufficiente per risolvere il problema alla radice. Il maggiore peso dei veicoli elettrici aggrava l’usura degli pneumatici, annullando in parte i benefici ottenuti con la riduzione delle emissioni da freni. La vera svolta, secondo gli esperti, risiede nella promozione della mobilità attiva e del trasporto pubblico. Sostituire gli spostamenti in auto privata con quelli a piedi, in bicicletta o su mezzi collettivi può abbattere le emissioni di particolato fino a cinque volte più efficacemente rispetto alla semplice sostituzione dei veicoli endotermici con quelli elettrici.

Dal punto di vista delle politiche urbane, lo studio suggerisce di ampliare le zone a basse emissioni, implementare limiti di velocità più stringenti per contenere l’usura dei componenti meccanici e incentivare l’utilizzo di materiali innovativi e più resistenti per freni e pneumatici. Si fa inoltre strada la richiesta, da parte dell’industria, di introdurre standard europei armonizzati per la misurazione e la regolamentazione delle emissioni non di scarico. Questo permetterebbe una competizione più equa tra produttori e città, e garantirebbe una maggiore trasparenza verso i consumatori.

Cosa è emerso

Un aspetto fondamentale emerso dalla ricerca è la necessità di adottare un approccio integrato. Non basta puntare solo sull’innovazione tecnologica se non si investe anche in infrastrutture dedicate alla mobilità attiva e in politiche coordinate che guidino i comportamenti dei cittadini. Gli esperti sottolineano l’importanza di una manutenzione più frequente delle superfici stradali, che può ridurre la dispersione di particolato, e di continuare la ricerca su nuove mescole di pneumatici in grado di minimizzare l’impatto ambientale.

Il controllo delle emissioni di scarico resta necessario, ma oggi si rivela sempre più insufficiente. Solo un’azione simultanea e coordinata su tecnologia, domanda di mobilità e regolamentazione potrà davvero fronteggiare questa nuova frontiera dell’inquinamento urbano. La qualità dell’aria nelle città dipenderà dalla capacità di affrontare le emissioni non di scarico con soluzioni integrate e innovative, garantendo così un futuro più salubre e sostenibile per tutti.

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