Mini John Cooper Works GP: la prova su strada

La MINI GP riporta in vita la filosofia delle piccole bombe anni 80 e la eleva all’ennesima potenza, non è perfetta ma è unica.

Erano gli anni ‘80 quando auto come la Fiat Uno Turbo I.E., la Renault 5 GT Turbo, e la Peugeot 205 GTI 1.9, facevano sognare i ragazzi e impallidire i genitori per via di un rapporto peso/potenza importante e di prestazioni non proprio alla portata di tutti. Oggi i tempi sono cambiati, si va verso l’elettrico puro, c’è maggiore sicurezza dinamica, ma alla Mini hanno pensato che non è il caso di rinunciare alle emozioni che solo una piccola “bomba” sa offrire, per cui ecco che hanno tirato fuori dal cilindro la cattivissima, incredibile, John Cooper Works GP!

Esterni: sportiva, sportiva e ancora sportiva

Le sue intenzioni sono chiare da subito, nessun filtro, nessuna concessione all’understatement con quell’ala da deltaplano, il doppio scarico centrale ed i passaruota in fibra di carbonio sporgenti, c’è poco da nascondere, poi il rosso presente sul frontale è come un rossetto di quelli forti messo in risalto, volutamente, in una fotografia lasciata in bianco e nero. La GP è sfacciata, irriverente, spavalda, ma ci piace così, perché urla tutto il suo potenziale, come farebbe una piccola “bomba” degli anni ‘80. Ah dimenticavo, ci sono anche dei cerchi leggerissimi da 18 pollici con gomme semi slick, come a dire: “andiamo in pista”?

Interni: spariscono i sedili posteriori e la retrocamera

Vuoi la retrocamera per le manovre? Non c’è. L’impianto audio griffato? Nemmeno. Magari vorresti avere i sedili posteriori per portare a spasso gli amici? Niente da fare, sulla Mini GP si viaggia in due, al loro posto è stata sistemata una barra che va ad irrigidire la scocca ed è stata verniciata di rosso, riprendendo il colore delle cinture di sicurezza.

Ma se tutto questo non fosse sufficiente per comprenderne l’unicità, ecco che ci sono le leve del cambio in alluminio realizzate dal pieno, e dei particolari costruiti mediante la stampante 3D; inoltre, di fronte al passeggero c’è anche il numero dell’esemplare in questione, perché si tratta di un’auto prodotta in serie limitata, e in Italia ne arriveranno solamente 150. In tutto questo testosterone i sedili sportivi sorprendono perché avvolgono ma non stringono. Comunque, per i “comodoni” niente paura: c’è sempre il pacchetto comfort che, per 3.000 euro, offre il navigatore plus, il clima bi-zona, il bracciolo centrale, ed i sedili riscaldati.

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Al volante: ha una dinamica tutta da scoprire e da gestire

Se monti il motore della BMW M135i su una Mini la trasformi in una vettura della Marvel, e l’effetto Hulk si esprime attraverso un’accelerazione da 0 a 100 km/h bruciata in 5,2 secondi, e mediante una velocità massima di 265 km/h. Chiaramente, con queste prestazioni va da sé che l’assetto sia il più possibile aderente alla strada e, magari, alla pista. Secondo me potrebbe tranquillamente mettersi in concorrenza con quello di un’Alfa Romeo 4C, infatti è stato irrigidito del 20% e bisogna considerare anche che la GP è più bassa di 10 mm rispetto al JCW.

A rendere la scheda tecnica ancora più interessante troviamo un angolo di camber maggiorato ed un differenziale Torsen al 31%. In questo modo il rollio è un concetto che non le appartiene, così come il sottosterzo, per cui in curva si arriva veloci e sicuri di avere un inserimento al millimetro. L’unico aspetto di cui tenere conto è che la potenza è mostruosa per una “piccola”, per cui 306 CV e 480 Nm di coppia massima, 450 Nm in prima e seconda marcia, generano reazioni al volante importanti, quindi il consiglio è di lavorare sui bicipiti in modo da tenerlo fermo per non sporcare le traiettorie.

Ovviamente, si tratta di un comportamento similare a quello di tutte le trazioni anteriori dotate di un differenziale meccanico, per cui bisogna solamente abituarsi, poi tutto viene naturale, perché la Mini GP non è un mostro che vuole divorarti e te lo fa capire anche attraverso l’impianto frenante con dischi da 360 mm di diametro. Però attenzione a non pestare troppo il pedale del freno, perché il retrotreno è scarico, e il posteriore potrebbe ondeggiare in ingresso curva, poco male, se siete abituati a questo comportamento, tipico delle sportive potenti a passo corto, potete sfruttarlo per scegliere la traiettoria ideale, altrimenti sentirete un brivido lungo la schiena.

Ma a quel punto, o siete in pista e state operando in sicurezza, per cui dopo qualche staccata comprenderete come gestire la situazione, o siete su strada e avete esagerato, nel secondo caso avrete fatto male i calcoli. D’altra parte, questa vettura è quanto di più vicino ci possa essere ad una Mini Challenge, è pensata per essere guidata e vi asseconderà in ogni modo, ma sarà sincera con voi, per cui dovrete esserlo altrettanto, valutando i vostri limiti prima di esplorarne le straordinarie prestazioni.

Nella sua dinamica conturbante, unica nel suo genere, frutto di un mix affascinante tra motore inesauribile, assetto senza filtri, e immediatezza nelle risposte alle sollecitazioni, gli unici nei emersi sono rappresentati da un piccolo vuoto al centro del volante, che però rende più amichevole la “belva” nei momenti delicati; e dalla velocità del cambio Aisin ad 8 rapporti in scalata quando si opera in manuale.

Il discorso relativo al cambio muta quando si lascia in automatico, perché diventa maledettamente veloce. Certo che su un’auto del genere ci starebbe la possibilità di avere, anche in opzione, una trasmissione manuale, ma è chiaro che nel 2021, e con 306 CV da gestire, è comprensibile la decisione di affidarsi ad un cambio automatico che in certi frangenti aiuta a rendere la guida meno complicata.

Prezzo: 45.900 euro per un’auto unica

Saranno solamente 150 le MINI GP destinate all’Italia, mentre nel mondo ne verranno venduti 3.000 esemplari; quindi, in ottica futura, i 45.900 euro del suo listino potrebbero rappresentare una sorta d’investimento, ma sarebbe un delitto confinarla in garage e non godersela sulle strade di montagna o, meglio ancora, in pista…

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