Auto cinesi in Italia, oltre venti i marchi presenti: e la lista si allungherà ancora

Tra brand nativi, globali e rebranding: come oltre venti case automobilistiche stanno trasformando il parco auto circolante in Italia

Auto cinesi in Italia, oltre venti i marchi presenti: e la lista si allungherà ancora
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Giorgio Colari
Pubblicato il 7 mag 2026

Fino a poco tempo fa, l’idea di guidare un’auto prodotta all’ombra della Grande Muraglia era considerata una curiosità per pochi pionieri. Oggi, quella curiosità si è trasformata in un record numerico senza precedenti che sta scuotendo le fondamenta del mercato automobilistico italiano. I dati UNRAE relativi ai primi quattro mesi del 2026 parlano chiaro: sono state immatricolate oltre 78.000 vetture di produzione cinese su un totale di circa 640.000. Si tratta di una quota di mercato del 12,5%, il che significa che, statisticamente, una ogni otto auto vendute in Italia oggi proviene dalla Cina.

Un concetto in evoluzione

Ma cosa definisce davvero un’auto “cinese” nel 2026? La realtà è più sfumata di quanto si possa pensare. Il panorama attuale comprende infatti marchi nativi come BYD, Omoda e Jaecoo, ma anche brand storici europei ora controllati da colossi orientali, come Volvo, Polestar o Lotus, che fanno capo al gruppo Geely. Esiste poi un terzo filone, tutto italiano, composto da importatori che commercializzano modelli di origine cinese adattandoli al nostro mercato, come i marchi del gruppo DR, Cirelli ed EMC.

I protagonisti della scalata

Il re incontrastato di questa nuova era è MG. Lo storico marchio britannico, ora parte del gruppo SAIC, è diventato l’undicesimo brand più venduto in assoluto in Italia, grazie a una gamma versatile che spazia dall’ibrido all’elettrico puro. Tuttavia, la vera sorpresa dell’anno è rappresentata da Leapmotor: la sua piccola T03 è balzata al terzo posto tra le auto più vendute in Italia ad aprile 2026, spinta da una distribuzione capillare garantita dalla partnership con il gruppo Stellantis.

Mentre BYD consolida la sua posizione con una crescita del 171% ad aprile, altri attori come Omoda e Jaecoo (del gruppo Chery) registrano balzi del 310%, presidiando con forza il segmento dei SUV di fascia media. Anche il “polo molisano” di DR merita attenzione, avendo creato un ecosistema di rebranding che include marchi come Evo, Ich-X, Sportequipe e Tiger.

Un orizzonte in espansione

La metamorfosi del parco auto circolante è tutt’altro che conclusa. Se oggi si contano oltre venti marchi cinesi attivi sul territorio nazionale, le previsioni indicano che entro la fine dell’anno potrebbero diventare quasi trenta. Nuovi nomi stanno già facendo il loro ingresso: dal lusso di Lepas (con i SUV L8, L6 e L4) ai fuoristrada di iCaur, fino al debutto di Denza — frutto della collaborazione tra BYD e Mercedes — e del marchio Deepal del gruppo Changan.

Questa ondata tecnologica non porta solo nuovi loghi nelle concessionarie, ma introduce soluzioni digitali evolute (come la collaborazione tra MG e Oppo) e architetture meccaniche innovative. L’Italia, un tempo roccaforte dei marchi tradizionali, sta diventando il laboratorio a cielo aperto di una rivoluzione industriale che vede Pechino come nuovo centro di gravità, trasformando radicalmente il modo in cui concepiamo la mobilità quotidiana.

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