Caro carburante, Diesel +25,8%: accuse di speculazione lungo la filiera

A marzo 2026 il diesel schizza del 25,8% in Italia. Unimpresa denuncia speculazione lungo la filiera, impatti su pesca, trasporti e consumatori; governo annuncia monitoraggi

Caro carburante, Diesel +25,8%: accuse di speculazione lungo la filiera
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Giulia Darante
Pubblicato il 11 mar 2026

Un recente studio del Centro studi di Unimpresa ha acceso i riflettori su una dinamica allarmante che sta caratterizzando il mercato dei carburanti in Italia. Nei primi giorni di marzo 2026, il Paese ha assistito a un’impennata dei prezzi che ha coinvolto sia il diesel sia la benzina, con aumenti che hanno lasciato perplessi consumatori e operatori economici. L’analisi, basata su dati reali, evidenzia come lungo la filiera distributiva si siano verificati incrementi ingiustificati, comportamenti opportunistici e margini extra che avrebbero generato extraprofitti miliardari.

Un’impennata spaventosa

In particolare, il prezzo del diesel è cresciuto del 25,8%, mentre la benzina ha fatto segnare incrementi altrettanto significativi. Tuttavia, ciò che desta maggiore sorpresa non è tanto la volatilità delle quotazioni del Brent, quanto la componente di speculazione identificata: secondo gli esperti, tra gli 8 e i 20 centesimi al litro sarebbero “nascosti” nei prezzi alla pompa, con punte che raggiungono i 35-50 centesimi nelle stazioni di servizio delle autostrade.

Questo fenomeno viene spiegato attraverso il meccanismo noto come rocket and feather. In sostanza, quando il prezzo del petrolio aumenta, i distributori reagiscono con estrema rapidità adeguando i listini dei carburanti verso l’alto. Al contrario, quando il prezzo del barile scende, la diminuzione dei prezzi alla pompa avviene in modo molto più lento e graduale. Tale asimmetria, secondo Unimpresa, genera extraprofitti stimati tra i 3 e i 7 miliardi di euro ogni anno, a discapito sia dei consumatori sia degli operatori economici.

La filiera è in difficoltà

Le ripercussioni di questi rincari si fanno sentire soprattutto sulle filiere produttive più vulnerabili al caro-carburanti. Un esempio emblematico è rappresentato dal settore della pesca in Liguria, dove la dipendenza dal diesel è strutturale e molte imprese operano ormai al limite della sostenibilità economica. In particolare, la pesca a strascico, che consuma migliaia di litri di gasolio ogni settimana, si trova a dover fronteggiare costi ormai quasi insostenibili. Anche laddove sono previsti prezzi agevolati, questi oscillano tra 0,92 e 1,30 euro al litro a seconda delle aree, rendendo difficile la programmazione e la sopravvivenza delle attività.

Di fronte a questa situazione, l’esecutivo ha promesso un rafforzamento dei controlli e un monitoraggio più serrato dell’intera filiera distributiva, con l’obiettivo di garantire trasparenza e contrastare eventuali aumenti ingiustificati. Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, ha sottolineato la necessità di tutelare il corretto funzionamento del mercato e di proteggere sia i consumatori sia le imprese dalle pratiche speculative che rischiano di compromettere la competitività del sistema economico.

Una molteplicità di fattori

La questione è resa ancora più complessa dalla molteplicità di fattori che influenzano il prezzo finale dei carburanti: accise, costi di raffinazione, spese logistiche e margini commerciali variano sensibilmente tra le reti urbane e quelle delle autostrade. Tuttavia, l’andamento registrato nelle ultime settimane fa sospettare che, oltre agli elementi strutturali, vi siano anche aggiustamenti opportunistici difficili da giustificare con la sola dinamica di mercato.

Molti analisti indipendenti invitano alla cautela nell’interpretazione dei dati: se da un lato il rialzo del Brent può spiegare una parte degli aumenti, dall’altro è plausibile che comportamenti di speculazione abbiano contribuito in modo significativo a gonfiare i prezzi. La vera sfida, quindi, consiste nel distinguere tra variazioni legittime, dettate da fattori economici oggettivi, e rincari determinati da strategie di mercato poco trasparenti.

Le conseguenze sono immediate

Le conseguenze per i consumatori sono immediate: il costo della vita aumenta, il carrello della spesa si appesantisce e i rincari dei carburanti si riflettono su tutti i prodotti alimentari e sui servizi. Le imprese di trasporto e i settori a elevata intensità energetica stanno già valutando strategie per contenere i costi e riprogrammare le attività, mentre le associazioni di categoria sollecitano interventi specifici e controlli più rigorosi.

Il dibattito si sviluppa su due direttrici principali: da un lato, la necessità di potenziare i controlli per identificare e sanzionare comportamenti anticoncorrenziali; dall’altro, l’urgenza di fornire ai cittadini una comunicazione chiara e trasparente sulle componenti che determinano il prezzo dei carburanti alla pompa. L’impegno del governo dovrà tradursi in dati pubblici accessibili e, se necessario, in provvedimenti sanzionatori contro chi adotta pratiche scorrette.

Nel frattempo, automobilisti e operatori economici continuano a fare i conti con l’impatto dei rincari sulle proprie risorse, mentre la questione della trasparenza e dell’equità nei mercati energetici torna a occupare un posto centrale nel dibattito pubblico nazionale.

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