Quanto costa ricaricare l’auto elettrica nel 2022: il prezzo supera il diesel?

Non sempre l’auto elettrica costituisce la soluzione più economica per le esigenze dell’automobilista: in alcuni casi il prezzo della ricarica potrebbe addirittura essere superiore alla spesa per il carburante.

Quanto inciderà sulle tasche dei consumatori la mobilità ad emissioni zero? La ricarica delle auto elettriche è realmente conveniente rispetto ai carburanti tradizionali? Domande che da tempo hanno iniziato a porsi non solo gli automobilisti, ma anche gli addetti al settore, in primis le Case automobilistiche.

Si va verso la “Phase Out” 2035

Sebbene in Italia il CITE-Comitato Interministerale per la Transizione Ecologica abbia stabilito che dal 2035 avverrà la “phase out” (cioè, in senso letterale, la graduale eliminazione) dei veicoli a combustione interna in favore dell’auto elettrica, non è un mistero che la recentissima Cop26 di Glasgow abbia messo in discussione diverse precedenti convinzioni.

Per dire: anche l’Italia, alla Conferenza internazionale, aveva detto “no” allo stop alla produzione di veicoli ad alimentazione endotermica entro il 2040 (data limite massima); tant’è vero che il pensiero comune è rivolto alla necessità, se rivoluzione elettrica dev’esserci, di rispettare le esigenze di adeguamento per tutti i Paesi del mondo.

Facciamo un po’ di conti

È anche da considerare quanto costa un “pieno” di energia. Anzi: si tratta di una “voce” fondamentale. L’”automobilista-diesel“, per fare un paragone con il combustibile di origine fossile attualmente “demonizzato”, arriva a spendere, per una vettura a gasolio che consumi 6 litri ogni 100 km, circa 9,65 euro. Attenzione: si considera qui esclusivamente il costo del carburante alla pompa, senza tenere conto di altre voci (ammortamento del veicolo, lubrificanti, pneumatici, manutenzione ordinaria e straordinaria).

Costi di ricarica

Una recente (metà novembre 2021) indagine effettuata da IlSole 24Ore relativa alla situazione degli operatori di energia per auto elettriche presenti in Italia ha rilevato quanto segue:

  • Enel X (che conta più di 13.000 colonnine) propone formule di tariffazione piuttosto articolate: da 0,40 euro al kWh fino a 22 kW di potenza, 0,50 euro per kWh fino a 50 kW, 0,79 euro/kWh per le colonnine ultrafast con potenza fino a 350 kW. E ancora: sistemi di abbonamento Flat Small (25 euro al mese per 70 kWh, ovvero 0,36 euro per kWh), Flat Large (che costa 45 euro al mese per 145 kWh, cioè 0,31 euro per kWh). Inoltre, OpenCharge permette di integrare la tariffazione “flat” domestica illimitata con i costi di ricarica presso le colonnine pubbliche su tre differenti livelli (OpenCharge20, 20 euro fino a 30 kWh al mese; 50 euro al mese con OpenCharge50 fino ad 80 kWh al mese; 80 euro con OpenCharge80 fino a 150 kWh al mese). L’energia proviene interamente da fonti rinnovabili;
  • BeCharge, che consta di circa 5.800 “hub” di ricarica (oltre 17.260 in virtù dell’interoparatibilità con altri operatori) con energia prodotta anche in questo caso da fonti green. Per le tariffe a consumo, rileva IlSole 24Ore, si calcolano 0,45 euro per kWh (colonnine AC) e 0,50 euro/kWh (DC). Le tariffe-flat proposte sono quattro: “Be Electric” (da 175 euro per 500 kWh al mese, che corrisponde a 0,35 euro a kWh), “Be Large 250” (90 euro al mese per 250 kWh, cioè 36 centesimi a kWh), “Be Regular 100” (38 euro al mese per 100 kWh, corrispondenti a 38 centesimi a kWh), “Be Light 50” (da 20 euro per 50 kWh al mese, cioè 0,40 euro per kWh). Analogamente ad Enel X, anche Be Charge ha in essere un accordo con Telepass per l’individuazione delle stazioni di ricarica ed il pagamento del “pieno” di energia;
  • A2A propone, relativamente alle tariffe a consumo, 0,37 euro per kWh alle colonnine da 22 kW di potenza e 0,47 euro per kWh se si allaccia il veicolo ad uno degli oltre 1.000 “hub” da 50 kWh a corrente continua presenti in Lombardia. Ci sono, inoltre, varie soluzioni di tariffe a tempo (attive nel territorio del Comune di Milano, con ricarica gratuita fino a 3 ore e 0,166 euro al minuto dalla quarta ora in poi; nelle altre aree, invece, si va da 0,033 euro al minuto e 0,050 euro al minuto a partire dalla terza ora presso le colonnine “Quick”, e da 0,166 euro al minuto e 0,250 euro al minuto dalla terza ora presso le colonnine “Fast”). Il costo della tariffa “Flat” è di 30 euro senza limiti di ricarica. Le aziende hanno a propria disposizione tre tariffe “Flat” dedicate: “E-Moving Flat X2” (da 60 euro al mese fino a quattro utenze e due veicoli elettrici: ricordiamo che tutte le altre tariffe elencate si riferiscono ad un massimo di quattro utenze con due prenotazioni al giorno), “E-Moving Flat X3” (90 euro al mese, fino a quattro utenze e tre veicoli), “E-Moving Flat X4” (120 euro al mese per quattro veicoli e quattro utenze);
  • EV Way, rete di ricarica che racchiude più di 200.000 stazioni. I costi delle tariffe possono variare a seconda dell’operatore, tuttavia in media si attestano (in funzione della tipologia e della potenza di ricarica) su 40 centesimi per kWh più 4 euro ogni ora dopo le prime 4 ore (dalle 8 alle 23,59: vengono quindi “premiati” i cicli di ricarica notturni, quando le tariffe sono più convenienti) se si allaccia il veicolo ad una colonnina AC; e – nel caso degli “hub” ad elevata potenza – su 0,45 euro per kWh più 10 euro ogni ora, anche nelle ore notturne. Le modalità di pagamento possono avvenire in anticipo, singolarmente oppure una volta al mese;
  • Ionity, network creato con la partecipazione diretta di alcune Case costruttrici (su tutti: Bmw, Ford, Daimler AG, Hyundai Group e Gruppo Volkswagen con la stessa VW, Audi e Porsche) ed utility di energia (fra i quali si annoverano Eni e la stessa Enel X), è parte di EV Way. Le tariffe partono da 0,79 euro per kWh, e di recente si è aggiunto il piano “Passport” da 17,99 euro al mese e 0,35 euro per kWh. Gli abbonamenti annuali sono due: “Easy Travel” (69 euro all’anno e costi di ricarica che partono da 59 centesimi per kWh), e “Super Save” (199 euro all’anno e rifornimenti alla rete da 0,39 euro per kWh). Dal canto loro, i Costruttori automotive che si sono consorziati per la nascita di Ionity propongono piani tariffari ad hoc per i nuovi clienti (le tariffe si aggirano, in questo caso, su 30 centesimi per kWh): questo servizio è in genere valido per almeno un anno, e fa riferimento a piattaforme B2B dedicate come ad esempio “Hubject” che connette un migliaio di operatori e più di 300.000 “hub” di ricarica a livello mondiale;
  • Tesla: la rete nativa della factory californiana ha il vantaggio, proprio perché si tratta di un circuito dedicato ai suoi modelli, di riconoscere immediatamente la vettura e l’utente registrato. Il costo di ricarica del network Supercharger in Italia (più di 300 “hub” formati da 10 colonnine da 250 kW ciascuno sono presenti nel nostro Paese su 2.500 in Europa) è di 37 centesimi per kWh.

Dove l’auto elettrica conviene

Dunque, a chi conviene l’acquisto di un’auto elettrica, considerato che senza gli incentivi all’acquisto il prezzo è mediamente superiore (e in certi casi non di poco) rispetto ad una vettura di pari classe alimentata con la “tradizionale” motorizzazione endotermica? La valutazione è quanto mai soggettiva: probabilmente, i benefici possono farsi sentire di più se si soddisfano alcune condizioni-base, come:

  • Disponibilità di un garage o un box privato nel quale installare una Wallbox da almeno 6 kW;
  • Possibilità di usufruire di numerose colonnine per la ricarica nei percorsi effettuati di abitudine;
  • Spostamenti urbani o metropolitani frequenti.

A vantaggio dell’elettrico (ripetiamo: senza considerare la svalutazione pluriennale del veicolo, che sarebbe in effetti da tenere presente tuttavia qua si preferisce fare i conti sull’immediato, ben sapendo che si tratta di un calcolo già “viziato” in partenza; e neanche soluzioni alternative alla proprietà della vettura, come il car sharing) ci sono:

  • L’esenzione dal pagamento della tassa di proprietà (il bollo auto), per i primi cinque anni dall’acquisto del veicolo nuovo, e lo sconto del 75% a partire dal sesto anno (Lombardia e Piemonte, invece, esentano per sempre dal pagamento del bollo i proprietari di auto elettriche);
  • Soste gratuite nelle aree pubbliche a pagamento;
  • Tariffe assicurative (Rc Auto) un po’ più basse (molte Compagnie applicano degli sconti per i possessori di un’auto elettrica);
  • Spese di manutenzione ordinaria e straordinaria inferiori;
  • Pieno accesso alle ZTL.

Perché differenziare

Per contro, è risaputo che i proprietari ed i conducenti di auto elettriche devono fare i conti con i tempi di attesa per un ciclo di ricarica. Condizione, quest’ultima, che costituisce il più delle volte l’ostacolo principale per chi si accinge a considerare l’ipotesi di passare alla e-mobility. Diversi minuti per avere un centinaio di km di percorrenza, o addirittura alcune ore se si collega la vettura alla rete domestica rappresentano una condizione che giocoforza porta l’automobilista a considerare con attenzione le personali esigenze di spostamento.

Anche per questo, si fanno largo (all’insegna della diversificazione come, fra gli altri, Toyota insegna) i programmi di sviluppo dell’idrogeno, delle batterie solid-state, del grafene e – “last but not least” – dei carburanti a base sintetica annunciati in tempi recentissimi da Volkswagen (guarda caso, proprio uno dei “big player” che da tempo rivolgono la propria attenzione sull’elevata elettrificazione). Soluzioni che permetterebbero tempi di rifornimento di gran lunga inferiori.

Per questo si ritiene, in un’ottica di mercato immediata o quantomeno a breve-medio termine, che la differenziazione delle tecnologie di propulsione (ovvero: la scelta di una tipologia di alimentazione in base alle proprie esigenze, senza penalizzare alcun sistema ad eventuale vantaggio di altri) possa rivelarsi vantaggiosa per l’intero comparto automotive.

Benzina o diesel (compresi i sistemi di alimentazione alternativa, come GPL e metano, ed il mild-hybrid), ibrido, ibrido plug-in o 100% elettrico dovrebbero essere tenuti in eguale considerazione a beneficio della mobilità privata che deve essere – questo sì – “intelligente” non solamente dal punto di vista del reale impiego del veicolo. L’attenzione alle emissioni di CO2 va oltre il “semplice” utilizzo finale: ci si riferisce, nello specifico, ai processi industriali “green”, alla neutralità carbonica degli stabilimenti di produzione ed alle supply chain virtuose, tutte situazioni già soddisfatte da parte di molti dei Gruppi automotive nelle rispettive strategie di riposizionamento.

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