Renault Clio fino a 2.900 euro più cara? La colpa ricade sulla Turchia e il Made in Europe

L'accordo Made in Europe tra Francia e Germania esclude la Turchia. L'industria turca teme rincari fino al 9% sulle auto, compresa la Renault Clio

Renault Clio fino a 2.900 euro più cara? La colpa ricade sulla Turchia e il Made in Europe
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Giulia Darante
Pubblicato il 21 ott 2026

Una Renault Clio che passa da 19.900 a quasi 21.700 euro, senza alcuna modifica alla dotazione o alla motorizzazione. Oppure una versione Esprit Alpine ibrida che potrebbe costare 2.900 euro in più. Sono gli scenari prospettati dall’industria automobilistica turca dopo l’accordo raggiunto tra Francia e Germania sul futuro Made in Europe.

L’intesa punta a favorire la produzione automobilistica europea, ma rischia di escludere un Paese che da decenni rappresenta uno dei principali poli industriali dei costruttori continentali. La Turchia, infatti, ospita importanti stabilimenti produttivi e intrattiene rapporti commerciali strettissimi con l’Unione Europea.

Made in Europe, perché la Turchia è contraria

Il compromesso raggiunto da Parigi e Berlino rientra nel nuovo pacchetto europeo dedicato all’automobile e prevede misure per sostenere i veicoli prodotti nel continente. La definizione dei criteri di origine, tuttavia, lascerebbe fuori la Turchia, nonostante l’unione doganale che la lega all’Unione Europea e oltre sessant’anni di collaborazione industriale.

Sul territorio turco operano 14 costruttori automobilistici, tra cui Renault e Ford, affiancati da oltre 500 fornitori di componentistica, come Bosch, Valeo e Forvia. Il comparto occupa direttamente e indirettamente circa 550.000 persone, mentre quasi tre quarti delle esportazioni automobilistiche turche sono dirette verso l’Unione Europea.

Gli scambi commerciali tra Ankara e Bruxelles, considerando veicoli e componenti, raggiungono quasi 54 miliardi di euro all’anno. Kemal Yazici, presidente dell’Associazione turca degli esportatori automobilistici, ha contestato duramente l’intesa durante un’intervista a BFM Business.

“Questo accordo non è in linea con la nostra unione doganale, né con le relazioni che abbiamo costruito in sessant’anni”, ha dichiarato, avvertendo del rischio di compromettere le catene di approvvigionamento.

Renault Clio, i possibili aumenti arrivano al 9%

Il caso più rappresentativo riguarda la Renault Clio, prodotta nello stabilimento turco di Bursa e destinata anche agli automobilisti europei. Secondo le stime dell’associazione guidata da Yazici, l’esclusione della Turchia dai nuovi meccanismi potrebbe determinare aumenti dei prezzi compresi tra 4% e 9%, a seconda del modello.

Per la Clio, attualmente proposta in Francia a partire da 19.900 euro, l’incremento ipotizzato oscillerebbe tra 800 e 1.800 euro. Il prezzo d’ingresso potrebbe quindi raggiungere una cifra compresa tra 20.700 e 21.700 euro.

La situazione diventerebbe ancora più significativa sulle versioni costose. Una Clio Esprit Alpine con motorizzazione ibrida, proposta da 31.650 euro, potrebbe subire un rincaro vicino a 2.900 euro. Si tratta di proiezioni formulate dall’industria turca, non di aumenti ufficialmente annunciati da Renault. L’impatto effettivo dipenderà dalle regole definitive e dalle decisioni commerciali del costruttore.

La decisione europea è ancora aperta

La questione coinvolge anche le esportazioni europee verso la Turchia, dove lo scorso anno sono arrivati circa 800.000 veicoli prodotti all’estero. Ankara sta cercando di ottenere modifiche al compromesso durante i negoziati comunitari, anche perché altri Paesi esterni all’Unione, come Regno Unito, Norvegia e Svizzera, dovrebbero essere inclusi nei criteri del Made in Europe.

L’accordo franco-tedesco, infatti, non è ancora definitivo. Un passaggio parlamentare importante è atteso intorno al 23 novembre 2026, mentre l’approvazione conclusiva delle nuove regole è auspicata per l’inizio del 2027. Rimane inoltre da chiarire quali benefici sarebbero effettivamente preclusi ai veicoli costruiti in Turchia: l’esclusione dal Made in Europe non comporta automaticamente nuovi dazi doganali.

Per Renault e gli altri costruttori europei, la posta in gioco riguarda l’integrazione delle fabbriche turche nelle rispettive filiere. Per gli automobilisti, invece, il timore è che una misura nata per sostenere l’industria continentale possa tradursi in prezzi d’acquisto più elevati.

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