Cop 26: per l’affermazione dell’auto elettrica servono uguali condizioni in tutto il mondo

I portavoce Toyota: “Pronti ad accogliere lo sviluppo zero emission, ma occorre che i livelli di soddisfacimento del fabbisogno energetico, le infrastrutture di ricarica e lo scenario economico e sociale siano favorevoli”.

La transizione ecologica rivolta ad un futuro che a lungo termine sia esclusivo appannaggio dell’alimentazione 100% elettrica sarà effettiva realtà, oppure mera utopia? Dall’esito per niente scontato del “programma di intenti” proposto a Glasgow sullo stop alla produzione delle auto a combustione interna entro il 2040, che ha sì ricevuto diversi apprezzamenti ma anche notevoli (ed obiettivamente documentate) riserve, emerge una questione fondamentale: la necessità che in tutti i Paesi del mondo ci siano le medesime condizioni per arrivare, un giorno, ad un parco di auto e veicoli commerciali leggeri in circolazione interamente “zero emission”.

Toyota: “Serve più tempo”

Sono da segnalare, a questo proposito, le motivazioni che hanno spinto Toyota a non sottoscrivere l’impegno Cop26 sul “ban” 2040 dei motori endotermici: ad avere raccolto le argomentazioni del principale Gruppo al mondo (in termini di vendite) sono i taccuini Reuters. Un portavoce Toyota sottolinea che “Siamo pronti ad accelerare e favorire lo sviluppo a zero emissioni dove ci siano livelli adeguati di soddisfacimento del fabbisogno energetico, infrastrutture per la ricarica, condizioni economiche favorevoli e disponibilità da parte dei clienti”. Questioni-chiave che riguardano diversi Paesi, come Asia, Africa e medio oriente, che “Non dispongono al momento di ambienti adatti a promuovere i trasporti a zero emissioni. Pensiamo che servirà più tempo affinché possano esserci dei progressi: per questo, troviamo difficile impegnarci in un programma congiunto”.

Il parere di Volkswagen

Su una lunghezza d’onda simile a quella di Toyota si muovono anche altri dei principali Costruttori. I vertici Volkswagen, ad esempio, si dichiarano pienamente d’accordo sul futuro a zero emissioni per il comparto automotive, tuttavia è anche vero che i tempi di passaggio all’elettrico sono tuttora notevolmente diversi fra le varie regioni del mondo. Herbert Diess, amministratore delegato del “colosso” di Wolfsburg, è in effetti dell’avviso che nel 2035 una strategia sensata potrebbe essere l’utilizzo di carburanti sintetici in alcune aree, come ad esempio i Paesi dell’America latina.

I numeri parlano chiaro

Se, ad esempio e per citare le rilevazioni dell’Agenzia internazionale dell’Energia, la vendita di auto elettriche nel 2020 in Europa ha raggiunto quota 1,365 milioni (più della Cina, che ha totalizzato 1,3 milioni di unità) e gli USA si sono fermati molto più indietro (circa 300.000 vendite), l’area europea, il mercato cinese, quello statunitense ed il Giappone arrivano a superare, tutti insieme, il 90% sul globale. D’altro canto, il sud America ha totalizzato 20.000 unità di auto elettriche vendute, ed in Africa le vetture “zero emission” immesse in circolazione sono state appena 1.500 (per giunta, tutte in Sudafrica). C’è, quindi, ancora molto dislivello fra i vari Paesi. Da qui

Le ragioni del “no” dell’Italia

Le riserve avanzate in merito alla “dichiarazione di intenti congiunta” sullo stop alla produzione di veicoli endotermici entro il 2040 (cui, vale la pena ribadirlo, non hanno aderito anche altri big player: da Volkswagen e Stellantis a Bmw, da Renault e Nissan a Hyundai Motors) hanno sollevato molti punti interrogativi anche a livello politico-istituzionale: Italia, Germania, Francia, Spagna, USA e Cina sono fra i Paesi (e, guarda caso, pure fra le grandi Nazioni produttrici di autoveicoli) che non hanno firmato.

Relativamente al “no” italiano, un servizio pubblicato dal Corriere della Sera indica quali sono le ragioni. Ad elencarle, è il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. La transizione, osserva, va sì affrontata, tuttavia con una strategia neutrale dal punto di vista tecnologico. In buona sostanza, sintetizza il ministro, la decarbonizzazione “Non può essere sinonimo di elettrico”. Per combattere l’inquinamento, non è bene eliminare a priori altre strade: “Ricerca e sviluppo devono andare avanti su altri combustibili non fossili, e qui quali le nostre imprese fanno importanti investimenti”.

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