Autotrasporto in crisi: 1 impresa su 5 a rischio chiusura con diesel oltre 2 euro
Il settore dell’autotrasporto in Italia è in forte crisi: oltre 13.000 imprese a rischio chiusura se il diesel resta sopra i 2 euro al litro fino al 2026
Il settore dell’autotrasporto italiano si trova davanti a una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, una impresa su cinque rischia la chiusura entro la fine dell’anno se il prezzo del diesel dovesse restare stabilmente sopra i 2 euro al litro fino al 2026.
Parliamo di numeri importanti: su circa 67.000 aziende attive nel Paese, oltre 13.000 sarebbero potenzialmente esposte a un rischio concreto di cessazione dell’attività. Una situazione che non riguarda solo il costo del carburante, ma l’intera sostenibilità economica del comparto.
Diesel e costi operativi: perché il settore è sotto pressione
Il punto centrale della crisi è il ruolo del carburante nella struttura dei costi. Il gasolio rappresenta circa il 30% delle spese operative totali di un’impresa di trasporto merci. Si tratta, insieme al costo del personale, della voce più pesante per chi opera nel settore.
Il problema nasce dal fatto che molte aziende lavorano con contratti a lungo termine o tariffe fissate in anticipo, spesso mesi prima. Questo significa che eventuali aumenti improvvisi del carburante non possono essere trasferiti immediatamente sui prezzi del servizio.
Quando il diesel aumenta, come avvenuto negli ultimi anni con variazioni anche superiori al 20-30%, le imprese si trovano a dover anticipare costi molto più alti senza un adeguato adeguamento dei ricavi. In pratica, i margini si riducono fino a diventare insostenibili. Per dare un’idea concreta, il pieno di un mezzo pesante con circa 500 litri di gasolio oggi può superare i 1.000 euro, con incrementi significativi rispetto agli anni precedenti.
Crisi di liquidità e contratti fissi: il problema dei margini
La questione più critica non è solo il prezzo del carburante in sé, ma la liquidità delle imprese. L’autotrasporto è un settore ad alta intensità di costi immediati: il carburante si paga subito, mentre gli incassi arrivano spesso dopo settimane o mesi.
Questa dinamica crea un effetto a catena: più il diesel aumenta, maggiore è la necessità di capitale circolante per continuare a operare. Molte aziende si trovano quindi a finanziare di tasca propria l’attività quotidiana, accumulando tensioni finanziarie sempre più difficili da sostenere.
A peggiorare il quadro contribuisce anche la concorrenza estera, soprattutto di operatori provenienti dall’Europa orientale, spesso in grado di offrire tariffe più basse grazie a costi strutturali differenti.
Un settore già in calo da dieci anni
La crisi del carburante si inserisce in un contesto già fragile da tempo. Negli ultimi dieci anni, il numero delle imprese di autotrasporto in Italia è diminuito di oltre 19.000 unità, passando da circa 86.500 a poco più di 67.000.
Il calo è stato particolarmente evidente in diverse aree del Paese, con riduzioni anche superiori al 30% in alcune regioni. Questo trend evidenzia una trasformazione strutturale del settore, sempre più concentrato e sotto pressione.
Nonostante alcune eccezioni territoriali in crescita, il quadro generale mostra una progressiva riduzione della base imprenditoriale, segno di un settore che fatica a mantenere competitività e redditività.