La prima Chrysler a sfruttare una base tecnica Fiat arriverà con ogni probabilità prima del 2012. Il modello in questione utilizzerà la piattaforma Compact di Torino ed il suo miglioramento rispetto all’attuale produzione del marchio americano sarà sostanziale per quanto riguarda la riduzione dei consumi e delle emissioni.
La gamma delle Chrysler compatte, secondo quanto dichiarato recentemente da Sergio Marchionne, debutterà sul mercato nel quarto trimestre 2011: “Abbiamo condotto lunghi test sui primi veicoli, per quanto riguarda il design siamo al 98% nella definizione dello stile finale e continueremo a spingere per arrivare presto sui mercati” ha dichiarato il manager ad Automotive News.
Questa prima Chrysler su pianale Fiat dovrebbe essere una berlina tre volumi -di segmento C per capirci- che potrebbe essere seguita da una variante a due volumi la quale dovrebbe assomigliare a sua volta alla “Chrysler Delta” presentata al Salone di Detroit di gennaio, anche se non sappiamo in quale misura. Non mancano poi novità sul fronte finanziario.
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Il neo-presidente Fiat John Elkann ha dichiarato ieri che la casa “non ha bisogno di altri partner oltre a Chrysler“. L’erede di Montezemolo al timone del Lingotto, ha inoltre aggiunto che la famiglia Agnelli è disposta a cedere una parte della propria quota azionaria della casa.
“Abbiamo una relazione solida con Chrysler ed è su questa che stiamo lavorando” ha affermato Elkann, bloccando definitivamente la girandola di indiscrezioni che per mesi sono circolate su una seconda grande alleanza internazionale per Fiat.
In merito alla questione dell’assetto proprietario, nell’ambito del meeting annuale di Exor (la società attraverso cui gli Agnelli controllano la loro quota Fiat), Elkann ha detto chiaro e tondo che “la famiglia preferisce gestire una quota più piccola di una grande Fiat piuttosto che impedire a Fiat di diventare ancor più grande”. Exor controlla attualmente il 30,4% della casa, quota che la rende oggi il maggiore azionista.
I pilastri su cui si basa il piano quinquennale Fiat sono sei: la previsione di un ritorno -proprio nel 2014- del mercato europeo ai volumi del 2007, ossia circa 16 milioni di auto (+11% sul 2009); l’ottimizzazione dello sfruttamento degli impianti produttivi -compresi quelli di Chrysler- e la produzione di oltre 400.000 auto di segmento D o superiore in Europa; l’integrazione definitiva della gamma dei marchi italiani e americani; l’obiettivo di posizionare Alfa come brand premium con una gamma completa, promuoverlo in Europa e lanciarlo in Nord America; la forte crescita dei mercati latino-americani; l’allocazione prevalente dei modelli di segmento superiore al C in Nord America.
Da qui, da questi presupposti, partono tutte le direttrici di sviluppo future. In termini commerciali, Fiat vede dunque un’uscita lenta dalla crisi del mercato dell’auto, sia in Europa (come abbiamo scritto ci vorranno sette anni per tornare ai volumi del 2007) che per l’Italia, dove si prevede un tonfo per quest’anno (1.800.000 unità) ed una graduale risalita, che riporterà il mercato a 2.400.000 auto solo nel 2014.
In ambito continentale, vedremo da parte di Fiat un cambiamento in termini di incidenza percentuale dei singoli segmenti all’interno della produzione del gruppo: i segmenti A e B, pur rimanendo i principali, non saranno più così preminenti. Il C crescerà significativamente d’importanza, così come i SUV ed i monovolume compatti. Più contenuto sarà l’incremento nel segmento D e superiori, mentre tra i monovolume grandi e i derivati da commerciali (Qubo e Doblò) il costruttore ritiene che peseranno meno in termini quantitativi sulla propria offerta.
Secondo un analista USA, a Chrysler potrebbe non bastare la “cura Fiat” per sopravvivere. Mentre una parte degli osservatori ha apprezzato i provvedimenti presi da Sergio Marchionne per tagliare i costi, e soprattutto il piano strategico quinquennale presentato nei mesi scorsi, non mancano le voci discordanti.
Una di esse è quella di Max Warburton, analista di Bernstein Research. Stando alle sue recentissime affermazioni, contenute in un report per gli azionisti Fiat e rilanciate da Automotive News, “si rimane scettici sulla sopravvivenza di Chrysler, nonostante tutti gli sforzi di Marchionne”.
Warburton e Bernstein Research rimangono dunque dubbiosi sul futuro di Auburn Hills, nonostante i profitti che -un po’ a sorpresa- la casa americana ha mancato per poco già nel primo trimestre 2010. Warburton stesso ha infatti anticipato che presto Marchionne dovrebbe annunciare l’inaspettato break-even per il mese di marzo, nonostante le vendite non esaltanti.
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Fiat si sta apprestando a prendere il controllo delle attività di vendita e del settore post-vendita e assistenza dei marchi Chrysler, Dodge e Jeep in 11 paesi europei. Il processo durerà due anni e inizierà proprio dall’Italia già dal prossimo mese di aprile.
L’avvicendamento al controllo dei suddetti settori interesserà 400 dipendenti ex-Chrysler, che a quanto pare passeranno alle dipendenze di Fiat. Dopo l’Italia, questa mossa strategica interesserà anche Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Austria, Belgio Olanda, Polonia e Svezia, secondo l’anticipazione lanciata da Automotive News.
La medesima fonte afferma che Fiat è in procinto di assumere il controllo di altri settori di precedente competenza di Daimler AG, il vecchio partner tedesco della casa americana. Tra questi, le attività finanziarie e la logistica di componenti e ricambi.
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Chrysler ha annunciato oggi che presto avvierà la produzione della Fiat 500 EV, variante elettrica della piccola torinese, che sarà inizialmente destinata ai soli Stati Uniti. Il modello sarà tecnicamente molto simile alla concept car esposta nel mese di gennaio al Salone di Detroit e rappresenterà uno dei frutti più importanti del nuovo asse Fiat-Chrysler.
La 500 elettrica monterà un pacco batterie agli ioni di litio e sarà realizzata e commercializzata a partire dal 2012. Tutto il lavoro di ricerca, ingegnerizzazione e sviluppo propedeutico al debutto sarà curato dal quartier generale Chrysler di Auburn Hills. La consociata italo-americana non ha ovviamente ancora annunciato i prezzi, ma ha reso noto che “saranno competitivi rispetto alla concorrenza”.
Dopo la 500, Chrysler continuerà a curare il programma di avvicinamento all’auto elettrica sia per i marchi USA che per quelli italiani. Presto, fa sapere la casa, avremo notizia di importanti accordi di collaborazione per il lancio di una ramificata infrastruttura di ricarica, sempre in riferimento al mercato statunitense. Chrysler ha infine ribadito che il lancio della 500 “standard” negli USA avverrà nella seconda metà del 2010.
Il processo di integrazione tra Fiat e Chrysler, tra le tante indiscrezioni e le poche certezze, va avanti. La sinergia tra le due case darà i suoi primi frutti entro la fine dell’anno, ma è nel biennio 2011-2012 che vedremo gli sviluppi più interessanti. Eccoli riassunti qui di seguito.
Partiamo da quelli che sembrano essere i punti fermi, in primo luogo il destino di Dodge: il marchio pare definitivamente condannato ad abbandonare i mercati europei. Questa mossa sarà accompagnata da una serie trasfusioni in favore della gamma Fiat, ed il primo modello che rinascerà sotto il marchio torinese sembra -come anticipato più di un mese fa- proprio la Nitro.
Il grosso sport utility a stelle e strisce potrebbe arrivare sui nostri mercati già nel giro di sei mesi e con ogni probabilità (visti anche i tempi strettissimi) sarà frutto di una semplice operazione di badge-engineering. Seconda tappa sarà l’arrivo della nuova Fiat Ulysse, attesa per la primavera del 2011. Il modello sarà sì basato sulla Dodge Journey, ma se ne distinguerà per il design e monterà motori italiani.
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Un altro giorno, un’altra dichiarazione di Sergio Marchionne sui piani futuri di Fiat-Chrysler: ieri il manager ha parlato della Chrysler Sebring, affermando che al momento della sua sostituzione (con una piattaforma condivisa con le future medie Alfa Romeo, Lancia e Dodge), il suddetto nome di battesimo cadrà in disuso.
Il motivo non è difficile da immaginare: la Sebring attuale ha ricevuto a livello internazionale pesanti critiche dalla stampa specializzata e le vendite sono andate malissimo un po’ in tutto il mondo. Meglio evidenziare il più possibile la rottura con il recente funesto passato, dunque.
La futura media Chrysler, sarà chiamata a suonare la riscossa su tutti i campi dove il modello odierno fa acqua. E dunque, l’asse italo-americano lavorerà soprattutto in termini di qualità degli interni e della carrozzeria, di bontà del telaio e -appunto- di immagine, secondo quanto scritto dal Detroit Free Press. Una cosa è certa: di lavoro da fare ce n’è…
Chrysler e Lancia potrebbero andare incontro ad un processo di integrazione complessivo entro la fine dell’anno. Questo è il contenuto dell’ennesimo annuncio-bomba di Sergio Marchionne, che negli ultimi tempi ci ha abituati ai colpi di scena più inaspettati.
Il numero uno di Fiat-Chrysler ha poi aggiunto che “una mossa del genere ha senso perché ognuna delle due case ha dei vuoti in gamma che possono essere colmati dai prodotti dell’altra”.
Marchionne ha proseguito: “In Europa Lancia è un marchio sottodimensionato e sottosviluppato, che non offre nulla al di sopra della Delta. Chrysler invece, pur avendo un respiro più globale, non offre niente in quel segmento e in quelli inferiori. Mettendoli insieme avremo un’offerta completa”. Tutto qui? Macché.
La sua presentazione americana è avvenuta lunedì scorso, e oggi Maserati ha diffuso le foto dal vivo della nuova GranCabrio al Salone di Detroit. Il debutto del modello, che negli Stati Uniti assumerà la denominazione (forse più azzeccata) di GranTurismo Convertible, ha dato l’occasione al numero uno di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne di tracciare un rapido bilancio della rinascita vissuta da Maserati negli anni scorsi.
“Sulla Maserati abbiamo speso e i risultati sono arrivati: ora la casa del Tridente ha una credibilità e occupa una posizione che non aveva da tempo”, ha dichiarato Marchionne. Maserati ha trovato negli USA il mercato più importante a livello globale anche nel 2009, e con ogni probabilità la GranTurismo Convertible contribuirà a confermare questa prevalenza anche nel corso dell’anno appena iniziato.
Secondo una notizia battuta dagli inglesi di Autocar, Sergio Marchionne avrebbe messo in standby i programmi per riportare Alfa Romeo negli Stati Uniti. Il numero uno di Fiat-Chrysler ha dichiarato ai giornalisti presenti al Salone di Detroit che “Alfa deve prima dimostrare di avere ancora il diritto di esistere come marchio indipendente prima di pensare ad espandersi”. Sulla base di questa riflessione, Marchionne ha così concluso che qualora Alfa non dovesse arrivare ad avere una gamma ed una strategia adeguate per fare l’ingresso sul mercato americano, rimarrebbe inevitabilmente un marchio riservato ai mercati europei.
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Nell’ambito delle dichiarazioni rilasciate da Sergio Marchionne al Salone di Detroit inaugurato oggi, sono stati toccati due temi di fondamentale importanza: Alfa Romeo e Termini Imerese. La casa milanese, come affermato dal numero uno di Fiat-Chrysler, “non è in vendita”, ed anzi ha davanti a sé la possibilità di fare “sensibili progressi”, grazie alla nuova Giulietta.
Per quanto riguarda l’impianto siciliano poi, ad una domanda sul conto dell’imprenditore Simone Cimino, il cui nome è stato tirato in ballo negli scorsi giorni in riferimento ad una possibile cordata, Marchionne ha risposto di non aver visto ancora offerte, ma di essere “disponibile a lavorare con tutti” su questo particolare fronte. Il manager ha poi aperto anche nei confronti di un nuovo incontro con il Ministro Claudio Scajola, che potrebbe essere programmato prima della fine di gennaio.