
In un’intervista rilasciata al Financial Times a proposito dei recenti rovesci dell’industria automobilistica americana, Rick Wagoner ha difeso i tre grandi costruttori a stelle e strisce, che stanno passando una fase irta di ostacoli: tra vendite in picchiata, stabilimenti che chiudono e possibili cessioni di marchi storici come Hummer, le falle da tappare sono davvero tante.
Il CEO di General Motors ha ribattuto alle recenti accuse mosse contro le case di Detroit facendo notare che: “Non siamo stati i soli a scommettere su SUV e pick-up. Anche le case giapponesi hanno investito molto nel segmento, e Toyota nello specifico ha messo sul mercato il Tundra, poco prima del tracollo”. Piccolo particolare di cui forse non tiene conto adeguatamente, Mr. Wagoner: la casa giapponese da lei citata, in piena orgia sport-utility, investiva già sulla tecnologia ibrida, e prima dell’attuale Tundra aveva già messo al mondo due generazioni di Prius, oltre ad aver applicato la propulsione ibrida alle grosse Lexus.
Al momento attuale le vendite di GM contano per oltre la metà sul segmento “light trucks”, mentre Toyota ne dipende per poco più di un terzo. Alla luce del fatto che siamo solo all’inizio del trend, è elementare comprendere come i giapponesi siano meglio posizionati dei rivali americani per i prossimi anni.

La contrazione del mercato statunitense sta mettendo in difficoltà quasi tutti i big dell’automotive: GM ha registrato sonore perdite nel primo trimestre, Ford ha visto proprio pochi giorni fa la fine di un’era con i brutti risultati commerciali del pick-up F-series e Toyota di certo non se la passa tanto bene se ha dovuto rivedere al ribasso i suoi target per il 2008.
Chrysler LLC, con la sua produzione pesantemente basata su pick-up e grossi SUV, non sarà certo immune dai venti di tempesta che soffiano sull’altra sponda dell’Atlantico, e nonostante la casa dichiari che “i tagli al lavoro e alla produzione operati a novembre saranno sufficienti”, non c’è un dipendente o un analista disposto a dare credito a queste affermazioni.
Nell’ultimo mese le vendite del gruppo sono scese del 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e il clima che serpeggia tra i dipendenti è chiaramente di sfiducia: a loro avviso, le misure di novembre avranno una temuta coda entro breve, e le loro paure trovano conferma nelle parole di David Cole, noto analista intervistato dall’Associated Press. “A maggio il Dodge Durango ha perso il 44%, la Chrysler 300C il 31% e il Dodge Ram il 27%: con questi risultati i tagli sono assolutamente inevitabili”.
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Sembrava scontato, sarebbe dovuto accadere da un momento all’altro, ma l’avvenimento lascia comunque di sasso per la portata “monsonica” delle sue dimensioni: il Ford F-series, pick-up che da quasi un ventennio è in testa al mercato americano dell’auto, crolla sotto i colpi di ben quattro modelli. Tutti giapponesi, come se non bastasse.
La maggior parte delle case ha rilasciato negli ultimi due giorni i dati di vendita di maggio negli USA: Ford ha venduto 42.973 pick-up “F”, vale a dire oltre diecimila unità meno della nuova regina, la Honda Civic (53.299). Rincarano la dose le 52.826 Toyota Corolla, le 51.291 Toyota Camry e le 43.728 Honda Accord.
Jim Farley, direttore del marketing non esita a parlare di “catastrofe” ad Automotive News, ma agginunge che “era attesa da un momento all’altro visti i prezzi dei carburanti”. Già pronte le contromisure, consistenti in robusti tagli ai listini. Basteranno ad arginare il cammino della storia?
Che i costruttori stiano rivedendo al ribasso i loro progetti per nuove auto non è più una notizia sensazionale. L’espressione “downsizing” ed i vocaboli “compact” ed “efficient” stanno sempre più entrando nel patrimonio progettuale dei grandi carmakers mondiali.
GM rientra in questo drappello a pieno titolo: con la sua produzione destinata al mercato americano, fatta di SUV e pick-up figli di un’epoca in cui costi del carburante e sensibilità ambientale erano problemi marginali, il gruppo di Detroit non può certo affrontare le difficili sfide normative del futuro più prossimo e deve adeguarsi al più presto agli ultimi trends dell’automotive.
Sempre più attenzione alle piccole e alla propulsione ibrida, dunque. Non solo: presto il gruppo dirà addio ad alcuni modelli quali Chevrolet Kodiak (la produzione terminerà a fine anno), GMC Sierra e Chevrolet Silverado (2009), nonchè Chevrolet TrailBlazer, GMC Envoy e Saab 9-7X, che sopravviveranno “al massimo fino al 2010″.
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La picchiata inarrestabile dell’economia USA sta travolgendo tutti i settori della produzione, e quello automobilistico è tra i più colpiti: GM si vede costretta a tagliare la produzione dei cosiddetti “light trucks”, categoria che comprende pick-up e grandi SUV, in quattro impianti-chiave, dai quali usciranno 143.000 veicoli meno del 2007. Per quest’anno il calo è stimato in maniera piuttosto attendibile nell’ordine del 15%.
Come se non bastasse, a complicare le cose, ci sono anche le tensioni con le forze sociali, che interessano sia il gruppo che i suoi principali fornitori. Gli analisti, da parte loro, sono poco stupiti da questo annuncio.
Complice la continua ascesa dei prezzi dei carburanti, l’automobilista americano sta cambiando le proprie storiche preferenze: c’è chi da un lato opta per i nuovi SUV di media taglia (il che vuol dire che mezzi come Q5 e GLK andranno incontro ad una crescente simpatia in USA, a scapito dei “fratelloni”) e c’è chi decide invece di cambiare completamente segmento, ripensando le proprie esigenze.
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Cosa si nasconde sotto questa carrozzeria rialzata di una Dacia Logan che abbiamo scherzosamente ribattezzato “allroad”? Si tratta effettivamente di una versione più alta della berlina low-cost rumena, oppure i collaudi riguardano un ben più ambizioso ed inedito SUV caratterizzato dalla taglia piccola e dal prezzo imbattibile?
A sentire WindingRoad, sembra proprio che la seconda ipotesi sia la più plausibile. Non c’è da stupirsi più di tanto, del resto: se questa pista dovesse rivelarsi veritiera, verrebbero confermate le nostre anticipazioni di un paio di settimane fa. Il curioso modello dovrebbe arrivare sul mercato nel corso del 2010, e, come per le sorelle berlina ed MCV, il suo punto di forza sarà il prezzo, che stando alle informazioni di cui disponiamo al momento potrebbe aggirarsi intorno ai 12.000 euro.
Il SUV Dacia costituirà la prima tappa dell’espansione della gamma, che nelle intenzioni della casa balcanica dovrà portare al milione di immatricolazioni all’anno. Le altre novità, oltre alla prossima generazione della famiglia Logan che si allargherà ad un terzo modello (una due volumi), saranno l’introduzione di una nuova berlina e di un pick-up, basato sullo stesso telaio del SUV.
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Il 15 aprile debutterà al Commercial Vehicle Show di Birmingham una Limited Edition basata sul pick-up giapponese Toyota Hilux, che sarà venduta solo in Gran Bretagna e verrà realizzata in soli 500 esemplari.
Il motore è lo stesso 3.0 D4-D della Hilux normale, ma è stato sottoposto alle cure di Toyota Motorsport che ne ha portato la potenza massima da 171 a 197 CV e la coppia da 343 a 430 Nm. Grazie al powerstep, lo scatto sullo 0-100 è sceso da 13 secondi netti a 10,5 s.
Nuovi sono anche i cerchi da 15″ e gli interni in pelle bicolore, oltre ai sedili riscaldabili. Il debutto commerciale è atteso per l’inizio dell’estate.
PickupTruk propone con un disegno l’ipotetico aspetto del nuovo Volkswagen Taro (o forse “Robust”), il pick-up voluto dal gruppo tedesco per ampliare la propria offerta a tutti i segmenti di mercato ed espandersi su nuovi mercati.
La probabile disponibilità di versioni a benzina e diesel, 2 e 4 ruote motrici, con cabina singola o doppia potranno porre il VW Taro in diretta concorrenza con Toyota Hilux e Nissan Navara.

I disastrosi test precedenti, dove aveva ottenuto soltanto mezza stella (!!!), hanno creato scompiglio e Nissan è subito corsa ai ripari. E’ stato necessario rivedere il software degli airbag per correggere un difetto piuttosto grave nei tempi di apertura del cuscino di sicurezza e migliorare così la sicurezza di questo pick up, sottoposto di nuovo ai test ed uscito a testa alta con 3 stelle nella protezione di adulti e bambini.
E’ in corso un richiamo per aggiornare tutti i veicoli in commercio, con buona pace degli utenti, che sempre più spesso considerano i risultati di questi test tra i più importanti elementi di valutazione nell’acquisto di una vettura nuova.
Grazie a “Fantasma Formaggino” per la segnalazione
Via | Quattroruote.it

L’EuroNCAP, nella sua periodica tornata di test, ha messo alla prova stavolta una particolare categoria di automobili, i pick-up. Tre sono stati i modelli messi alla prova: Nissan Navara, Isuzu D-Max/Rodeo e Mitsubishi L200. Dai test, come scrive TheCarFanatic, è emerso che la sicurezza “non è la priorità di chi costruisce questi veicoli”.
I pick-up, mezzi associati tradizionalmente al mercato nordamericano, stanno conoscendo una notevole diffusione anche nel Vecchio Continente: nei 12 mesi del 2007, le immatricolazioni in Europa Occidentale sono cresciute del 7,2%, mentre quelle nei paesi est-europei addirittura del 24,7%. Da qui il bisogno di testarli, secondo Michiel Van Ratingen segretario generale dell’EuroNCAP: “Il dovere dell’ente è tutelare la sicurezza dei clienti europei: metteremo alla prova tutto quello che la può scalfire”.
Ebbene, come dicevamo più sopra i tre truck giapponesi non se la sono cavata benissimo: se il Mitsubishi ha ottenuto 4/5 stelle per gli occupanti adulti, l’Isuzu si è fermato a 2 (con un grave rischio di impatto letale per la cassa toracica) e il Nissan Navara addirittura ad una sola stella. Disastroso il risultato per tutti e tre in materia di protezione di bambini e pedoni.
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Che senso ha montare il motore di una Porsche 911 su di un VW Transporter (quello, per intenderci, più famoso come furgone o camper che come sportiva GT)? L’unico motivo può essere stato quello di offrire un’alternativa ai pick-up americani sempre più esagerati e potenti, magari con in più il lusso della doppia cabina e delle quattro porte!
In pratica un preparatore tedesco ha trasformato in pick-up ultrasportivo un normale Transporter, ricavando nel posteriore un piano di carico con fondo in legno e piazzandoci sotto il 6 cilindri della Porsche; i dati dichiarati parlano di 270 km/h e di 5,1 secondi da 0 a 100, il tutto al “modico” prezzo di 145.000 euro.
Già a fine anno avevamo annunciato l’ingresso di Suzuki nel settore dei pick-up e puntuale arriva la presentazione al Chicago Auto Show del
Suzuki Equator, primo pick-up medio-grande del costruttore giapponese.
Come anticipato l’Equator è in pratica un Nissan Frontier con nuovo marchio e finiture, costruito nello stesso stabilimento di Smyrna, Tennessee.
Al Salone di Chicago erano presenti tre concept su base Equator denominate RMZ-4, Quay (la più vicina al pick-up definitivo) e Quad, mentre la versione di serie sarà in vendita a fine anno negli USA.
Due i motori disponibili: 2.5 quattro cilindri da 152 CV/231 Nm e 4.0 V6 da 261 CV/381 Nm.
Via | Carscoop