Multe e autovelox: infrazioni per 3 miliardi di euro e Comuni poco chiari

Quanto “valgono” in Italia le sanzioni per violazioni alle norme del Codice della Strada? Un bel tesoretto, che comprende gli introiti da autovelox; e alla Camera c’è chi chiede più trasparenza alle amministrazioni locali.

Signori Comuni, giù la maschera: siate trasparenti. Le multe, più che dissuadere gli automobilisti dal compiere più volte una determinata violazione alle norme del Codice della Strada, servono anche (verrebbe da dire “soprattutto” ma non si ritiene di dover essere così malevoli) per “fare cassa”. In buona sostanza: il fatto che alcune amministrazioni locali ricevano consistenti boccate d’ossigeno dalle multe, è un segreto di Pulcinella.

Alle numerose indicazioni che gli organi di stampa hanno da tempo sollevato, si aggiunge la voce della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla tutela dei Consumatori e degli Utenti, che ha nel neoeletto presidente Simone Baldelli – fra l’altro, anche membro della Commissione Trasporti alla Camera – un ruolo di primo piano nella richiesta di una più elevata trasparenza verso gli automobilisti, i motociclisti e gli autotrasportatori. I quali, è opportuno ribadirlo, contribuiscono in misura sostanziosa alle entrate pubbliche, per mezzo di tasse di proprietà, spese di immatricolazione e radiazione dei veicoli, accise sui carburanti (che non si parla nemmeno di diminuire) e, appunto, contravvenzioni.

La “giungla” delle multe

C’è in Italia, sottolinea Baldelli (a conferma di quanto lamentato da lunghi anni) in un “lancio” Ansa, una vera e propria “giungla” che riguarda il settore delle multe stradali, anche per scarsa trasparenza dagli enti locali, nonostante il fatto che per legge devono, ogni anno, fornire al Governo un rendiconto che elenchi tutti gli importi incassati dalle contravvenzioni, nonché dichiarare quali di essi derivano dall’azione degli autovelox.

Riportiamo testualmente la dichiarazione del deputato forzista, corredata dalle cifre:

Non esistono dati ufficiali aggregati e analitici sui proventi incassati dagli enti locali – spiega Baldelli, che è anche componente della Commissione Trasporti della Camera – Ciò avviene nonostante la legge imponga a ciascuna amministrazione di consegnare al governo entro il 31 maggio di ogni anno una relazione telematica sugli introiti delle multe, anche quelle elevate tramite autovelox.

Basti pensare che in base ai recentissimi dati forniti dal governo stesso, su un totale di circa 7900 comuni italiani, più di 1 su 3 (2.747) non ha fornito la rendicontazione sui proventi delle multe stradali relativi all’anno 2020. Nel corso dell’esame parlamentare dell’ultimo decreto in tema di trasporti è stato approvato un mio emendamento che da luglio 2022 obbliga il governo a pubblicare sul suo sito questi dati.

Solamente il 56% delle sanzioni viene incassato

Una stima, dal confronto dei dati, indica che ogni anno, nel nostro Paese, il totale delle sanzioni conseguenti a violazioni del Codice della Strada supera 3 miliardi di euro. Purtroppo, solamente poco più della metà di tale somma (si parla di circa 1,7 miliardi di euro, cioè il 56% del totale) arriva ad essere in effetti incassata dagli enti locali.

Se si spostano i riflettori sul periodo pre-pandemia (che, fino a quando l’emergenza sanitaria non terminerà, continua ad assumere un ruolo di termine di paragone statistico), nel 2019 gli introiti più elevati sono stati registrati a Milano, con circa 180 milioni di euro (è risaputo che l’amministrazione della metropoli lombarda è particolarmente severa verso quanti si spostano con mezzi privati). In seconda posizione c’è Roma, con 170 milioni di euro; seguono, via via, Torino (50 milioni di euro), Bologna e Firenze (entrambe a quota 47 milioni di euro). A Napoli, i proventi da multe incassati ammontavano soltanto a 36 milioni di euro.

Autovelox: sono tanti e a volte assurdi

C’è tuttavia un meccanismo che rimpolpa in maniera notevole il “business” delle multe: si tratta (è chiaro) degli autovelox. Secondo i dati ACI-Istat riferiti al 2019, le contravvenzioni per il superamento dei limiti di velocità rilevate dall’”infallibile occhio elettronico” sono state 2,5 milioni.

E non mancano i casi assurdi, come rende noto Ansa: basti pensare, e per citare solamente alcuni degli episodi più clamorosi, alla multa elevata ad Osimo (Ancona) a carico di un automobilista “pizzicato” perché, secondo l’apparecchiatura, viaggiava al volante della sua utilitaria alla eccezionale velocità di 703 km/h, oppure al conducente di un Fiat Fiorino (veicolo robusto e versatile, tuttavia non certo un… fulmine di guerra quanto a doti velocistiche: in ogni caso, si presume sempre la buona fede dell’utente, quindi è presumibile che la vettura procedesse nel rispetto dei limiti) “beccato” a gennaio 2021 da una postazione collocata ad Este (Padova) mentre filava – è il caso di dirlo! – a 983 km/h (come dire… 893 km/h oltre il consentito dalla strada sulla quale stava procedendo). E che dire dell’automobilista che, in provincia di Padova, si è visto recapitare ben quattro multe in quattro minuti da diversi autovelox?

Situazioni-limite, d’accordo, da cui si deduce, se ancora ce ne fosse bisogno, che non sempre gli autovelox sono infallibili. Ciò su cui si punta l’attenzione, è in ogni caso il fatto che troppo spesso i sistemi di rilevazione a distanza della velocità dei veicoli non vengono installati esclusivamente per multare (come è giusto che sia) i trasgressori, quanto per aumentare le entrate delle amministrazioni locali. Altrimenti non ci si spiega come mai in Italia vantiamo il numero più elevato di autovelox installati a livello europeo: ben 8.000 lungo l’intera Penisola, come dire il doppio rispetto ai 4.000 che sono presenti nel Regno Unito, più del doppio in rapporto ai 3.800 della Germania, e ben più di tre volte il numero di quelli (2.400) presenti in Francia.

Rapporti dettagliati: qualcosa si muove?

Numeri, cifre e stime sono quelli fin qui elencati. Si tratta, come in effetti fa notare lo stesso Baldelli, di valutazioni, proprio perché una delle prescrizioni (giuste) purtroppo più inattese da parte degli enti locali consiste nell’obbligo di inviare al Governo, il 31 maggio di ogni anno, una dettagliata relazione che indichi gli introiti di tutte le multe elevate ed il relativo impiego. Un obbligo peraltro disciplinato dal legislatore.

A conferma di quanto reso noto in tempi recenti, tuttavia, sembra che qualcosa si muova in questo senso: dopo quasi dodici anni di attesa, il Governo è atteso al varo – entro i primi mesi del 2022 – del nuovo decreto di regolamentazione sull’utilizzo degli autovelox, come rende noto il viceministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Alessandro Morelli in risposta ad una interrogazione presentata dallo stesso Simone Baldelli: si provvederà, cioè, ad “Una dettagliata disciplina finalizzata a garantire il rispetto dei limiti di velocità basata sulla propedeutica verifica, da parte degli enti gestori stradali, dell’adeguatezza dei limiti di velocità imposti quale condizione necessaria per poter installare gli autovelox”.

La palla passa, quindi, al Governo: mentre si fa conto sul fatto che la nuova normativa possa ridurre la cattiva abitudine, di alcune amministrazioni locali, “Di utilizzare in modo distorto questi strumenti, che dovrebbero servire più alla sicurezza stradale che a procurare aumenti alle entrate”, come commenta Baldelli, si spera che una volta per tutte si riesca a fare chiarezza nell’intricata “giunga” tutta italiana delle multe.

Ultime notizie su Notizie

Tutto su Notizie →