Renault Clio Cup: la nostra gara a Monza

Lo scorso weekend sono sceso in pista a Monza per disputare una gara della Renault Clio Cup, ecco com’è andata.

Dopo tanti anni lontano dalle competizioni mi sono sentito un novellino a dover scendere in pista a fianco di piloti esperti come quelli della Renault Clio Cup. Dopo essermi qualificato negli scorsi mesi all’Autodromo di Modena per partecipare alla Pressleague, un programma che permette ad alcun giornalisti di diventare “piloti” per un weekend, è arrivato il momento tanto atteso. Dopo settimane trascorse tra problemi per il rifacimento della licenza, visite mediche, incontri col neurologo ed elettroencefalogrammi, venerdì ho varcato per l’ennesima volta la porta di Vedano a Monza, tranquillo come sempre ma consapevole che qualcosa di particolare mi stava aspettando.

Entro nel box dell’Oregon Team e mi presento a squadra e meccanici venendo accolto subito come se fossi “uno di famiglia”. Il tempo passa in fretta e corro a fare le verifiche sportive in attesa di scendere in pista per la prima sessione di prove libere. Salgo in auto per trovare la giusta posizione: subito notiamo che il sedile è perfetto sia per me, sia per il mio compagno di squadra, Marco Della Monica, così decidiamo di dividerci le due prove libere scambiandoci a metà sessione. Personalmente ho sempre preferito provare un’auto e poi poterci dormire su per pensare dove posso migliorare, trovare tutti gli errori commessi e capire cosa si può cambiare.

Così in effetti è stato. Dopo la prima sessione in cui ho cercato di trovare un minimo di confidenza con l’auto, tentando di capire anche i punti di staccata, ho rimuginato sui miei 5 giri, pensando a dove potessi spingere di più e a dove già ero abbastanza impiccato. Passata una notte di caldo atroce, degna dei quasi 40 gradi della giornata di venerdì, il risveglio al sabato è all’alba: il briefing è alle 8.45, le libere sono alle 10.35 e poi alle 15.10 ci aspettano le qualifiche.

Torno in pista con tanta voglia di correre, già sicuro di migliorarmi. E così è stato: già nella seconda sessione di libere ho abbassato il mio tempo di oltre 2 secondi, considerando anche che nelle FP1 non avevo dato il massimo volendo solo capire quanto e dove frenare. Le libere 2 passano in un lampo e poco dopo è già tempo di infilarsi di nuovo tuta e casco per segnare il tempo che mi assegnerà la posizione in griglia di partenza per la domenica.

Marco è il primo a scendere in pista per le qualifiche; io rimango sul muretto box a controllare i tempi. Poco dopo il semaforo verde il segnale dell’auto 33, la nostra, si ferma improvvisamente prima della curva Ascari e non accenna minimamente a ripartire. Il mio compagno di squadra è andato in testacoda finendo nella ghiaia. Attimi di panico, penso già che non potrò correre le qualifiche ma subito dopo vedo che l’auto riparte e torna in pista. Finiti primi 15 minuti però un altro testacoda riporta il mio team mate nella sabbia: i commissari di percorso sono veloci a riportarlo in pista ma questo mi fa ritardare il cambio gomme e, dopo qualche problema con le cinture di sicurezza prontamente risolto dai meccanici, entro in pista con pochi minuti per segnare un buon tempo.

Scaldo bene le gomme e mi lancio. Il primo giro non spingo del tutto, aspettando i giri successivi per fare un buon tempo. Al secondo giro segno buoni intertempi ma vado lungo alla Parabolica: mi sembra che i freni non stessero funzionando alla perfezione. Supero in uscita un’auto, la 76 di Massimiliano Danetti che mi si accoda e prende la scia. Acceleratore a fondo corsa, metto la quinta e poi la sesta del cambio sequenziale Sadev spingendo al massimo il 1.6 turbo da 220 cavalli della Renault Clio RS Cup. Volendo essere il più corretto possibile con chi il campionato se lo gioca per tutta la stagione, mi butto a destra e gli lascio la traiettoria migliore pensando poi di seguirlo prendendo la scia e migliorando i miei tempi. Stacco molto presto, almeno una cinquantina di metri prima del normale ma l’auto non rallenta come mi aspettavo.

Attimi di panico. Spingo fortissimo sul pedale centrale ma rimango a fianco di Danetti per tutta la staccata, sperando che si sia accorto di me. Arriviamo a pochi metri dalla prima variante e penso che anche lui avrebbe tirato dritto. Così non è stato. Il contatto, a quel punto, è stato inevitabile. Sento un botto fortissimo da sinistra, la mia auto si solleva da terra, si gira e finisco nell’erba. Bandiere rosse, sessione sospesa. Scendo senza problemi dall’auto e cerco subito di assicurarmi che anche l’altro pilota stia bene, per fortuna è così. Guardo le due auto: sono messe piuttosto male. La sua ha l’anteriore distrutto, la mia è piegata sulla fiancata e ha il ponte posteriore danneggiato.

Estremamente amareggiato risalgo in auto e mi faccio trainare in parco chiuso arrabbiato e dispiaciuto. I meccanici mi rassicurano che l’auto sarebbe stata pronta per il giorno dopo ma, inizialmente, stento a crederci. Salgo in direzione gara dove spiego l’accaduto e, dopo una lavata di capo torno a casa.

La mattina successiva entro nel box e vedo l’auto pronta per correre. Gli straordinari ragazzi dell’Oregon Team l’hanno sistemata. La pista è bagnata dopo un acquazzone che ha colpito la Brianza durante la notte. Gara 1 spetta a Marco che porta la Clio al traguardo senza forzare troppo per via delle condizioni dell’asfalto. Sette ore dopo sarà il mio turno. Inizio a rimuginare su come affrontare le curve, pensando che non voglio assolutamente creare altri contatti. Il tempo passa, lento: inizio a guardare nel box la MotoGP, poi la Formula 1 e così arriva il tempo di cambiarmi.

Salgo sul truck dell’Oregon Team e mi infilo il sottotuta, la tuta, i guanti e il casco. Sono pronto. La gara precedente tarda a finire, così mi levo il casco, l’attesa non è ancora finita. Finalmente si può partire, salgo in macchina e mi schiero. Poco dopo il semaforo si spegne e parto dall’ultima casella della griglia. Alla prima variante potrei infilarmi e superare almeno un paio di auto ma la gara è lunga e non voglio commettere errori. Mi accodo. Attaccherò dopo.

L’auto è perfetta, ho scaldato bene le gomme e mi sento carico. Vedo che il divario con gli altri è poco. Inizio a cercare di capire dove posso superare. Mi avvicino tantissimo all’auto davanti a me, la 58 di Marco Fiore, alla seconda variante, la tallono alle Lesmo e la passo all’ingresso dell’Ascari dove ho visto di essere molto più veloce. Inizio ad allungare ma lui mi recupera con la scia. Dopo un paio di giri lo lascio passare alla prima variante, sicuro di risuperarlo dopo. Di nuovo all’Ascari lo sorpasso, iniziando un gioco di scie che lo riporta vicino alle staccate. Riesco a gestire bene il vantaggio fino a quando in seconda variante spuntano delle bandiere gialle. Rallento e mi recupera. Resto davanti ancora per un paio di giri, poi, in staccata alla prima variante si infila all’interno, io perdo una marcia in scalata e mi allontano lievemente, lo riattacco e lo supero di nuovo alla variante Ascari andando leggermente lungo prima che mi passi in uscita. Vedo però delle bandiere rosse. Dopo la parabolica all’ultimo giro due auto hanno avuto una collisione, la numero 92 di Davide Nardilli è distrutta ma lui sta bene. La gara finisce così, con me davanti prima delle bandiere rosse in settima posizione dopo un duello eccitante e divertente. Scendo dall’auto e mi complimento con Fiore per la correttezza in bagarre. E’ stata davvero una bella gara.

Ho giusto il tempo per congratularmi con l’altro pilota dell’Oregon Team per il suo terzo posto prima di dover tornare a casa terminando una tre giorni tanto intensa quanto adrenalinica. Il mondo delle corse è eccezionale, vorrei rivivere un altro weekend del genere subito. Poi un altro ancora, e ancora. Tutto, incidente a parte, è andato per il meglio per merito dei ragazzi dell’Oregon Team e della stessa Renault che mi hanno saputo regalare un’esperienza bellissima che porterò sempre con me.

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