L'ultimo difensore di Lancia, Jeremy Clarkson: "Il marchio non può chiudere"
Clarkson avverte sulla possibile chiusura di Lancia: tra storia, innovazione e mercato, il futuro di Ypsilon e la nuova Gamma dividono opinioni sul valore del marchio
La possibile uscita di scena di Lancia dal panorama automobilistico mondiale è stata paragonata da Jeremy Clarkson a una provocazione estrema: “demolire il Colosseo per fare una rotatoria”. Un’immagine forte, che racchiude la drammaticità di una questione che va ben oltre i meri aspetti finanziari o commerciali. Il celebre opinionista britannico ha sollevato un tema che tocca il cuore dell’identità italiana e la memoria collettiva di un intero settore: quanto può essere sacrificata una casa automobilistica storica in nome del bilancio? Il caso della storica azienda torinese, oggi ridotta quasi esclusivamente alla produzione della Ypsilon e in attesa del rilancio promesso dalla nuova Gamma, non offre risposte semplici.
La riflessione di Clarkson nasce dalla consapevolezza che, in Italia, le automobili sono molto più di semplici strumenti di trasporto. Sono simboli viventi di identità nazionale, ma anche testimoni di una innovazione tecnica che ha lasciato il segno nella storia dell’automobilismo mondiale. Nel corso dei decenni, Lancia ha rivoluzionato il settore introducendo soluzioni come la sospensione anteriore indipendente, il motore V6, il cambio a cinque marce e il telaio monoscocca. Il suo catalogo racconta oltre un secolo di eccellenza ingegneristica, grazie a modelli leggendari come la Delta Integrale, la 037 e la mitica Stratos, ma anche attraverso vetture meno note al grande pubblico che hanno comunque contribuito a costruire il mito del marchio.
Il contesto è cambiato
Oggi, però, il contesto è profondamente cambiato. Lancia è controllata da Stellantis e il suo raggio d’azione si è ristretto principalmente al mercato italiano, con volumi di vendita ormai marginali rispetto ai fasti del passato. Le strategie del gruppo multinazionale, focalizzate su razionalizzazione e concentrazione delle risorse, si scontrano con le argomentazioni di chi vorrebbe preservare il marchio a tutti i costi. Si tratta di un vero e proprio conflitto tra la memoria collettiva e le esigenze di redditività, un dilemma che caratterizza l’intero settore automotive in questa delicata fase di transizione energetica.
Non è solo l’Italia a confrontarsi con queste dinamiche. Clarkson non risparmia critiche nemmeno al Regno Unito, accusato di aver già sacrificato marchi storici sull’altare dell’efficienza economica. La sua denuncia richiama l’attenzione su un punto spesso sottovalutato: la scomparsa di una casa automobilistica non è solo una questione di mercato, ma una perdita culturale e identitaria. Gli appassionati e i collezionisti, da parte loro, sottolineano come la continuità del marchio sia essenziale per mantenere vivo il valore storico e la tradizione tecnica che ha reso celebri modelli come la Integrale e la Stratos.
Tuttavia, le ragioni opposte non sono prive di logica. In un mercato dominato dall’imperativo dell’elettrificazione e dalle economie di scala, mantenere piattaforme e identità distinte comporta costi notevoli. Ma è altrettanto vero che preservare una marca gloriosa come Lancia potrebbe rafforzare l’immagine di Stellantis nel suo complesso, consolidando il legame con mercati strategici come quello italiano, dove il marchio gode ancora di un affetto radicato e trasversale.
Il futuro preoccupa
La promessa della nuova Gamma si trova così sospesa tra due scenari. Da una parte, il sogno di un vero rilancio che possa restituire energia e visibilità a una tradizione centenaria, alimentando la passione degli estimatori e delle nuove generazioni. Dall’altra, il rischio concreto di una dismissione che alimenterebbe il dibattito ben oltre i confini economici, sollevando interrogativi profondi sulla tutela del patrimonio industriale e culturale.
La domanda posta da Jeremy Clarkson torna così prepotentemente al centro: come si può conciliare la necessaria innovazione industriale con la salvaguardia di un patrimonio automobilistico unico? La risposta che Stellantis sceglierà di dare avrà ripercussioni che andranno ben oltre i semplici numeri dei bilanci. Decidere se privilegiare la storia e il valore culturale di Lancia o cedere alle pressioni del mercato globale significherà scrivere una nuova pagina, non solo per l’azienda, ma per l’intero settore automotive italiano e internazionale.