Auto cinesi alla conquista dell’Europa: nel 2036 potrebbero valere un’auto su tre

I marchi cinesi stanno rapidamente conquistando spazio nel mercato italiano ed europeo. Secondo il nuovo report Methodos Consulting, entro dieci anni potrebbero arrivare al 30% del mercato.

Auto cinesi alla conquista dell’Europa: nel 2036 potrebbero valere un’auto su tre
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Fabrizio Caratani
Pubblicato il 27 lug 2026

Il mercato automobilistico europeo sta vivendo una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. Non si tratta soltanto del passaggio verso nuove motorizzazioni, ma di un cambiamento più ampio che coinvolge equilibri industriali, strategie commerciali e modelli distributivi. A fotografare questa evoluzione è il nuovo report “Mercato Auto: scenari, sfide globali e il confronto con la Cina” realizzato dal Centro Studi Methodos Consulting, che analizza la crescita dei costruttori cinesi, il cambiamento delle preferenze dei consumatori e le nuove sfide per le reti di vendita italiane.

Il dato più evidente riguarda proprio l’avanzata dei marchi cinesi. Nel mercato italiano la loro quota è passata dallo 0,20% del 2019 all’8,08% nel 2025, arrivando al 13,30% nel maggio 2026. Una crescita rapida, sostenuta da un’offerta sempre più ampia, prezzi competitivi, elevati contenuti tecnologici e tempi di sviluppo dei prodotti particolarmente ridotti.

Secondo lo scenario centrale elaborato da Methodos Consulting, questa crescita potrebbe proseguire fino a portare i brand cinesi a raggiungere una quota vicina al 30% del mercato entro il 2036.

Una previsione che non rappresenta un risultato già scritto, ma uno scenario legato all’evoluzione di diversi fattori: capacità produttiva, strategie commerciali, regolamentazione europea, investimenti industriali e soprattutto alla capacità dei nuovi operatori di costruire una relazione stabile con clienti e reti distributive.

Non solo elettrico: il mercato cambia alimentazione

Parallelamente all’arrivo dei nuovi protagonisti asiatici, cambia anche la composizione del parco auto.

Nel periodo gennaio-maggio 2026 le vetture esclusivamente termiche rappresentano il 32,69% del mercato, contro il 93,40% del 2019. Crescono invece le motorizzazioni ibride, che raggiungono il 59,19%, mentre le auto completamente elettriche arrivano all’8,12%.

Un’evoluzione che dimostra come il mercato non stia semplicemente sostituendo una tecnologia con un’altra, ma stia entrando in una fase di maggiore complessità, nella quale convivono motori tradizionali, ibride, plug-in ed elettriche.

Per concessionari e operatori della filiera questo significa dover gestire contemporaneamente prodotti diversi, nuove esigenze dei clienti e modelli di business più articolati.

La pressione sui segmenti più importanti del mercato

La crescita dei marchi cinesi interessa soprattutto i segmenti B e C, quelli delle citycar, crossover e SUV compatti, da sempre fondamentali per i volumi dei costruttori europei e per la redditività delle reti vendita.

Il vantaggio competitivo dei nuovi operatori si basa soprattutto sul rapporto tra prezzo, dotazioni tecnologiche e contenuti digitali. In alcuni casi, secondo l’analisi Methodos, il differenziale rispetto a modelli tradizionali comparabili può arrivare al 15-25%.

Una leva commerciale importante, che può favorire la rotazione dello stock e attirare nuovi clienti, ma che deve essere valutata con attenzione considerando margini reali, costi finanziari, valore residuo dei veicoli, qualità dell’assistenza e solidità del distributore.

La nuova sfida per i concessionari: non contano solo i volumi

Il cambiamento del mercato avrà conseguenze profonde sulle concessionarie. Le case automobilistiche stanno infatti ripensando le proprie reti, introducendo nuovi modelli distributivi e favorendo la nascita di strutture territoriali più grandi e capaci di gestire più marchi.

Secondo Methodos Consulting, il concessionario del futuro dovrà essere soprattutto più consapevole dei propri numeri e delle proprie performance.

“Il mercato dell’auto non sta soltanto cambiando alimentazione, ma sta ridefinendo gli equilibri industriali e commerciali dell’intero settore”, sottolinea Vincenzo Pantaleoni, Senior Partner di Methodos Consulting. La crescita dei marchi cinesi, secondo il manager, rappresenta un’opportunità solo se integrata all’interno di un modello economicamente sostenibile.

Le quattro mosse per affrontare il nuovo scenario

Per mantenere competitività, le concessionarie dovranno intervenire su quattro direttrici principali.

  • Maggiore controllo della redditività: non sarà più sufficiente guardare ai volumi di vendita. Sarà fondamentale monitorare margine per vettura, rotazione dello stock, giorni di giacenza, costo del capitale e sostenibilità complessiva dei nuovi mandati.
  • Rafforzare i servizi ad alto valore aggiunto: n un mercato dove la vendita del nuovo genera margini sempre più sotto pressione, diventeranno strategici il post-vendita, i servizi finanziari e assicurativi, l’usato, il noleggio e tutte le attività capaci di mantenere il rapporto con il cliente nel tempo.
  • Investire in digitale e competenze: gestione dei dati, strumenti gestionali integrati, formazione commerciale e aggiornamento tecnico saranno elementi decisivi per competere in un mercato più veloce e frammentato.
  • Diversificare marchi e opportunità: l’ingresso di nuovi brand, compresi quelli cinesi, potrà rappresentare un’opportunità per ampliare l’offerta. Ma la scelta dovrà tenere conto di fattori fondamentali: disponibilità dei ricambi, gestione delle garanzie, formazione tecnica, supporto marketing e valori residui delle vetture.

Il vero banco di prova sarà il post-vendita

Se il prezzo e la tecnologia possono favorire l’ingresso dei nuovi marchi, sarà il post-vendita a determinare la loro capacità di consolidarsi nel lungo periodo.

La disponibilità dei ricambi, la velocità degli interventi in garanzia, la preparazione delle officine e la gestione dell’usato saranno elementi decisivi per conquistare la fiducia dei clienti.

Per i concessionari italiani la sfida è quindi già iniziata. La crescita dei marchi cinesi non rappresenta soltanto una nuova competizione commerciale, ma l’inizio di una trasformazione che richiederà maggiore flessibilità, capacità gestionale e una visione più ampia della mobilità.

Il futuro della distribuzione auto non sarà necessariamente dominato da chi vende più vetture, ma da chi saprà costruire il modello di business più solido attorno al cliente.

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