L’autostop, spesso vietato ma utilizzato da chi non può permettersi un’auto o sceglie di viaggiare in libertà, da oggi non si fa più alzando il pollice, ma cliccando con il mouse. il sito www.roadsharing.com, in pure stile web 2.0, permette infatti di richiedere un passaggio indicando partenza ed arrivo agli utenti della rete. Grazie a google maps il sistema mette insieme domanda e offerta, anche per percorsi parziali, creando il contatto tra gli utenti.
Il sistema, totalmente gratuito, è stato realizzato da una web agency fiorentina, webdev.it e nasce anche per aiutare l’ambiente, cercando di diminuire le auto in movimento con l’utilizzo di una forma di carsharing tra persone che non si conoscono, ma hanno le medesime esigenze.
Via | Repubblica (grazie a ruggy per la segnalazione)

I SUV spreconi vi hanno stancato? Promuovete una raccolta firme. Non tollerate più l’ingordigia delle supercar? Promuovete una raccolta firme. Sfruttando la flessibilità della legislazione svizzera, la sezione giovanile del Partito dei Verdi ha proposto di vietare la circolazione delle auto meno attente alla salvaguardia ambientale.
In Svizzera è infatti possibile avanzare una proposta di legge in Parlamento semplicemente raccogliendo un determinato numero di firme, supportate da una solida motivazione. E quale miglior “nemico comune” se non le automobili moderne, identificate come principale causa di inquinamento? I veicoli pesanti più di 2,200 kg e con più di 250 grammi di CO2 emessi al chilometro verrebbero banditi dalla circolazione.
Nessuno scampo per i costruttori più blasonati, eccezion fatta per Porsche: le sue Boxster/Cayman sarebbero le uniche a salvarsi.
Via | Motorauthority

Nessuna significativa innovazione: per soddisfare le future normative anti-inquinamento a Fiat basta lavorare su aerodinamica e gestione del motore. Il marchio più pulito d’Europa potrà quindi sviluppare l’ibrido con tutta calma finché verranno realizzate vetture come la Panda Eco.
Il motore 1.1 da 54 cavalli, grazie ad una rapportatura del cambio allungata, all’uso di olio meno viscoso ed una inedita mappatura della centralina, emette la “miseria” di 119 grammi di CO2 per ogni chilometro percorso (-13 g rispetto alla versione base), registrando al contempo una sensibile diminuzione dei consumi – da 5.6 a 5.0 litri per cento km.
Il costruttore torinese sottolinea come questa versione, grazie ad un contributo governativo di 800 Euro sommato ad uno sconto del 6 per cento, raggiunga il concorrenziale prezzo di 7,550 Euro.

Saranno grigie con tetto giallo, senza stripes né Union Jack varie: stavolta l’obiettivo è l’inquinamento zero, non l’apparire fra i boulevard californiani. BMW, nell’ambito del Project i, ha programmato di costruire cinquecento Mini elettriche da destinare al Golden State, così da abbassare la quantità di emissioni del costruttore bavarese nello stato occidentale.
Quattrocentonovanta di esse verranno poste in vendita, mentre le rimanenti avranno la funzione di show-car. Il costruttore tedesco non ha comunicato ulteriori dettagli sui piani per le elettriche, che verranno comunque diffusi entro l’anno.
Via | Egmcartech

Meno di sette anni per perfezionare la tecnologia, creare una rete commerciale e generare una cospicua “cadenza” annua: semplice scommessa? Renault comunica la propria volontà di raggiungere entro il 2015 il traguardo delle 100.000 immatricolazioni “elettriche”, attuando con Nissan un “piano” di sviluppo da estendere a tutta l’Europa.
Il 2011 sarà l’anno in cui la joint-venture sarà al massimo della propria operatività, pronta a commercializzare Clio, Megane e Kangoo in Israele e Danimarca con la conversione in EV (Electric Vehicles) già attuata. L’anno seguente, in concomitanza con l’entrata in vigore delle norme antinquinamento europee, verrà costruita su una piattaforma comune una elettrica “specifica”, non derivata da alcun modello in gamma.
Via | Motorauthority
Dici “leggi anti-inquinamento” e pensi alla California. Il Golden State ha un approccio molto chiaro al problema dell’inquinamento automobilistico, fronteggiato con dei limiti ferrei alle emissioni che presto potrebbero fare scuola per altri 17 stati federati. Ed è proprio questa prospettiva che preoccupa l’Alliance of Automobile Manufacturers.
I 18 stati in questione costituiscono oltre la metà del mercato automobilistico americano e risulta chiaro che un loro allineamento in tema legislativo comporterebbe un grandissimo spostamento nelle preferenze degli automobilisti USA ed un consequenziale salto dei costi produttivi per le case automobilistiche, “condannate” ad adeguarsi alle nuove norme.
Da qui nasce l’iniziativa che starebbe per prendere l’AAM: l’associazione (che rappresenta le Big Three, Toyota e altre grandi) potrebbe inviare dei portavoce presso Arnold Schwarzenegger, governatore della California, per fare presenti le gravi difficoltà in cui si troverebbe l’industria automobilistica nella paventata e temuta ipotesi di allineamento legislativo.
Con le sempre più restrittive norme anti-inquinamento che si profilano all’orizzonte in Europa, tutti i grandi costruttori mondiali devono prima o poi fare i conti, e le soluzioni scelte sono di solito due.
La prima è quella dell’adozione delle motorizzazioni ibride, che comporta però degli alti costi di realizzazione ed è quindi per ora confinata per lo più ai motori più grandi e ai modelli più costosi. L’altra è quella dell’affinamento del caro vecchio motore a scoppio, soprattutto mediante la sovralimentazione e l’alimentazione ad iniezione diretta, due innovazioni che stanno spingendo sempre di più le case sulla strada del downsizing, vocabolo-tormentone nell’automotive in questi ultimissimi anni.
Il Gruppo francese PSA (Peugeot-Citroën), da sempre all’avanguardia nel settore delle piccole, ha recentemente annunciato lo sviluppo di un nuovo motore a benzina, un piccolo mille tre cilindri, che verrà declinato in vari powerstep da 70 a 100 CV e che soprattutto emetterà al massimo, nella versione più potente, 100 g/km di CO2.
Continua a leggere: PSA: in arrivo un pulitissimo mille tre cilindri

È partito tutto dall’EPA, anche se l’effetto a catena non si è lasciato attendere: l’Environmental Protection Agency, organismo statunitense preposto alla tutela dell’ambiente, avrebbe avviato una vera e propria battaglia per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra emesse dalla auto.
Nel caso la proposta venga approvata, l’ente avrebbe già definito lo standard cui conformarsi: entro il 2030, tutte le auto vendute nel suolo nord-americano dovranno percorrere almeno 90 chilometri con un litro. Questo si potrà tradurre (nel 2050) con un abbattimento compreso fra il 50 e l’80% di emissioni inquinanti rispetto al 2000.
Margo Oge, responsabile dell’Ufficio Trasporti dell’EPA, ha dichiarato che, pur essendo un progetto ambizioso e di difficile realizzazione, non si possono valutare ulteriori proroghe. Anche perché la richiesta di petrolio aumenta in maniera esponenziale: a causa della crescita di Cina e India, i barili di greggio potrebbero aumentare dagli 85 milioni giornalieri ai 120 entro il 2030.
Via | Omniauto

Si chiacchierava da tempo sulla possibile introduzione dei limiti di velocità sulle autostrade tedesche. Dopo una lunga serie di indiscrezioni, conferme e smentite, ecco che arriva qualcosa di più concreto.
Il Land di Brema, con capoluogo l’omonima città della Germania settentrionale, ha introdotto per primo i limiti cui gli automobilisti dovranno adeguarsi. Rainer Loske, Ministro dell’Ambiente dello stato federato, (guidato dalla coalizione “rosso-verde” di SPD e -per l’appunto- Verdi) ha spiegato ieri che le auto non potranno superare i 120 km/h per ragioni di inquinamento. Già da domani le nuove misure diverranno operative.
Il Land di Brema è il più piccolo dell’intera Germania ed è attraversato da soli 60 km di autostrade, una frazione molto ridotta della sviluppata rete tedesca. Si tratta di un importante precedente o la novità rimarrà confinata dalle parti della Lega Anseatica?
Via | FOXNews

Le ibride stanno impazzando in Israele: tassi di crescità così alti non si erano visti nemmeno per i SUV a fine anni ‘90 in California. Ecco i numeri: nel 2004 furono immatricolate 10 auto ibride, nel 2005 la cifra salì a 130, l’anno successivo a 493 per raggiungere nel 2007 la ragguardevole quota di 1731 unità.
Ebbene, secondo i dati più recenti diffusi dalla Divisione per la qualità dell’aria del Ministero per la Protezione Ambientale, nei soli mesi di gennaio e febbraio di quest’anno le immatricolazioni sarebbero già 506.
Tre i fattori che stanno contribuendo al dilagante successo delle auto a doppia alimentazione, secondo Avi Moshel, responsabile della Divisione di cui sopra. In primo luogo, lo stato israeliano ha disposto delle agevolazioni fiscali sulle ibride, ma il continuo aumento dei prezzi del carburante ed una maggiore coscienza sui problemi relativi all’inquinamento atmosferico e alle sue conseguenze, stanno contribuendo non poco a questo fenomeno.
Continua a leggere: Esplosione dell'ibrido in Israele: +300% rispetto al 2007
Il suo nome, Project i, è piuttosto inquietante: non si tratta di un malefico virus da film hollywoodiano, né tanto meno di un piano segreto rivolto ad una spia agli ordini di Sua Maestà. Forse nemmeno Bmw ha ben chiaro cosa si celi dietro questo codice, anche se l’obiettivo consiste nello sfornare un prodotto a prova di città (e di inquinamento cittadino). In questi giorni l’argomento è decisamente “caldo”, visto che abbiamo già parlato di una city car Bmw e della possibilità di costruire anche una vera e propria utilitaria per i paesi emergenti.
Norbert Reithofer, amministratore delegato dell’elica, avrebbe dichiarato di voler puntare ad un prodotto altamente innovativo, indipendente dal marchio Bmw e pronto per debuttare entro la metà del prossimo decennio: tuttavia, non si è ancora deciso se creare un quarto marchio solo per tal modello.
Incertezza anche sulla tecnologia motoristica impiegata: la possibilità di utilizzare un motore elettrico – conclude Reithofer - è al vaglio, anche perché i rapidi progressi compiuti permettono di associare piacere di guida e basse emissioni.
Via | Motorauthority.com
Un recente sondaggio riportato da WhatCar ha svelato che il 61% dei londinesi è d’accordo con il sindaco Ken Livingstone e con la sua proposta di tassare per 25 sterline i veicoli che emettono più di 225 g/km di CO2 all’interno della zona centrale.
Il progetto, che dovrebbe diventare realtà il 27 ottobre prossimo prevede anche l’esenzione dalla tassa per le auto che emettono meno di 120 g/km di CO2. A favore di questo aspetto si è dichiarato il 67% dei 1041 intervistati. Secondo il 65% inoltre questa misura “fa bene alla città”. Chiaramente, il sindaco si è dichiarato soddisfatto dell’approvazione dimostratagli dai concittadini.
Porsche, da parte sua continua a disapprovare fortemente (per vie legali) il progetto del primo cittadino, che per tutta risposta ha dichiarato: “I costruttori di auto di lusso come Porsche dovrebbero impegnarsi per ridurre le emissioni nocive delle loro auto invece di perdere tempo con battaglie legali volte ad ostacolare provvedimenti rivoluzionari”.
Continua a leggere: I londinesi sono favorevoli alla Congestion Charge