Dacia abbandona il GPL entro il 2030, una scelta obbligata
La decisione di Dacia di interrompere la produzione di auto a GPL entro il 2030 è collegata alle norme UE e agli obiettivi Fit for 55: effetti su mercato, clienti e strategia del marchio
Il settore automobilistico europeo è al centro di una trasformazione epocale, e una delle notizie più significative riguarda la scelta di Dacia di abbandonare definitivamente il GPL entro i prossimi anni. Questa decisione, che coinvolge uno dei marchi più popolari per chi cerca vetture economiche e funzionali, si inserisce in un contesto di forti pressioni normative e cambiamenti strutturali imposti dall’Unione Europea. In particolare, la strategia di Dacia punta a una riduzione delle emissioni CO2 del 37,5% entro il 2030, fino ad arrivare all’azzeramento totale delle emissioni nei veicoli nuovi entro il 2035. Una scelta che non solo cambierà la gamma del marchio, ma avrà un impatto rilevante anche per i consumatori e per il mercato nel suo complesso.
Il quadro normativo europeo: una rivoluzione inevitabile
Le nuove direttive dell’Unione Europea lasciano poco spazio a interpretazioni: entro il 2030 tutte le case automobilistiche dovranno ridurre drasticamente le emissioni CO2 delle auto nuove, con l’obiettivo di arrivare a zero emissioni nette entro il 2035, come stabilito dal pacchetto Fit for 55. Per un marchio come Dacia, continuare a investire sul GPL non è più sostenibile dal punto di vista economico e tecnologico, visto che i limiti imposti rendono troppo oneroso il mantenimento e lo sviluppo di questa tecnologia.
Il ruolo del GPL: una soluzione che non basta più
Negli ultimi anni, il GPL ha rappresentato una soluzione intelligente per chi cercava un compromesso tra risparmio e attenzione all’ambiente. Le vetture alimentate a GPL nella gamma Dacia hanno permesso una riduzione media delle emissioni CO2 di circa 10 g/km, e in alcuni casi, grazie all’integrazione con sistemi mild hybrid, il risparmio arrivava anche a 20 g/km. Tuttavia, in uno scenario in cui l’obiettivo è la completa neutralità carbonica, questi numeri non sono più sufficienti a giustificare ulteriori investimenti su questa tecnologia.
Le parole della dirigenza: tra sostenibilità e costi
Non è un caso che la svolta sia stata confermata da Frank Marotte, direttore vendite di Dacia, che ha dichiarato: «Il GPL rimane una soluzione pragmatica nella transizione ecologica, ma i costi di produzione crescenti e le difficoltà nel mantenere il modello low cost rendono impossibile continuare oltre il 2030». Queste parole sottolineano la tensione crescente tra la necessità di rispettare gli obiettivi ambientali e quella di garantire prezzi accessibili, un equilibrio sempre più difficile da mantenere in un mercato in rapida evoluzione.
Le conseguenze per i consumatori: cosa cambia davvero
Per molti clienti, la scomparsa del GPL dalla gamma Dacia rappresenta la perdita di una soluzione conveniente e affidabile. Il GPL ha infatti permesso a migliaia di automobilisti di contenere i costi di gestione senza rinunciare a una significativa riduzione delle emissioni CO2. Ora, con l’uscita di scena di questa tecnologia, una parte della clientela sarà costretta a orientarsi verso soluzioni ibride, mild hybrid o completamente elettriche. In paesi come l’Italia, dove la rete di distribuzione del GPL è ancora capillare, questa transizione potrebbe risultare particolarmente complessa per chi cerca il massimo risparmio.
Le strategie future: tra innovazione e accessibilità
Per non perdere la propria competitività e il favore del pubblico, Dacia sta già lavorando a nuove proposte. Tra le novità più attese c’è il lancio, previsto per il 2026, di un modello pensato per competere direttamente con la Skoda Octavia, con un prezzo stimato intorno ai 23.000 euro. La strategia del marchio punta a mantenere l’accessibilità, integrando tecnologie ibride, mild hybrid e soluzioni elettriche, così da rispettare i nuovi vincoli normativi senza snaturare la propria identità.
Una transizione complessa ma necessaria
L’addio al GPL da parte di Dacia rappresenta un passaggio chiave nella corsa alla decarbonizzazione del settore automobilistico europeo. Se da un lato la scelta risponde alle esigenze ambientali imposte dalle normative, dall’altro solleva interrogativi importanti sui costi e sulle tempistiche della transizione, sia per i consumatori sia per l’intera filiera. Concessionari, distributori e costruttori dovranno adattarsi rapidamente a un mercato in trasformazione, cercando la migliore combinazione tecnologica per garantire sostenibilità ambientale, economica e sociale.