Alfa Romeo, nuove Giulia e Stelvio nel 2028: con quali motori?

Nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio arriveranno nel 2028 sulla piattaforma STLA Large con motori EV, plug-in hybrid e benzina

Alfa Romeo, nuove Giulia e Stelvio nel 2028: con quali motori?
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Renato Terlisi
Pubblicato il 27 apr 2026

C’è un momento, nell’industria dell’auto, in cui le decisioni tecniche smettono di essere solo ingegneria e diventano dichiarazioni d’identità. Alfa Romeo si trova esattamente lì: sospesa tra il richiamo del passato e la pressione del futuro, con la nuova Giulia e la nuova Stelvio pronte a segnare un’altra svolta nella lunga marcia del Biscione.

Le due nuove generazioni, attese nel 2028, non saranno soltanto un cambio di modello. Saranno un cambio di linguaggio. Dovevano nascere elettriche pure, figlie di un’epoca che sembrava aver già scelto la sua direzione. Ma il mercato, come spesso accade, ha rallentato la sua corsa. E Stellantis ha ricalibrato la traiettoria: dentro lo stesso progetto convivranno elettrico, plug-in hybrid e motorizzazioni termiche.

Una convivenza che dice molto più di quanto sembri. Perché non è un compromesso: è una strategia globale. Come ha sottolineato il CEO Santo Ficili, il mondo non viaggia alla stessa velocità ovunque. E Alfa, per restare Alfa, deve parlare tutte le lingue della mobilità.

La base tecnica del futuro

Sotto la carrozzeria, Giulia e Stelvio nasceranno sulla piattaforma STLA Large, architettura pensata per l’elettrico ma abbastanza flessibile da accogliere anche sistemi ibridi e termici. È qui che si gioca la partita più delicata: trasformare una base “EV-first” in qualcosa che possa ancora respirare benzina senza soffocare.

Non è un semplice adattamento. È una chirurgia industriale. Raffreddamento, flussi d’aria, proporzioni: tutto viene ridisegnato per permettere a motori diversi di coesistere nello stesso corpo. E infatti le nuove Alfa cresceranno. Saranno più grandi, più tese, più scolpite nell’aerodinamica. Non per perdere agilità, ma per inseguire due obiettivi opposti: autonomia elettrica e stabilità ad alta velocità.

Il nuovo volto del Biscione

Il design seguirà il linguaggio introdotto dalla Junior: fari sdoppiati, firme luminose affilate, coda più pulita e una reinterpretazione del classico scudetto Alfa Romeo. Anche la targa cambia posizione, spinta sotto la griglia per rispettare le nuove normative europee.

Dentro, la rivoluzione sarà più controllata. Un grande schermo centrale dominerà la plancia, ma il quadro strumenti “cannocchiale” resterà, seppur digitalizzato. È una concessione alla modernità che non cancella la memoria.

Quadrifoglio: la promessa più importante

Ma il vero cuore emotivo del progetto resta lui: il Quadrifoglio. Alfa Romeo non lo abbandona. Lo rilancia. E lo sdoppia. La versione ad alte prestazioni della Giulia sarà disponibile sia elettrica sia termica, con l’obiettivo dichiarato di restare nel territorio della BMW M3, ma con due filosofie di guida diverse. Da una parte la coppia immediata dell’elettrico, dall’altra il carattere meccanico del motore a combustione.

È una sfida interna prima ancora che esterna. Perché non si tratta solo di battere la concorrenza, ma di dimostrare che il DNA Alfa può sopravvivere anche quando cambia il modo in cui viene alimentato.

Una transizione, non una fine

La gamma di motori inizierà con quattro cilindri turbo mild-hybrid, mentre i plug-in hybrid rappresenteranno il ponte tra i due mondi. Le configurazioni finali sono ancora in definizione, ma la direzione è chiara: nessuna esclusione, nessuna rottura netta.

È il segno di un’epoca in cui l’industria non può più permettersi dogmi. Solo adattamenti continui. E così, la nuova Giulia non nasce come manifesto elettrico. Nasce come compromesso evolutivo. O, per chi guarda con occhi meno cinici, come tentativo di non perdere l’anima mentre si cambia pelle.

Perché in fondo la domanda resta sempre la stessa: può un’Alfa Romeo continuare a essere un’Alfa Romeo, quando tutto ciò che la fa muovere non è più solo passione, ma anche calcolo?

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