Stellantis, dall’elettrificazione a Mirafiori: il ruolo chiave dell’Italia

La nascita del nuovo polo industriale a Mirafiori, la Gigafactory a Termoli, lo sviluppo della e-mobility: ecco i punti fondamentali della nuova immagine del Gruppo.

Un ruolo-chiave a livello europeo in materia di prossima generazione di autoveicoli elettrificati: questo è, in sostanza, lo scenario prospettato dai vertici nazionali Stellantis per gli stabilimenti italiani della “big-Alliance” Fca-Psa. Un maxi programma di elettrificazione a 360 gradi, del resto anticipato all’inizio di luglio 2021 in occasione dell’”EV Day”, nel quale – afferma Santo Ficili, responsabile delle attività del Costruttore nel nostro Paese durante un meeting che si è tenuto al Mirafiori Motorvillage di Torino, “L’Italia sarà protagonista, grazie alla presenza di quattro ‘hub’ produttivi che daranno il proprio contributo alla transizione green”.

17 gennaio 2022: il nuovo “Turin Manufactoring District”

C’è Termoli, innanzitutto: l’impianto molisano, secondo le indicazioni dell’amministratore delegato Carlos Tavares rese note all’EV Day della scorsa estate, diventerà la terza Gigafactory europea (dopo quelle in Francia e Germania) Stellantis. Il programma prevede che sarà riconvertito per la produzione di batterie per auto elettriche.

A Melfi, a partire dal 2024, avverrà la produzione di quattro nuovi modelli “zero emission” e la realizzazione di una linea di montaggio dei sistemi di accumulo.

Lo stabilimento Sevel di Atessa (Chieti) manterrà la propria posizione di leader nella produzione di veicoli commerciali anche in configurazione 100% elettrica.

Quanto a Mirafiori, sui taccuini delle priorità del top management Stellantis si conferma la volontà di realizzare un ampio programma di riqualificazione e potenziamento, indicato lo scorso 11 ottobre come “Turin Manufactoring District” (il nome era stato comunicato dai dirigenti Stellantis durante un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico con i rappresentanti sindacali ed i ministri del Mise, Giancarlo Giorgetti, e del Lavoro, Andrea Orlando): nel nuovo polo industriale saranno concentrate anche le attività di Grugliasco, che era stato acquisito da Fca nel 2019.

Mantenimento delle garanzie occupazionali

I primi step dell’operazione, che seguono un accordo raggiunto con Fim, Uilm, Fismic, UgIM ed AqcfR tranne che con Fiom, prevedono in primo luogo il mantenimento di garanzie per i dipendenti ed una serie di impegni in relazione ai programmi di produzione (anche per il futuro) relativi a Mirafiori in cui convergeranno tutti i processi di assemblaggio che finora vengono realizzati fra lo stesso stabilimento di Corso Giovanni Agnelli ed il vicino impianto di Grugliasco. Nella fattispecie, è stato trovato un accordo per fermare la produzione a Grugliasco il prossimo 17 dicembre, ed il rientro dei lavoratori a Mirafiori per il 17 gennaio 2022. Sarà quella la data storica, che sancirà di fatto la nascita operativa del “Turin Manufactoring District”.

I dipendenti “ex Grugliasco” (il trasferimento riguarderà anche gli impiegati), quando arriveranno a Mirafiori opereranno sulle linee di montaggio di Fiat Nuova 500 elettrica (a questo proposito, si attiverà un secondo turno di lavoro).

La produzione del “Tridente”, oltre a Maserati Levante, avverrà dalla prima metà del 2022 (Ghibli e Quattroporte), e poi GranTurismo e GranCabrio. Le attività di Grugliasco resteranno fino al 2024, limitate solamente al reparto Lastratura: fra tre anni, anche questa Divisione verrà trasferita a Mirafiori, a completamento definitivo della riconversione.

L’accordo con cinque sigle sindacali

Come si accennava più sopra, fra i termini dell’accordo azienda-sindacati c’è il mantenimento della capacità di produzione, e non si prevedono esuberi strutturali. In un comunicato stampa congiunto, Fim, Uil, Fismi, UglM ed AqcfR indicano che c’è “L’impegno aziendale a potere ricorrere solamente ad uscite volontarie e ad ammortizzatori sociali conservativi”.

L’accordo, inoltre, prevede “I necessari interventi formativi – prosegue la nota stampa siglata dalle cinque rappresentanze sindacali -, la garanzia del mantenimento dei migliori standard ergonomici anche sulle future linee di montaggio, nonché della maturazione dei ratei mensili degli istituti differiti, cosa che permetterà di alleviare per quanto possibile l’effetto salariale negativo del ricorso alla cassa integrazione. Ai lavoratori viene anche riconosciuta la possibilità, compatibilmente alle professionalità e al bisogno di manodopera, di lavorare presso altre unità produttive del torinese. Si tratta di un accordo importante non solo per i lavoratori coinvolti ma per l’intera città di Torino. Il confronto con Stellantis dovrà però proseguire per tutti gli altri stabilimenti italiani, dando continuità al tavolo istituzionale aperto presso il Ministero dello Sviluppo economico”.

Tutti i dettagli della riqualificazione

Va ricordato che a Mirafiori, oltre al “taglio del nastro” delle linee di produzione di Fiat Nuova 500 avvenuto nel 2020, l’iter di conversione è da tempo sotto gli occhi di tutti: è il caso, ad esempio, del mega-impianto Vehicle-to-Grid (il più grande al mondo), frutto di un progetto interamente italiano che, osserva Santo Ficili, “Impiega la tecnologia bidirezionale per la ricarica del veicolo così come la restituzione di energia alla rete elettrica”.

E, nel novero del “Turin Manufactoring District”, continua il “numero uno” di Stellantis per l’Italia, sempre a Mirafiori arriverà “La nuova piattaforma elettrificata Maserati, base di partenza delle nuove GranTurismo e GranCabrio oltre alla nuova Quattroporte attese fra il 2022 ed il 2024”. Lo storico stabilimento di Corso Agnelli sarà “Centrale nelle attività di sperimentazione e sviluppo delle batterie, grazie al ruolo del Battery Hub e del Battery Lab”, rispettivamente Divisione di montaggio di sistemi di accumulo (nonché centro di formazione e controllo di progetti-pilota) mediante tecnologie up-to-date e processi produttivi modulari ed all’insegna della flessibilità “Per renderli espandibili a progetti futuri”; e “Polo tecnologico all’avanguardia per il controllo qualità dei componenti strategici, la gestione di efficienza delle batterie post-assemblaggio ed i test sui cicli di vita degli accumulatori”.

Stellantis Italy House

Ovvero: la “casa italiana” del nuovo Gruppo, uno dei simboli della “New Era of Agility”, spiega Santo Ficili, verrà inaugurata mercoledì 3 novembre. Si tratta, osserva il top manager, di un progetto che “Ribadisce una volta di più il legame di Stellantis con Torino ed un territorio che comprende uno dei più importanti patrimoni della filiera automotive al mondo”. Stellantis Italy House costituisce una concretizzazione del rinnovamento adottato dal Gruppo in materia di agilità, flessibilità, condivisione sociale e creatività del lavoro, con nuovi assetti che favoriscono il remote working ed una sostanziale ristrutturazione degli uffici secondo un principio di sempre maggiore attenzione al benessere di chi li utilizza.

Stellantis e la e-mobility “new gen”

Nell’ottica dei progetti di trasformazione “a tutto tondo” dell’immagine Stellantis, Santo Ficili ribadisce gli impegni del Gruppo nei confronti della transizione in chiave e-mobility. Partendo da alcune cifre di mercato (in un contesto nazionale in flessione da diversi mesi, a settembre 2021 l’incidenza delle nuove immatricolazioni di auto ibride, ibride plug-in ed elettriche ha raggiunto il 45%, con un 13,3% appannaggio delle vetture a zero emissioni), Ficili osserva che l’approccio nei confronti dell’elettrificazione è in aumento da parte del pubblico. E questo, nonostante le riserve di molti utenti legate all’ormai noto “timore da autonomia” ed ai tempi di ricarica, così come alla carenza di infrastrutture.

Già proiettati al futuro

Del resto, prosegue Ficili, il settore automotive è già proiettato nel futuro, anche a livello politico come dimostrato dal quadro europeo che prevede una riduzione delle emissioni di CO2 a 40 g/km (da 120 g/km) al 2030, ed ai programmi amministrativi locali rivolti alla mobilità urbana eco friendly. Le Case auto, dal canto loro, sono “Impegnate in prima persona nella transizione sostenibile”. A proposito di temi politici: riguardo alla crisi dei chip, Ficili ammette che “Anche Stellantis subisce dei ritardi e soffre di questa situazione come tutti gli altri Costruttori: non sappiamo quando questa difficoltà avrà termine, nessuno può saperlo”. E sulla questione degli incentivi, è opportuno “Un programma strutturale di almeno tre anni: al Governo chiediamo stabilità, e successivamente un progetto di uscita dal periodo di incentivazione”.

Nel 2030 il 70% delle vendite Stellantis in Europa sarà elettrico o elettrificato

Da qui, il piano evolutivo Stellantis, che si traduce in un monte-investimenti da 30 miliardi di euro entro il 2025 per lo sviluppo dell’elettrificazione e dei software. L’obiettivo reso noto dal Country manager di Stellantis per l’Italia, prevede che entro il 2030Il 70% delle vendite del Gruppo in Europa sarà formato da veicoli elettrici o elettrificati”. In questo panorama, l’azione di Stellantis assume un ruolo di “Impegno attivo, che va oltre la ‘semplice’ produzione e vendita di veicoli elettrici, e comprende la creazione e l’implementazione di servizi ed infrastrutture essenziali per far sì che la e-mobility sia semplice ed accessibile”.

Economie di scala

L’offerta “zero emission” di Stellantis si articolerà, dal punto di vista dell’ottimizzazione industriale, su quattro piattaforme BEV-by-design (ovvero finalizzate ad essere “modellate” in funzione del veicolo che le utilizzera), su tre architetture di propulsione elettrica, due tipi di accumulatori e differenti modalità di configurazione dei pacchi batterie. L’obiettivo è di “Coprire le necessità di tutte le fasce di mercato, dalla citycar alle vetture di segmento ‘premium’ alle migliori tecnologie 4xe agli impieghi professionali”, con percorrenze massime da 500 ad 800 km “E 32 kW di capacità di ricarica al minuto”.

Riguardo all’altrettanto fondamentale tema dell’attenzione ai costi, detto delle quattro piattaforme che – grazie ad elevati livelli di flessibilità e di condivisione di componenti – si prevede che incideranno positivamente sulle economie di scala, Ficili spiega che “Ogni pianale sarà in grado di supportare fino a due milioni di unità prodotte all’anno”. Inoltre, anche in virtù della creazione delle cinque Gigafactory fra Europa e nord America, “Il costo dei pacchi batterie si ridurrà di più del 40% fra 2020 e 2024”. Il traguardo, finalizzato al 2026, punta ad una parità di “total cost of ownership” (i costi totali di possesso) fra veicoli elettrici ed a combustione interna: per arrivarci, dice Santo Ficili, bisognerà lavorare sulla catena del valore.

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